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I ricordi del futuro

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Quando parliamo di memoria ci riferiamo generalmente al ricordo di esperienze passate. In realtà, i nostri ricordi possono riguardare anche avvenimenti futuri relativi alla nostra immaginazione e alle aspettative che ci creiamo rispetto al domani. Ma qual è la funzione di questa tipologia di ricordi? E perché tendiamo a ricordarne soltanto una parte?

Prima di provare a rispondere a queste domande cerchiamo di ripensare a quante volte ci è capitato di dire, o ascoltare, frasi simili a quelle che riporto qui di seguito: “Questa è la casa in cui ho sempre desiderato vivere“; “Il lavoro che ho sempre voluto fare era ben diverso da questo“; “Ricordo ancora oggi come sognavo che fosse il giorno del mio matrimonio“; “Aspettavo questo momento da tempo ed è esattamente come lo avevo immaginato“.

Le frasi riportate rappresentano alcuni esempi di fantasie legate a ipotetici scenari futuri che ognuno di noi potrebbe ricordare esattamente come se si trattasse di avvenimenti passati realmente accaduti.

Ciò che hanno in comune queste frasi è la valenza positiva delle situazioni immaginate. Si tratta, infatti, di situazioni accompagnate prevalentemente da una percezione di felicità, allegria e serenità, dove non c’è posto per l’ansia o la tristezza. E proprio per questo motivo, il più delle volte vanno a scontrarsi con quella che è l’effettiva realtà.

I cosiddetti “remembered futures” sono da tempo al centro dell’interesse degli scienziati cognitivi, che nel corso degli anni li hanno studiati nel tentativo di scoprirne peculiarità e possibili effetti.

Si sa, ad esempio, che immaginare un evento futuro che si verficherà a breve può migliorare il nostro comportamento in termini di pianificazione e prestazione, in quanto ci consentirà di preparare le possibili reazioni, aumentando il controllo sulla situazione, e riducendo la risposta di stress.

Tuttavia, quando si parla di ricordi riferiti al futuro, i principali dubbi riguardano il meccanismo mediante il quale tendiamo a ricordare prevalentemente previsioni positive del domani, e quali siano le conseguenze che derivano da tale processo.

La risposta a questi interrogativi ci viene fornita da un recente studio pubblicato sulla rivista Psychological Science.

La ricerca, condotta da un team di psicologi della Harvard University guidato da Karl K. Szpunar, è stata realizzata mediante la creazione di un nuovo metodo utile a generare delle simulazioni su eventi futuri immaginati dalle persone, al fine di studiare le caratteristiche e la persistenza in memoria dei ricordi associati a tali eventi.

All’inizio dell’esperimento i ricercatori hanno raccolto e registrato alcuni dettagli biografici ricordati dal gruppo di partecipanti alla ricerca (48 studenti dell’Università di Boston). La procedura prevedeva che ogni partecipante descrivesse una serie di 110 ricordi relativi a momenti reali verificatesi negli ultimi 10 anni della propria vita, con una durata non superiore a un giorno. Si trattava quindi di eventi specifici rispetto ai quali i partecipanti dovevano fornire i seguenti dettagli: una persona che fosse coinvolta in quella situazione insieme a loro, il luogo dove l’evento si era verificato, e un oggetto saliente che era presente durante il verificarsi dell’evento stesso. Ogni singolo dettaglio poteva essere menzionato soltanto una volta nei 110 ricordi; di conseguenza i partecipanti arrivarono a formulare 110 nomi di persone familiari (estratti dalla lista di amici di Facebook), 110 nomi di luoghi familiari, e 110 oggetti familiari.

Raccolti i dettagli forniti dai partecipanti, i ricercatori hanno quindi provveduto a metterli insieme combinandoli fra loro in maniera casuale. Le combinazioni aleatorie create sono state quindi presentate ai partecipanti, accompagnate dalla richiesta di immaginare alcune possibili situazioni future e di valutarle in base ai seguenti criteri:

– valenza (1 = molto negativo; 5 = molto positivo)
– attivazione psico-fisica (1 = molto alta; 5 = molto bassa)
– livello di dettaglio (1 = pochi dettagli; 5 = molti dettagli)

L’obiettivo era quello di verificare quali tra queste caratteristiche contribuissero ad aumentare il consolidamento in memoria del ricordo associato alla situazione ipotizzata. A tal scopo  vennero somministrati dei test in cui veniva chiesto ai partecipanti di ricordare la situazione immaginata, fornendogli però soltanto due dei tre dettagli che la caratterizzavano. I test furono effettuati 10 minuti dopo la creazione del ricordo e nel giorno successivo alla sperimentazione.

A puro scopo esemplificativo riporto nella seguente tabella un esempio che ho elaborato al fine di riassumere le principali fasi dell’esperimento:

I risultati ottenuti furono particolarmente interessanti: nei 10 minuti successivi all’esperimento i partecipanti riuscivano a ricordare senza particolari problemi i dettagli delle situazioni immaginate. Nel giorno seguente, invece, i dettagli relativi alle situazioni a valenza negativa venivano riportati alla memoria con maggiore difficoltà rispetto a quanto avveniva nel caso di situazioni a valenza positiva o neutra.

La presente ricerca dimostra in maniera evidente la facilità con cui ciascuno di noi tende  a dimenticare, col trascorrere del tempo, i ricordi negativi associati a ipotetiche situazioni future. Ciò sembrerebbe spiegare quindi il motivo per cui la maggior parte delle persone prevale una visione rosea e idealizzata del domani.

Le conseguenze di questo processo sono molteplici. Da un lato il maggior consolidamento in memoria di previsioni future a valenza positiva potrebbe creare delle aspettative eccessivamente ottimistiche; dall’altro potrebbe aiutare l’individuo a preservare il proprio benessere psicologico. È opportuno ricordare, ad esempio, che tra le principali conseguenze della depressione e di altre tipologie di disturbi dell’umore troviamo la tendenza a ricordare e a immaginare con maggiore persistenza eventi negativi, siano essi legati al passato o al futuro.

Tenendo comunque in considerazione la funzione adattiva dei ricordi associati a eventi che ci hanno particolarmente scosso (come ho avuto modo di scrivere in un precedente articolo), e l’utilità di immaginare possibili scenari negativi, al fine di prepararci al meglio per poterli affrontare, è pur vero che la tendenza a ricordare più facilmente eventi positivi, accaduti o immaginati, ci consente di avere un approccio più sereno a quella che è la nostra quotidianità. E poco importa se il futuro sarà un po’ meno roseo di quello che avevamo immaginato: si tratterà sempre e comunque di un semplice ricordo.

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Riferimenti bibliografici:

Szpunar, K. K.,  Addis, D. R., Schacter, D. L. (2012). Memory for Emotional Simulations: Remembering a Rosy Future. Psychological Science, 23 (1), 24-29.

 

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