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Ci incontriamo su facebook

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“Ci incontriamo su facebook”, ormai è la frase che, più di altre, da un po’ di anni a questa parte ha sostituito quella classica: “Ci vediamo al bar per un caffè”, ed il caffè è effettivamente l’unica cosa che facebook non può offrire, a parte il contatto fisico.

Nell’estate del 2008 questo network è entrato a far parte del linguaggio italiano in maniera prepotente e dilagante, (solo nell’ agosto dello stesso anno si sono registrate oltre un milione e trecentomila visite). Oggi il sito conta milioni di utenti in tutto il mondo, incoronandosi il social network più quotato ed in del momento. Ti ho taggato”, “mi hai letto in bacheca?”, oppure “ti ho aggiunto tra i miei amici”, sono alcuni termini utilizzati dagli utenti di facebook per comunicare. Ormai questo modo di parlare e di fare “amicizia” è conosciuto anche dai non iscritti (pochi, a dire il vero), e anche dalla fascia d’età più adulta. Non avere un account su facebook è ormai considerato anomalo: giovani e meno giovani aggiungono foto, condividono stati d’animo, eventi della propria quotidianità, commenti sul proprio capo, ritrovano compagni delle elementari, stringono contatti con persone conosciute e non, pubblicizzano le proprie attività lavorative, etc… Si curiosa, così, tra foto, interazioni e profili altrui… I rischi delle potenzialità di questo social network sono enormi, si sente parlare spesso, ad esempio, di false identità e difendere la propria privacy è diventato molto difficile.                                                                                                              

Ho letto che molti psicologi associano facebook alla dipendenza da internet (qualcuno l’ha definita “dipendenza da amici”), alla solitudine e alla chiusura in un mondo ideale ed ovattato, e forse se vogliamo generalizzare questo è ciò che effettivamente si valuta; ma visto da un’altra angolatura, questo strumento in alcuni casi può addirittura aiutare a vincere la solitudine e l’introversione, anche perché chi “frequenta” facebook è sicuramente più un estroverso che altro, la tendenza all’esibizionismo, infatti, è molto forte. Non voglio etichettare comportamenti né menzionare tratti di personalità, quindi, ma posso sollevare delle riflessioni da condividere.

Cosa c’è dietro questo bisogno di condivisione? Quello che mi colpisce è l’immediatezza e la velocità che si tende a cercare, come se dietro il voler far vedere subito delle foto o far leggere cosa si sta facendo in un determinato momento e farlo sapere a “tutti”, ci sia un’urgenza mai manifestata prima. Oppure, il non pensare minimente alla privacy violata (“il paradosso della privacy” come è stata definita da Stagliano) come se intervenisse una deresponsabilizzazione del gruppo “lo fanno tutti e allora non ci sarà niente di male se lo faccio anch’io, cosa potrà mai avvenire di così grave?”. La deresponsabilizzazione del gruppo è un fenomeno di solito associato al mondo adolescenziale ma in questo caso è interessante vedere come invece invade anche fasce d’età considerate adulte.

Un altro aspetto è quello di “accettare” in maniera compulsiva quanti più amici possibile, anche persone con le quali non ci si scambierà mai nessuna idea; quanto è importante, allora, l’apparenza e far vedere quanti amici si hanno? Diventa un modo per testare la propria popolarità? Un’altra tematica è legata al voyerismo: l’occhio del “grande fratello” aperto su milioni di finestre spalancate porta a stimolare la curiosità e la voglia di spiare, atteggiamento che si è sempre tenuto a bada, ma che con facebook si è legittimati a manifestare.

Queste sono alcune riflessioni fatte nel momento in cui mi sono addentrata in questo mondo, ma ci sono tante altre mille sfaccettature legate a questo fenomeno da valutare e discutere insieme.

 

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