Quando parliamo di immigrati di solito tendiamo a generalizzare pensando ad una specifica tipologia di immigrato, ma è importante ricordare che gli immigrati, venendo da paesi diversi, hanno culture diverse, parlano lingue diverse, seguono religioni diverse e soprattutto hanno un vissuto diverso.
C’è chi , ad esempio, arriva da paesi dell’est e ha alle spalle un vissuto familiare particolare per cui ha deciso di lasciare il proprio paese, chi, invece, viene dall’Africa, dove ha dovuto affrontare viaggi pericolosi vivendo momenti di notevole sofferenza per sperare in una vita migliore.
Dunque ogni famiglia immigrata è una famiglia a sé, ha il suo vissuto personale e le sue motivazioni che hanno spinto all’immigrazione. Qualche volta partono prima uno dei due genitori, o entrambi e poi, dopo un po’ di tempo, vengono raggiunti dai figli. Questo vuol dire vivere mesi e a volte anche anni senza vedere i propri genitori.
Le famiglie si ricongiungono poi con il tempo, il ricongiungimento, seppure è un momento di felicità, provoca spesso un forte disagio.
Dopo anni di separazione, devono affrontare le difficoltà legate alla ripresa della vita di coppia e familiare e a quelle di inserimento sociale.
I servizi spesso progettano interventi rivolti a singoli piuttosto che ad aggregazioni familiari.
Il trauma dell’immigrazione produce lacerazione psicologica, emotiva e culturale, e direttamente o indirettamente riguarda tutti i componenti della famiglia, siano essi adulti, adolescenti o bambini.
L’immigrato, soprattutto inizialmente, si sente impotente, perché non conoscendo ancora il nuovo paese deve ripartire da zero. Se ad esempio ha una laurea, difficilmente si potrà inserire lavorativamente nel nuovo paese usando il suo titolo di studi. Imparerà che sarà più facile lavorare facendo altri tipi di lavoro, come ad esempio la badante.
È come se si azzerassero le competenze professionali pregresse.
Tutto questo rende sicuramente più difficile l’inserimento e la vita dell’immigrato, che spera di tornare nel proprio paese il più presto possibile.
Quando ad immigrare sono bambini piccoli, capita il più delle volte che crescendo in un altro paese si identifichino molto con il nuovo modo di essere, la nuova cultura di appartenenza, sia con l’abbigliamento, che con il mangiare o con la religione e lo stile di vita. Spesso è difficile per i genitori immigrati accettare questo cambiamento dei loro figli.
E’ importante che i genitori non considerino in toto i modelli culturali della nuova società negativamente o come incompatibili con i propri, ma si aprano a un confronto e a un dialogo autentici con i valori della società di immigrazione.
Del resto è importante che chi accoglie gli immigrati nel proprio paese debba considerare i vissuti individuali e familiari degli immigrati aiutandoli ad inserirsi nella nuova società, prestando attenzione sia agli individui che a tutto il contesto familiare.




















