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Leadership e gruppi: la chiave del successo

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Per leadership si suole intendere quel processo mediante il quale una persona (leader) guida i membri del gruppo verso la formulazione e il conseguimento di determinati obiettivi attraverso la messa in atto di azioni specifiche. Ma quali sono le caratteristiche che contraddistinguono un leader? In che modo un singolo individuo può guidare un gruppo di persone verso il raggiungimento di mete condivise?

In accordo con quanto sostenuto da Turner (1991), il leader gioca un ruolo fondamentale nel dirigere le attività di un gruppo, nel mantenimento delle sue tradizioni e nell’assicurare il raggiungimento dei suoi obiettivi. Il processo di leadership si basa sui meccanismi dell’influenza sociale, tanto che secondo Brown (1989) il leader è quel soggetto che in un gruppo influenza gli altri membri più di quanto ne sia egli stesso influenzato.

Diversi studiosi nel corso degli tempo hanno tentato di spiegare il fenomeno della leadership, focalizzando l’attenzione sui fattori che determinerebbero l’efficacia del leader. In tal senso è possibile distinguere tre principali approcci teorici: l’approccio personalistico basato sulla teoria della grande persona, l’approccio situazionale e l’approccio interazionista, incentrato sulla teoria della contingenza.

La teoria della grande persona si focalizza su quei tratti di personalità che renderebbero un individuo maggiormanete adatto rispetto agli altri per ricoprire posizioni di potere. Tuttavia, le ricerche che nel corso degli anni hanno tentato di supportare questa teoria, hanno generato risultati modesti e limitati. In generale si può dire che i le caratteristiche di personalità associate maggiormente al leader sono intelligenza, sicurezza di sè, controllo, tolleranza allo stress, e motivazione al successo. L’insieme di queste caratteristiche costituisce il cosiddetto carisma che distinguerebbe il leader dagli altri membri del gruppo.

Secondo l’approccio situazionale, invece, il ruolo di leader dipende dalle richieste funzionali della situazione. Secondo quanto sostenuto da Bales (1950), infatti, la leadership è il prodotto della situazione. In funzione di ciò il leader più efficiente in una determinata situazione risulterà essere l’individuo meglio attrezzato per guidare il gruppo verso il raggiungimento dei propri obiettivi, mentre in un altro contesto o in un momento diverso è possibile che sia qualcun altro il leader dello stesso gruppo.

L’approccio interazionista anzichè incentrarsi esclusivamente sulle caratteristiche personali del leader o sui fattori situazionali ne indaga la relazione. Secondo la teoria della contingenza elaborata da Fiedler (1965) l’efficacia della leadership è il risultato dell’interazione tra le caratteristiche personali del leader e quelle del contesto in cui si trova a operare.

Un elemento senza dubbio fondamentale per assicurare una leadership efficace è il tipo di comportamento messo in atto dal leader nel guidare le azioni del gruppo di riferimento. L’efficienza e lo stato d’animo del gruppo, infatti, risultano essere strettamente connessi al modo in cui il leader esercita la sua funzione di comando, e al tipo di clima sociale che riesce a ricreare all’interno del gruppo stesso. Sulla base di queste convinzioni, Lewin, Lippit e White (1939) portarono avanti una serie di esperimenti per comprendere le conseguenze dell’adozione di diversi stili di leadership sui membri del gruppo, e per verificare e quali tra essi risultasse infine più funzionale al gruppo in termini di produttività, gradimento e aggressività, evidenziando tre specifici stili di leadership:

  1.  autocratico→ organizza le attività del gruppo, stabilendo i metodi di lavoro e assegnando i singoli compiti. Commenta generalmente il lavoro svolto senza prendervi parte.
  2.  democratico→ favorisce la partecipazione all’interno del gruppo, discutendo con loro le attività da svolgere e i metodi di lavoro, consentendo a ciascuno di scegliere i propri compagni di lavoro. Cerca di essere un vero e proprio membro del gruppo.
  3.  permissivo→ lascia al gurppo la possibilità di agire in piena libertà, intervenendo solo se interpellato.

I risultati emersi hanno dimostrato in linea generale come lo stile di leadership democratico risulti essere quello più indicato in funzione ai livelli di produttività, gradimento e aggressività manifestati dai partecipanti agli esperimenti. A prescindere dagli stili di leadership appena descritti, è comunque possibile varie tipologie di leadership anche in base al ruolo che il leader riveste all’interno del gruppo. In tal senso, Bales (1950) ha distinto tra:

  • lo specialista nel compito, che tende a partecipare in maniera maggiore all’attività del gruppo, e viene ritenuto come quello maggiormente in grado di aiutare il gruppo per eseguire il compito attuale;
  • lo specialista socio-emozionale, che si concentra prevalentemente sui sentimenti e sulle opinioni degli altri membri del gruppo, dando grande rilevanza agli aspetti motivazionali.

 

Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno tentato di ridare nuova vita al concetto di carisma evidenziandone l’importanza che riveste per una leadership di successo. Tuttavia, in questo nuovo approccio il carisma non viene più considerato nella sua accezione convenzionale, ossia come tratto di personalità, bensì come una caratteristica derivante dalla relazione che si instaura tra il leader e gli altri membri del gruppo. Sulla scia di queste ricerche, Bass (1985) ha sottolineato la differenza tra leadership trasformazonale e leadership transazionale, spostando di fatto il focus sul processo di leadership. La prima è quella tipologia di leadership mediante cui il leader motiva e spinge i propri seguaci a compiere uno sforzo in più per raggiungere gli obiettivi prestabiliti e condivisi. La seconda, invece, è una tipologia di leadership in cui il leader risulta essere molto più reattivo, intervenendo prevalentemente nel momento in cui si manifesta un problema.Come sostenuto da Bass, la leadership trasformazionale, per i comportamenti che la caratterizzano, può favorire un potenziale aumento della performance del gruppo in tutte le situazioni, e in particolar modo in quelle caratterizzate da instabilità e cambiamento. Un aspetto particolarmente interessante quando si parla di leadership riguarda il processo decisionale attraverso cui il leader determina le azioni e gli obiettivi del gruppo. A tal proposito, Vroom e Yetton (1973) all’interno del loro modello della contingenza descrivono questo processo di decision making illustrando 5 possibili alternative (caratterizzate da differenti gradi di partecipazione e  di consultazione del gruppo) tra cui il leader può scegliere per giungere a decisioni efficaci:

  1.  decidere autonomamente senza consultare nessuno
  2. ottenere qualche idea e informazioni da parte del gruppo, continuando però a decidere in piena autonomia
  3. condividere il problema con gli altri, dando spazio ai loro suggerimenti ma continuando a prendere la decisione in autonomia
  4.  riconoscere l’utilità dei suggerimenti provenienti dagli altri membri del gruppo, scegliendo se accettarli o meno
  5. favorire la partecipazione e la piena condivisione del problema nella speranza di giungere a una soluzione collettiva consensuale

Ovviamente, i due autori precisano che la scelta tra queste alternative dipende dalla natura del compito e dalle caratteristiche del leader.

Anche il processo per mezzo del quale il leader aquisisce influenza all’interno del gruppo indirizzandone il comportamento, è un aspetto molto importante. La legittimazione del leader dipende infatti da diversi fattori.Un primo elemento da considerare è il modo in cui il leader raggiunge la sua posizione di comando: è stato eletto dal gruppo, o è stato investito di tale potere da un’autorità esterna? In tal senso si suole anche distinguere tra leadership formale e informale, oltre che tra leadership diretta e indiretta. Hollander ritiene che un leader eletto dal gruppo goda di una legittimità superiore rispetto a uno proveniente dall’esterno. Anche l’identificazione iniziale con le norme del gruppo è molto importante, in quanto aumenta il livello di credibilità del leader, così come anche la competenza manifestata nei riguardi del compito.Infine, è estremamente importante che il leader sia in grado di identificarsi con gli ideali, i valori e le aspirazioni del gruppo, perchè solo così riuscirà a godere della piena fiducia da parte del gruppo di riferimento.

La leadership rappresenta, dunque, un aspetto fondamentale per qualsiasi gruppo, in quanto consente di unire e indirizzare le risorse, le motivazioni e le individualità di ogni singolo individuo verso il raggiungimento di obiettivi comuni e socialmente condivisi, anche attraverso performance fuori dalla norma. L’importanza che riveste la figura del leader nel garantire il successo al gruppo è ben sintetizzata dalle parole di Plutarco, che riferendosi a Giulio Cesare scriveva: “i nemici avrebbero avuto la vittoria se avessero avuto chi sa vincere“.

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Riferimenti bibliografici:

Lewin, K., Lippitt, R., White, R.(1939). Patterns of aggressive behavior in experimentally created social climates. Journal of Social Psychology, 10, 271-301.

Bass, B.M. (1990). From transactional to trasformational leadership: Learning to share vision. Organizational Dynamics, 18, 19-31.

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