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A proposito di adozione

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Con la legge, 149 del 2001 la coppia non presenta più al Tribunale per i Minorenni la domanda di adozione, ma la dichiarazione di disponibilità a dimostrare che la motivazione principale deve essere quella di accogliere e dare una famiglia ad un bambino abbandonato che spesso ha subito maltrattamenti e abusi.

Unica e sola motivazione che consente di potere affrontare in maniera efficace la genitorialità adottiva, è questa : Ogni bambino deve poter avere una famiglia che si prenda cura di lui. E’ una genitorialità particolarmente difficile per due motivi diversi. In primo luogo perché i bambini adottati sono bambini che hanno subito maltrattamenti estremi perché si sia arrivati a quella decisione definitiva che è mettere un bambino in stato di adottabilità. Bambini che spesso hanno subito un trauma molto forte, quello dell’abbandono e della separazione dalle figure di attaccamento, dalla famiglia, dal paese d’origine. Bambini che prima di essere accolti da una nuova famiglia, hanno vissuto un periodo più o meno lungo di solitudine ed isolamento affettivo a causa di un’istituzionalizzazione, in paesi in cui non di rado gli istituti sono in condizioni terribili. Inoltre, la scelta di una coppia di adottare un bambino, avviene spesso in una fase di particolare vulnerabilità della stessa: quando il lutto per non avere generato naturalmente un figlio è ancora vivo e forse non del tutto elaborato. Non di rado accade che, all’inizio dell’iter, la coppia pensi al figlio adottivo come ad un “sostituto” del figlio che non ha potuto avere, senza pensare, o negando, che un bambino in stato di adozione sia un bambino che ha già una sua storia alle spalle, spesso costellata da eventi traumatici. La difficoltà maggiore è quella di vedere, ancor prima di accettare, che ci sono delle differenze enormi tra il bambino che la coppia immaginava e sperava di avere, e il bambino che effettivamente è andata ad adottare.

Se il passaggio dalla rappresentazione alla relazione col bambino reale è già un momento critico nella formazione della genitorialità biologica, è ancor più evidente (e spesso più difficile da superare) nella genitorialità adottiva. L’impatto di questo problema riguarda molti aspetti del bambino e, soprattutto, della relazione che egli ha con i genitori adottivi. La mancata differenziazione tra bambino immaginato e bambino reale determina una serie di problematiche, che vengono già affrontate nella fase di informazione e sensibilizzazione e nello studio di coppia che precedono l’adozione, ma che spesso emergono evidenti nella fase post adottiva. Un problema caratteristico che riguarda questa specifica popolazione, è quello dell’età: per quanto dall’inizio del percorso adottivo al momento dell’incontro, grazie soprattutto ai corsi di formazione seguiti dalla coppia, la rappresentazione che i genitori hanno del bambino sia cambiata progressivamente e la coppia abbia immaginato un bambino sempre più grande, i bambini in stato di adottabilità, negli ultimi anni, sono sempre più grandi, con già una loro storia alle spalle.

Accettare l’età avanzata dei minori adottati, per i genitori è quasi sempre un problema. Vi è spesso una grossa difficoltà nel relazionarsi con il bambino reale: difficoltà che riguarda soprattutto il vedere, accettare, comprendere e rispondere ai segnali che il bambino manda. Ancora riguardo all’età, la mancata differenziazione tra bambino reale e bambino immaginato, si ha quando si cerca di confrontare il bambino adottato con altri bambini non adottati della stessa età. Tale confronto è difficile, riguarda canoni nostri e storie per lo più simili.

Quando si ha a che fare con bambini che hanno avuto storie di vita molto diverse, l’età anagrafica ha un significato abbastanza relativo: da una parte questi bambini spesso sono molto più “adulti”, sono dovuti crescere velocemente per far fronte alle circostanze che gli si presentavano, spesso hanno dovuto rendersi autonomi precocemente rispetto ai loro coetanei non adottati.

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