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L’adolescenza

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L’adolescenza è quel periodo di vita che va indicativamente dagli 11 ai 22 anni, caratterizzato da una serie di rivoluzioni e cambiamenti a livello fisico, morfologico, sessuale, cognitivo e sociale.

Questi molteplici e profondi stravolgimenti portano chiaramente una forte carica ansiogena che l’Io dell’adolescente interpreta come pericolosa per la propria integrità e contro la quale attua delle misure di difesa.

Secondo Grossman, le caratteristiche stesse del periodo adolescenziale porrebbero il ragazzo o la ragazza in questione di fronte a dei fattori di rischio. Oltre alle difficoltà stesse dello sviluppo, la quantità e la qualità di risorse personali, identificabili nella personalità e nel temperamento, e di quelle interpersonali (vedi il supporto famigliare e/o sociale). Per far fronte a queste difficoltà, l’Autore individua dei fattori di protezione che aumenterebbero la capacità di resilience, la capacità di “resistere agli urti”. Questi fattori sono, ancora una volta, da individuare a tre livelli. Personale, dove troviamo la stima di sé stessi o il locus of control (la tendenza ad attribuire gli eventi che accadono alla propria responsabilità o a cause esterne al di fuori del proprio controllo), familiare, come ad esempio una buona comunicazione tra genitori e figli che permetta di risolvere in maniera adattiva le normali conflittualità, e infine a livello socio-ambientale rappresentano dei buoni fattori di protezione l’avere una solida rete sociale e il confronto con diversi adulti significativi.

L’ingresso nella fase puberale è la manifestazione esterna più eclatante dell’inizio dell’adolescenza. I ragazzi e le ragazze la affrontano in maniera diversa, se per i primi sembra più preoccupante un ritardo nello sviluppo rispetto al proprio gruppo di pari, per le ragazze e invece più problematico andare incontro ad uno sviluppo precoce. Questo è spiegabile con il fatto che mentre per i ragazzi non ancora entrati in fase puberale il confronto con i coetanei è fonte di insicurezza e inquietudine, per le ragazze, è lo sviluppo precoce che porta con sé il rischio di essere trattate come giovani donne quando la maturazione emotiva e intellettiva è ancora lontana dall’essere raggiunta.

Con l’ingresso nella fase puberale, riprende anche lo sviluppo sessuale, l’adolescente esce dalla fase di latenza e la curiosità verso l’altro sesso è sempre più evidente. Anche qui, questi stimoli sono spesso vissuti con un forte senso di angoscia e di vergogna. Spesso gli adolescenti non riescono a ricevere le informazioni di cui hanno bisogno o non hanno affatto lo spazio per porre le domande che più li preoccupano riguardo la sfera sessuale. Secondo un’ottica psicoanalitica, inoltre, è questo il periodo in cui si ripresentano eventuali traumi o blocchi che fanno riferimento allo sviluppo psicosessuale dell’infanzia.

L’ingresso nell’adolescenza comporta anche un cambiamento intellettivo definito da Piaget come pensiero “ipotetico-deduttivo”. In pratica, a differenza del bambino, l’adolescente scopre man mano di essere in grado di raffigurarsi una situazione ipotetica e immaginare diverse situazioni alternative senza bisogno del dato reale. Questa possibilità di pensiero comporta la scoperta che tutto ciò che l’adolescente ha imparato fino a quel momento è criticabile e non necessariamente vero. In primo luogo, sono i genitori ad essere riconosciuti non più come onnipotenti e onniscienti, ma come passibili di errori. Se questa situazione pone le basi per una salutare separazione dal nucleo familiare e per la propria individuazione, genera ovviamente anche una forte dose di angoscia per la mancanza improvvisa di certe e punti di riferimento.

Tutte queste angosce e difficoltà sono talmente profonde che l’Io dell’adolescente non può affrontarle contemporaneamente e costantemente. Per questo lo sviluppo verso il diventare adulti è un processo non lineare, che comprende degli arresti e non procede in maniere omogenea su tutti i livelli della personalità.

Se si ha un adolescente in famiglia non bisogna allarmarsi quindi di fronte ai repentini cambiamenti dello stesso. Una regressione temporanea verso comportamenti più infantili, a volte magari anche bizzarri, è facilmente ricollegabile ad una momentanea esigenza di sottrarsi al compito della crescita. Come anche episodi di forte aggressività verbale o ostinati mutismi, sono esempi di strategie che l’adolescente mette in atto con i mezzi che ha a disposizione per riuscire nel difficile compito di individuare il proprio Sé senza isolarsi dal mondo.

Un atteggiamento attento a fornire sostegno e protezione senza essere invadenti, e contemporaneamente delle chiare e semplici linee guida dei comportamenti tollerati e non sono sicuramente una buona base per affrontare e insieme superare questa impegnativa fase di sviluppo dell’individuo.

 

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