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Aborto del primo trimestre evento stressogeno

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L’evento dell’aborto nella vita della donna giunge totalmente inaspettato; è un’evenienza che non può essere controllata e, come tutte le esperienze al di fuori del nostro controllo, psicologicamente intollerabile.

Un aborto spontaneo rappresenta un fattore particolarmente stressogeno e, per superare e alleviare la risposta emozionale allo stress, la persona deve mettere in atto una risposta adattativa per ritrovare equilibrio; quando ciò non avviene, si sviluppa un disagio emotivo/psicologico più o meno duraturo.

Non tutte le donne reagiscono all’esperienza dell’aborto nello stesso modo. Normalmente la donna vive dei sentimenti di dolore, di tristezza, di perdita, di insicurezza, di inadeguatezza, di isolamento, ma talvolta si possono sviluppare reazioni più forti, fino all’ansia e alla depressione.

La donna tende spesso a a chiudersi in se stessa, inizia a tormentarsi, a rimuginare; nelle sua mente continuano ad affiorare domande come: “Riuscirò mai a portare a termine una gravidanza?“;”Perché è successo a me?“; “Avrò qualche malattia, qualche cosa che non va?” . Queste domande possono diventare ossessionanti e arrivare a distogliere la sua mente da qualunque altra attività, riducendo la produttività lavorativa, la qualità delle relazioni e in generale della vita.

Utilizzando scale e questionari codificati per la diagnosi di disturbi psichiatrici, molti studi hanno evidenziato che nel periodo successivo all’aborto spontaneo nel primo trimestre emergono quadri clinici ben caratterizzati.

Uno studio di Friedman e Gath (1989) utilizzando il Present State Examination ha mostrato come, dopo 4 settimane dall’evento, nel 48% delle donne emergessero punteggi positivi per una sintomatologia di tipo ansioso-depressivo.

Prettyman e coll. (1992) hanno utilizzato la Hospital Anxiety and Depression Scale osservando una predominanza di sintomi ansiosi piuttosto che depressivi. In particolare, dopo una settimana, il 22% delle donne presentava sintomi da depressione e il 41% sintomi da ansia, mentre dopo 12 settimane la sintomatologia depressiva era scesa al 6%. Al contrario, si è osservato come dopo un’iniziale calo della sintomatologia ansiosa nel 18% delle donne (alla 6° settimana), questa sia nuovamente comparsa alla 12a settimana nel 32% delle donne; ciò potrebbe essere giustificato da una reale presa di coscienza del fatto che esse non sono più gravide e che dovranno attendere qualche mese prima di esserlo nuovamente. Questo periodo di attesa crea un’aspettativa nei confronti della successiva gravidanza, oppure fa sì che insorgano dei dubbi riguardo alla decisione di concepire nuovamente.

 L’analisi della letteratura fin qui riportata dimostra in modo assai chiaro che l’interruzione spontanea di una gravidanza, anche se rappresenta un episodio sporadico e non si configura in un vero e proprio disturbo riproduttivo (come per l’abortività ricorrente) può rappresentare un certo rischio per la salute mentale della paziente.

Questo fenomeno è forse cambiato negli ultimi anni: la possibilità di una maggior pianificazione della gravidanza, associato alla dilazione temporale della ricerca del primo figlio, sono due tra i fattori che hanno portato ad un maggior investimento emotivo sulla riproduzione e quindi determinano una più vasta reattività psicologica rispetto anche al primo fallimento. Inoltre, grazie ad esempio all’ecografia effettuata alla 6a settimana di amenorrea con ascolto del battito cardiaco fetale, l’immaginario materno (e paterno) del proprio figlio si fonda su sensazioni visive ed acustiche notevolmente concrete, tali da rendere decisamente plausibili reazioni emotive forti. La perdita diventa un qualcosa di assolutamente reale.

Per tutti questi motivi non si possono trascurare le reazione emotive delle donne e delle coppie che subiscono e affrontano l’evento di un aborto spontaneo. Farlo, sarebbe negare una bella parte del problema. Un supporto psicologico in queste situazioni è assolutamente necessario e fondante di una presa un carico in toto dei pazienti, laddove un atteggiamento somato-psichico, che non trascuri dunque nessun aspetto dell’evento, è sicuramente l’approccio più funzionale ed efficace.

Bibliografia

  • Friedman E. and Gath B. The consequences of spontaneous abortion. BJP 1989; 155: 810-813.
  • Prettyman RJ, Cordle C. Psychological aspects of miscarriage: attitudes of the primary health care team. Br J Gen Pract. 1992 Mar; 42 (356):97–99.

 

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