I processi di alimentazione nel bambino

Prima che il bambino riesca a regolare la propria alimentazione in modo autonomo e indipendente, deve percorrere un lungo percorso.

Inizialmente il bambino viene nutrito tramite l’allattamento al seno, o al biberon, ad orari fissi. Le difficoltà alimentari solite di questa fase, se non ci sono problemi di salute particolari del bambino, sono dovute o al non avere fame in quel determinato momento, o ad avere difficoltà del funzionamento intestinale.

Passata questa fase, il bambino sarà svezzato, ovvero non mangerà più dal seno materno, o dal biberon, ma mangerà con l’aiuto di un cucchiaio, o forchetta, e cibi del tutto nuovi. Questo tipo di passaggio non dovrebbe avvenire mai bruscamente, il bambino potrebbe continuare a volere la suzione orale e un cambiamento netto potrebbe causare un cattivo rapporto con l’alimentazione.

Il bambino scoprirà cibi solidi e gusti nuovi che possono essere ben accetti o meno, iniziano così i conflitti con la madre, che possono nascere sia per la quantità di cibo che assume il bambino, sia per le buone maniere da usare a tavola. Spesso il pranzo diventa un momento di lotta tra la mamma e il bambino.

Crescendo il cibo viene visto in modo razionale e più indipendente, i primi rapporti con l’alimentazione formano le future abitudini alimentari nella vita dell’adulto, dei suoi gusti, delle sue preferenze, e le eventuali assuefazioni o avversioni riguardo cibi e bevande.

Spesso le madri pensano che il rifiuto di cibo da parte dei bambini sia un rifiuto verso la madre stessa, verso le sue cure e attenzioni. Convinzione accentuata dal fatto che in alcuni casi i bambini che non mangiano a casa mangiano tranquillamente in situazioni estranee, come a scuola o a casa di amici.

Anche se la vita del bambino è dominata dalle sue necessità e dai suoi impulsi fisici, le sue soddisfazioni e insoddisfazioni non sono determinate sempre da lui, ma soprattutto dalle influenze ambientali.

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