L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame, e poi ti spiega la lezione.
A molti di noi è stato insegnato che si dimostra che si ama qualcuno rinunciando,compiacendo l’altro, facendo buon viso a cattivo gioco, dicendo di sì quando si vorrebbe volentieri dire di no.
La domanda-chiave da farsi in ogni situazione è ‘m’importa o non m’importa?
(essere sempre disponibile, rinunciare al mio equilibrio, al rispetto di me stesso/a).
I propri confini personali dipendono da cosa vogliamo condividere con gli altri, dal livello d’intimità, da cosa e quanto siamo disposti a (non) tollerare del comportamento di amici, parenti, partner, figli, estranei… Molte persone sono più preoccupate di far star bene gli altri che se stesse, di rispettare i confini degli altri che i propri. Stabilire i propri confini è un’abilità che non sempre c’è insegnata mentre cresciamo.
Ci troviamo spesso in conflitto fra ‘l’essere gentili e buonisti’ e rispettare i nostri diritti e il nostro equilibrio. Questo provoca stress e tensioni. Lo facciamo per paura di perdere l’altra persona,di rovinare una relazione o mettere in discussione una amicizia. Perché permettiamo a qualcuno di calpestare i nostri diritti?Perché quando facciamo valere i nostri diritti o ciò di cui abbiamo bisogno spesso gli altri si arrabbiano?perché abbiamo paura della rabbia dell’altra persona, della sua reazione negativa? (specie la persona che amiamo.)
ALCUNI SEGNALI
Fare attenzione a ciò che ‘sentiamo’, è una buona guida per capire quando si accende la lampadina di allarme che ci segnala che i nostri confini stanno per essere sorpassati. E’ un po’ come il sistema d’allarme che s’installa in casa per evitare che qualcuno se introduca nel proprio appartamento. Alcuni esempi:
- quando scusiamo il comportamento inaccettabile di qualcuno
- quando accettiamo di essere svalutati/e e magari pensiamo dentro di noi che tutto sommato ce lo meritiamo
- quando vorremmo rispondere, ma ci teniamo tutto dentro mugugnando e giurando di fargliela pagare in qualche modo o ci chiudiamo in un silenzio aggressivo per far sentire in colpa l’altra persona
- quando lasciamo correre per educazione quando qualcuno è maleducato o quando ci ferisce
- quando continuiamo a ripetere le stesse cose sperando che l’altra persona ci ascolti, ci conceda il permesso di fare qualcosa o ci dia la sua benedizione come quando eravamo bambini e dovevamo chiedere permesso ai genitori.
Alla base c’e’ la paura. Quale paura?
-la paura di non essere accettati
-la paura di essere rifiutati, esclusi
-la paura di essere puniti
-la paura che stiamo facendo qualcosa che non abbiamo il diritto di fare
-la paura di essere giudicati egoisti
-la paura di sentirsi poi in colpa se non siamo buoni e obbedienti
Tutte queste paure creano blocchi, muri fra noi e gli altri, specie in una relazione affettiva. I nostri confini personali sono come le porte scorrevoli. Siamo noi che abbiamo in mano il telecomando e che decidiamo di aprirle per lasciar fluire l’amore, l’amicizia, il dialogo o di chiuderle quando il comportamento dell’altro diventa inaccettabile.
Ognuno ha il diritto di:
- dire quando viene ferito, offeso, non rispettato
-di ritirarsi in sé quando è a disagio
-di stabilire le distanze, ciò che è permesso e ciò che non lo è (specie con un partner).
La spontaneità e l’onestà insieme al dialogo sono le fondamenta di una sana relazione. Possiamo iniziare ad osservare i nostri comportamenti senza giudicarci ed essere troppo duri con noi stessi. Sbagliando si impara.
UNA METAFORA
A proposito dei confini personali nei rapporti affettivi nel mio ebook’Basta piedi in testa’ introduco questa metafora.
Immagina che ogni relazione con l’altra persona sia come un fiume. Tu sei da un lato e l’altra persona è dall’altro, In mezzo c’e’ un ponte.
Puoi attraversare questo ponte ogni volta che vorrai dialogare, condividere, essere più vicino. Molte delle nostre relazioni si svolgono sul ponte,una via di mezzo.
Attraversare il ponte e avvicinarsi all’altro e viceversa richiede un mutuo consenso altrimenti è solo una invasione. Quando non si sono definiti bene i propri confini personali è probabile che si passi del tempo dall’altra parte del fiume a prendersi cura dell’altro a scapito dei propri bisogni sperando che l’altra persona sia riconoscente o ricambi.
Perché si fa ciò?
•paura di rimanere soli sulla propria riva?
•paura che nessuno attraversi il ponte e venga dalla nostra parte?
•ansia perché si aspetta che sia l’altro a fare la prima mossa?
L’ansia è una cattiva consigliera perché spinge a fare cose che dopotutto non si vorrebbero fare (esempio mandare sms a raffica se l’altro non risponde subito, pressare l’altra persona con telefonate, domande…).
Fare ‘qualcosa’ è un modo per distrarsi e anestetizzare l’ansia.
Quando ti senti a disagio, fai un check e vedi dove sei posizionato/a nella relazione ( sulla tua riva? nascosto dietro un cespuglio? sul ponte? stai invadendo l’altra riva?).Perché non fare uno sforzo e aspettare sul ponte ?
Se l’altra persona vuole si avvicinerà con piacere. Le persone che hanno dei confini personali deboli tendono spesso a violare quelli dell’altra persona. Se non si è consapevoli dei propri confini e che devono essere rispettati allora e’ facile che non ci si renda conto che ANCHE gli altri hanno i loro confini e che è vitale rispettarli.




(3 voti, media: 9,67 su 10)















