Nelle relazioni “chiedete e vi sara’ dato”

 (… se lo fate nel modo giusto)

Avete appena conosciuto una persona: le avete parlato di tutto, anche di cose molto personali. Ma non riuscite a dirle che vi piacerebbe prendervi un caffè con lei/lui.

Si rompe l’auto all’improvviso, nessuno dei vostri familiari è reperibile. Ci sarebbero gli amici di sempre, ma non chiamate e restate in panne.

Il partner è di nuovo seduto sul divano a guardare la TV. Vorreste tanto uscire, per una sera. “Sei sempre il solito!” – brontolate – e ve ne andate senza aggiungere altro.

Sapete che il titolare del negozio sta cercando una nuova segretaria e voi avete proprio bisogno di un lavoro. Ma rimanete lì, a guardare la vetrina, senza entrare.

Vi siete mai domandati come mai, in alcune occasioni, non riusciamo proprio ad esprimere i nostri bisogni, i nostri desideri? “Ma io mi esprimo” – direte voi – “sono gli altri che non mi ascoltano, le mie richieste cadono nel vuoto, non c’è niente da fare”.

Ne siete proprio sicuri?

Anche nei rapporti affettivi più intimi, succede spesso che le persone pensino di chiedere, mentre, in realtà, stanno solo lanciando timidi segnali, talmente deboli da essere ignorati o non compresi. Oppure si lamentano in modo stereotipato, senza mai chiarire veramente cosa vorrebbero che gli altri facessero per loro.

Queste pratiche possono far perdere tempo ed energia, limitando la possibilità di raggiungere obiettivi importanti e amplificando le reazioni negative di chi dovrebbe fornire le risposte.

Generalmente, infatti, parlare solo a metà, sperare che gli altri capiscano da soli di cosa abbiamo bisogno, brontolare o criticare sono semplicemente richieste mal formulate e sono tutte strategie inefficaci, buone soltanto ad aumentare lo stress.

Come mai, allora, perseveriamo in tali comportamenti disfunzionali?

Considerate questa lista di motivazioni.

1.Vogliamo evitare il rischio che ci sia rifiutato ciò che chiediamo. Non vogliamo sentirci dire “no”. Immaginiamo lo sconforto che potremmo provare se gli altri rispondessero di no.

2.Crediamo che sia da egoisti o da egocentrici chiedere qualcosa per noi. Sentiamo di non aver fatto abbastanza per esserci guadagnati questo diritto.

3.Ci sentiamo sopraffatti dalle emozioni al solo a pensare di dover chiedere.

4.Crediamo di non avere le idee chiare, di non sapere mai bene cosa in realtà desideriamo.

5.Crediamo che chi ci ama debba conoscere le nostre esigenze: non c’è bisogno di parlarne.

6.Pensiamo di non essere bravi ad esprimerci a parole.

7.Ci sentiamo a disagio se siamo noi, nei rapporti, ad essere al centro delle attenzioni.

8.Pensiamo “Io sono fatto così e non posso cambiare”.

9.Giudichiamo deboli e bisognosi quelli che chiedono e pensiamo di dare quest’impressione quando facciamo delle richieste.

10.Ci preoccupiamo perché la nostra richiesta potrebbe entrare in contrasto con le esigenze di qualcun altro. Anche voi vi sentite bloccati, incapaci di fare delle richieste dirette, a causa di idee simili a quelle riportate qui sopra?

Teoricamente, le nostre convinzioni profonde dovrebbero servire a proteggerci da qualcosa che ci spaventa. Se chiedere per noi significa esporci ad emozioni che non sappiamo dominare, se ci fa sentire vulnerabili, allora la strada più facile potrebbe sembrare quella dell’evitamento. “Se non faccio richieste (o le faccio male), forse non otterrò quello di cui ho bisogno, ma almeno non mi stresserò”.

In realtà, convinzioni limitanti, come queste, modulano la percezione che abbiamo del mondo intorno a noi, danno forma ai nostri pensieri e attivano ingiustificatamente paure nucleari, finendo per procurarci un malessere diffuso. Non ci conducono alla serenità, ma ad un senso di delusione e di rabbia nei confronti di noi stessi.

Certo, cambiare abitudini, cominciare a pensare in modo diverso, non è semplice: serve impegno e costanza.

Iniziamo confrontandoci con la paura del rifiuto: ricordiamo a noi stessi che un “no” può essere tollerato, sia da noi, sia dagli altri.

Accettiamo di provare anche le emozioni spiacevoli (ansia, paura, rabbia, frustrazione), senza temere di esserne travolti, rimanendo fiduciosi nella nostra capacità di gestirle. Forse allora non ci sentiremo più costretti ad evitarle ad ogni costo.

Saper chiedere serve a rafforzare i legami, non a distruggerli.

Cominciamo col chiarirci le idee: “Cosa voglio veramente da questa persona, da questa situazione? Cosa voglio ottenere e perché?”. Quanto più siamo in grado di definire ciò che desideriamo e perché lo desideriamo, tanto meglio sapremo attivarci per raggiungere i nostri scopi.

E’ importante poi esprimere le nostre esigenze in modo comprensibile, cercando di mantenere una comunicazione aperta ed autentica (evitando mezzi termini e sottointesi), soprattutto con le persone a cui teniamo veramente.

 

 

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