Home / Opinioni / Luoghi, identita’ e attaccamento

Luoghi, identita’ e attaccamento

/
/
/

Che la nostra identità, oltre ai nostri atteggiamenti e comportamenti, sia infuenzata in maniera determinante dall’appartenenza a uno o più gruppi è cosa ormai nota e ben descritta nell’ambito della teoria dell’identità sociale. Ma qual è l’influenza esercitata su di essa da parte dei luoghi in cui viviamo o abbiamo vissuto? In che modo, ad esempio, il quartiere dove siamo cresciuti, la città in cui ci siamo trasferiti per studiare o lavorare, entrano in gioco nella costruzione del nostro Sé, e influiscono su ciò che pensiamo e facciamo?

Il concetto di identità di luogo risale agli anni ’70, anche se la tematica riguardante il ruolo svolto dall’ambiente fisico nella costruzione del Sé era già stato trattato da  James, Freud, Mead e Jung.

Nel 1978 è Proshansky a fornire la prima definizione esaustiva del concetto definendo l’identità di luogo come “una parte  unica dell’identità di sé che rimanda a quelle dimensioni del Sé che definiscono l’identità personale dell’individuo in relazione all’ambiente fisico attraverso un complesso sistema di idee, credenze, preferenze, sentimenti, valori, e mete consapevoli e inconsapevoli, unite alle tendenze comportamentali e alle abilità rilevanti per tale ambiente”.

Defininedo l’identità di luogo come un set di cognizioni che l’individuo forma sul contesto ambientale in cui vive e ha vissuto, Proshansky attribuisce  all’identità di luogo nell’ambito di 5 funzioni:

  1. riconoscimento
  2. determinazione dei significati
  3. esigenze espressive
  4. mediazione nei confronti dei cambiamenti
  5. difesa dall’ansia

 Le prime due funzioni fanno riferimento all’importanza di poter riconoscere e dare un significato a ciò che fisicamente ci circonda. Ciò avviene confrontando costantemente il luogo in cui ci si trova con quello che Proshansky e collaboratori definiscono “passato ambientale”, ossia l’insieme di tutti i luoghi fisici già esperiti da una persona, unito al valore e al significato emotivo attribuito a quei posti. Da ciò si evince come sia rischioso ai fini dell’identità effettuare cambiamenti continui e drastici soprattutto per i bambini, che ancora non hanno un’identità ben definita e che per questo necessitano di tempo per riconoscere e attribuire un significato a un determinato ambiente fisico. La terza funzione si riferisce alla necessità di esprimere il valore e il significato che un luogo rappresenta per noi, in modo da poter verificare anche tramite il confronto con gli altri se queste cognizioni siano effettivamente congruenti con le reali caratteristiche di quell’ambiente. La quarta funzione si richiama a quelle cognizioni che ci consentono di acquisire un adeguato livello di controllo ambientale che ci permetta di gestire in maniera equilibrata eventuali cambiamenti di setting ambientale e le possibili incongruenze che di conseguenza potrebbero emergere tra la nostra identità di luogo e il contesto. L’ultima funzione riguarda quelle informazioni rilevanti e utili per fronteggiare  eventuali minacce al nostro benessere psico-fisico provenienti da determinati setting.

 Un altro contributo teorico che aiuta a far chiarezza sul concettodi identità di lugo è quello fornito da Breakwell (1996) che nell’ambito della Teoria del processo di identità sostiene che i luoghi, in quanto simboli sociali, sono particolarmente utili all’individuio per la costruzione della sua identità.

Gli individui, infatti, nell’ambito delle loro esperienze, tenderebbero a caricare i luoghi in cui tali vicende personali si sono verificate di significati emotivi che con il passare degli anni si concretizzano nei ricordi. In tal senso, ogni luogo può evocare ricordi personali (chi non ricorda, ad esempio, il luogo in cui ha conosciuto la propria moglie o fidanzata ?), o ricordi collettivi collegati ad eventi e posti particolarmente significativi per un gruppo o per un’intera nazione (pensiamo ai vari monumenti eretti nei luoghi in cui numerosi partigiani persero la vita durante la II guerra mondiale).

Ogni luogo, quindi, attraverso i significati ad esso attribuiti, permetterebbe all’individuo di rafforzare oltre che il senso di continuità e di distintività del proprio Sé, anche i livelli di autoefficacia e di autostima.

È interessante notare che anche nell’ambito dell’identità di luogo può verificarsi un processo del tutto simile a quello della dissonanza cognitiva: quando il senso di appartenenza ad un determinato luogo risulta essere incongrunete con altre cognizioni relative al proprio Sé, o rischia di intaccare la propria autostima, l’individuo può mettere in atto due strategie: modificarne la salienza o ridefinire il valore e il significato attribuitogli.

 Breakwell chiarisce, inoltre,  quali sono i possibili effetti che possono scaturire dall’essere in luoghi nuovi o diversi da quelli precedentemente esperiti:

  • attenuazione: la lontananza dai luoghi più salienti per la propria identità può diminuire l’importanza e la valenza che tali luoghi rivestono per il proprio Sé;
  • minaccia: i nuovi luoghi possono intaccare l’equilibrio di valori e credenze precedentemente create dai luoghi a noi più familiari;
  • trasferimento: il nuovo luogo può sostitutire quello precedente.

In funzione di quanto detto emerge abbastanza chiaramente l’importanza che assume questo legame affettivo che ci lega a determinati luoghi. Un legame affettivo che può essere descritto una speciale forma di attaccamento al luogo definita da Rubinstein e Parmelee (1992) come “un insieme di sentimenti che si riferiscono a un luogo geografico, i quali legano emotivamente una persona a questo luogo in funzione del suo ruolo e come setting esperenziale”.

I concetti di identità e di attaccamento riferiti a determinati setting ambientali , dunque, comprendono una serie di cognizioni e significati emotivi che sono alla base di quel legame affettivo a volte indelebile, e a volte temporaneo, che ci vincola a uno o più luoghi.

In tal senso, quella stanza, quella strada o quella città che ritroviamo costantemenbte nei nostri ricordi, contribuiscono a formare il nostro Sé rafforzando la nostra autostima e il nostro senso di autoefficacia, permettendoci di agire in maniera consapevole e responsabile nell’ambiente che ci circonda. Cognizioni e significati che è bene imparare a conoscere e gestire, perchè oltre a fornire un contributo importantissimo per la formazione della nostra identità, a volte possono anche indurre  atteggiamenti e comportamenti di intolleranza e ostilità causati appunto da un conflitto di identità e di attaccamento nei confronti del medesimo luogo conteso da soggetti e gruppi differenti.

__________

Riferimenti bibliografici:

Proshansky, H. M. (1978). “The city and self-identity.” Environment and Behavior, 10, 147–169.

Proshansky, H.M., Fabian, A.K., Kaminoff, R. (1983), “Place-identity: Physical world socialization of the self”. In Journal of Environmental Psychology, 3, pp. 57-83.

Rubinstein, P.L., Parmelee, P.A. (1992), “Attachment to place and the representation of the life course by the elderly”. In Altman, I. Low, S.M. (a cura di) Place Attachment. Plenum Press, New York, pp. 139-163.

Bonaiuto, M., Breakwell, G.M., & Cano, I. (1996). “Identity process and environmental threat: the effects of nationalism and local identity upon perception of beach pollution”. Journal of Community & Applied Social Psychology, 6, 157-175.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

It is main inner container footer text