La prossemica, quale disciplina che studia lo spazio e le distanze all’interno della comunicazione, ha conquistato tutti, finanche le serie tv. Ma come nasce questa disciplina? Possiamo considerarla una scienza reale o soltanto una leggenda metropolitana? E quali le differenze tra i diversi popoli?
Il termine inglese proxemics, derivato di proximity, viene introdotto dall’antropologo americano E. T. Hall negli anni sessanta per indicare lo studio dello spazio umano e della distanza interpersonale.
La prossemica analizza, in particolare, il significato che assume la distanza che l’uomo interpone tra sè e gli altri , tra sè e il mondo, e il valore che viene attribuito dai gruppi al modo di organizzarsi all’interno dello spazio, in una estensione non valutabile quantitativamente, ma che ha il valore di uno spazio vissuto, praticato, e che tante volte assume delineazioni che non è dato stimare realisticamente.
Cosa comprende la prossemica?
Anzitutto valutiamo le dimensioni psicologiche del nostro corpo. Il nostro corpo infatti presenta dimensioni reali, misurabili, eppure bisogna determinarne anche la dimensione personale e puramente soggettiva. Un esempio chiaro riguarda il bambino che indossa le scarpe del papà e la cravatta, oppure la bambina che prova i tacchi o il rossetto della mamma; noi adulti lo riteniamo buffo, i bambini invece si sentono a proprio agio, si sentono maturi, in quanto modellano l’immagine adulta adattandola al proprio corpo e al proprio sentire.
Questo vale ad esempio per la dimensioni dei nostri abiti (abiti più aderenti e appariscenti ci aiuteranno a sentirci più desiderabili, sia ai nostri occhi che a quelli degli altri), o per i colori (un carattere timido, schivo, tenderà generalmente ad indossare colori opachi per fornire dimostrazione anche agli altri di questa caratteristica). Un etologo, Desmond Morris, ha rilevato come nel periodo adolescenziale le donne sviluppano le gambe molto più degli uomini, e questo viene evidenziato dall’uso di tacchi, minigonne, pantaloni aderenti, come invece viene camuffato da adolescenti insicure e timide, che nascondono il proprio corpo con pantaloni larghi e abbigliamenti quasi maschili.
Successivamente troviamo la posizione delle gambe e delle braccia, di cui individuiamo diverse posture:
-Gambe divaricate: Propria di soggetti dominanti, vincenti, generalmente in posizione di potere. Questa rappresentava in passato la posizione dei guerrieri che si dovevano ben mantenere al suolo durante i combattimenti per non cadere a terra. La donna che generalmente tiene le gambe divaricate vuole dimostrare la propria posizione di parità rispetto all’uomo
-Gambe chiuse: Postura tipicamente femminile, nella sovrapposizione delle ginocchia, indica generalmente un atto di corteggiamento, in quanto valorizza le curve e le forme. Di valore diverso è l’atto di accostare le ginocchia divaricando le estremità delle gambe e portando la punta dei piedi verso l’interno, ricalcando l’atto dei cuccioli di ricercare il sostegno genitoriale, e indicando quindi un bisogno di protezione e tenerezza.
-Braccia aperte e gambe larghe: Indica la posizione di leader, assunta anche da chi è intorno a causa delle maggiore dimensione fisica e psicologica assunta dal soggetto.
-Braccia e gambe chiuse: Questa posizione diminuisce la dimensione psicologica. Una posizione particolarmente raccolta può essere dovuta a timore, alla sensazione o alla constatazione di sentirsi colpiti, indica una posizione difensiva.
Le distanze
Trovare una distanza che ci possa aiutare a mantenere un equilibrio tra vicinanza ed evitamento è uno degli elementi fondamentali propri della prossemica. Come in una danza, impariamo a darci agli altri, a non darci troppo per non essere feriti, a darci senza calibrature in molti eventi, e la nostra sensibilità rappresenta un perimetro invisibile che ci circonda. Per gli esseri umani esistono 4 tipi di distanza:
-Distanza intima (dagli 0 ai 45 centimetri)E’ lo spazio che contrassegna le relazioni intime, in cui si può percepire l’odore, la voce bassa, le variazioni emotive più sottili, gli sguardi più profondi.
-Distanza personale (dai 45 ai 120 centimetri) E’ la distanza tra l’intimità più stretta e le relazioni sociali, generalmente questa zona appartiene all’amicizia.
-Distanza sociale (tra gli 1,2 e i 3,5 metri) Indica lo spazio mantenuto tra persone sconosciute, con cui si intende mantenere relazioni molto formali (in genere le relazioni lavorative)
-Distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) In questo caso le persone non vengono considerate come tali, ma piuttosto come entità gruppali, come nel caso di una conferenza, un concerto, casi in cui sia presente una platea.
Differenze culturali
Nel libro “La dimensione nascosta” Hall osserva come anche le culture influenzino la prossemica, che quindi non è una disciplina unica, ma piuttosto adattabile anche alla propria zona di appartenenza.
Da questi studi gli arabi si presentano come i soggetti più prossimali, mentre gli europei e gli asiatici mantengono generalmente la distanza sociale. In India, in cui vige una marcata differenza legata alla casta, quando i paria (la casta più debole), incontrano i bramini (la casta più elevata), la distanza da mantenere è di circa 39 metri, in segno di distacco e rispetto.
La differenza concerne anche il sesso, in quanto gli uomini preferiscono posizionarsi di fianco, le donne di fronte.
Questo è solo un piccolo spunto di analisi, che può eventualmente essere approfondito, verso una disciplina, di natura comportamentale, che tuttavia apre le porte a una dimensione emozionale il più delle volte inconscia, e che vive delle nostre paure, sensazioni, bisogno di vicinanza e di protezione.





















1 Commento
interessante questo articolo, è una scienza simile alla comunicazione non verbale, giusto?