E’ bello ciò che è bello

La bellezza e l’effetto alone

 Quando guardiamo un concorso di bellezza alla tv e viene eletta, ad esempio,“Miss Italia” è stata eletta la ragazza più bella d’Italia; mi correggo: è stata eletta la ragazza più bella tra quelle che hanno partecipato al concorso; ovvero: è stata eletta la più bella per i giudici e/o telespettatori che hanno votato per la ragazza, secondo loro, più bella d’Italia.

Ma, in base a quali parametri un giudice riesce a dire: “è quella la più bella!”. Esiste una bellezza oggettiva? La psicologia sperimentale attraverso studi e ricerche è riuscita a dimostrare come le persone concordano largamente nel giudizio sulla bellezza dei volti; c’è concordanza anche tra persone di culture diverse. Quindi, secondo tali ricerche, i fattori che determinano il giudizio di bellezza sono intrinseci, universali, indipendenti dalla cultura e dal contesto di appartenenza. Alcuni di questi parametri sono: la statura, la conformazione dei denti, la grandezza della pupilla, il colore dell’iride, la lunghezza ed il colore dei capelli, la grandezza e rotondità di occhi e labbra, le proporzioni del volto, la forma e grandezza del naso, il peso, la conformazione muscolare, il rapporto fra larghezza dei fianchi e della vita, la conformazione delle gambe, la presenza di difetti dermatologici come nei, lentiggini ecc.. Dunque questi fattori fungono da valori di riferimento che in un certo qual modo condizionano il giudizio di bellezza e di “attrattività” di una persona. Ed ecco che il concetto di “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” vacilla di fronte al fatto che un volto che presenta determinate caratteristiche piace e basta e c’è poco da discutere. Ciò che non risulta altrettanto consapevole è l’errore di giudizio che ci portiamo dietro seguendo tali canoni. Ed infatti è proprio inconsapevole il fenomeno psicologico chiamato effetto alone: una singola qualità, come l’avvenenza di una persona, viene ad influenzare, come un alone, altre sue caratteristiche e la nostra impressione risulta, così, falsata. Alla bellezza, cioè vengono associate una serie di elementi positivi che in realtà sono indipendenti da essa. Ed ecco quindi che, chi è bello diventa anche buono, gentile, credibile e persuasivo, padrone di sé, socievole e competente. Pensiamo alla pubblicità e a come i prodotti sono sempre rappresentati da persone belle, affascinanti o ad ogni modo carismatiche. L’effetto alone permette, inoltre la creazione di un intero mondo immaginario intorno a queste persone, si associa al loro aspetto e a ciò che esso comunica, una vita interessante piena di eventi fantastici. Naturalmente le ricerche in questo senso, hanno smentito tale correlazione, non c’è nulla di vero, a bellezza non corrisponde bontà e felicità, ma l’effetto alone inconsapevolmente si mette in atto. Ciò che risulta vero, invece è che la bellezza sta alla base di molte scelte quotidiane, influenza decisioni e comportamento soprattutto quando non si hanno ulteriori informazioni per valutare e quando bisogna prendere decisioni senza conoscere la storia personale. Il volto, dunque è importantissimo essendo la  parte  del corpo più esposta al giudizio e più legata alle capacità espressive di ciascuno e per questo motivo la sua espressione di bellezza favorisce maggiori contatti interpersonali e aiuta a ridurre l’ansia sociale. Chi è bello ha quindi anche dei vantaggi sociali: le ricerche ci dicono che la gente cerca il contatto e la compagnia di persone attraenti e che risponde loro più favorevolmente. Tutto ciò permette alle persone attraenti di ricevere, nei contatti sociali, un maggior numero di rinforzi positivi che, a loro volta, aumentano l’autostima e l’amore verso se stessi mettendo in atto tutta una serie di meccanismi che sono alla base dei rapporti sociali e relazionali. Ce ne possiamo accorgere se solo proviamo a pensare ai problemi di autostima e di insicurezza suscitati dall’acne negli adolescenti o ai continui ritocchi estetici di fronte ai primi segni di invecchiamento nelle persone adulte. Ai concorsi di bellezza, però sfilano solo belle ragazze, quindi, in possesso di almeno alcune di quelle caratteristiche che rendono la bellezza oggettiva, ma, se ciò è proprio vero e se esiste una bellezza oggettiva ed il detto è stato stravolto e capovolto diventando “non è bello ciò che piace ma è bello ciò che è bello”, perché la miss che piaceva a me, guardando quel concorso alla tv, non ha vinto? Ma!

 

 

 

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