Abuso sessuale ed Abuso sessuale collettivo (ASC): Come definirli e cosa li accomuna e li differenzia?
Troppo spesso, purtroppo, la cronaca ci trasmette delle notizie che hanno come oggetto gli abusi su minori.
In genere, la reazione che si prova nel sentire tali avvenimenti è di disgusto, avversione per chi commette tali reati, associata a sentimenti di tenerezza per le vittime, specie se in tenerissima età.
La letteratura specialistica distingue tre essenziali forme di abuso:
- Abuso fisico, in cui rientrano le percosse, l’uso di mezzi impropri (es. cinghia, tacco di scarpe, bastoni) utilizzati;
- Abuso psicologico, di cui fanno parte la deprivazione di bisogni fisici ed emotivi, l’infliggere dolore fisico, terrorizzare ed umiliare, l’abbandono e la provocazione di confusione mentale ed il disorientamento, il ricatto emotivo e la corruzione;
- Abuso sessuale, che verrà maggiormente approfondito in questa sede, che viene definito come “quel comportamento di un adulto che coinvolge bambini ed adolescenti in attività sessuali che essi non sono in grado di tollerare e sostenere, violando le leggi ed i tabù sociali. Si definisce abuso sessuale anche il contatto fisico con penetrazione o no tra due minori, di cui uno, l’aggressore, più grande di età rispetto al bambino vittima. La violenza può avvenire attraverso rapporti sessuali completi, penetrazione anale, rapporti orali, carezze, esibizioni di organi genitali” (Mendorla, G., 2005).
È noto a tutti come, troppo spesso, tali forme di abuso rimangono non denunciate, soprattutto quando la violenza avviene all’interno delle mura domestiche. In tali casi, l’autore dell’abuso gode della complicità di diverse persone, tra cui, in primis, il coniuge. Sono spesso le madri che si rivelano incapaci di intervenire, preferiscono “far finta di non sapere”, e molte volte mettono in atto tali comportamenti in quanto hanno paura della reazione del marito, spesso violenta.
In generale, le tecniche utilizzate dall’aggressore sessuale possono essere varie, quali, ad esempio, la violenza fisica, come nel caso di uno stupro, o le minacce unite all’offerta di doni. Ci sono casi, invece, in cui l’aggressore non utilizza la forza fisica o le minacce, ma la seduzione, catturando l’affetto della vittima con regali e tenerezza. Tale tipo di comportamenti è messo in atto, soprattutto, dai padri aggressori, che, per convincere la vittima, stimolano il suo amore di figlia, presentandosi a lei come bisognoso di carezze ed affetto.
Spesso, gli aggressori portano con sé storie di psicopatologie e disturbi mentali.
Tra questi rientra l’uso ed abuso di sostanze, che può causare maltrattamenti durante le fasi di astinenza, i disturbi dell’umore e, nello specifico, il disturbo depressivo maggiore, in cui è possibile diventare violenti a causa dei deliri di rovina e colpa che rovinano anche i figli nel suicidio allargato.
Una situazione che merita attenzione è quella dei disturbi del controllo degli impulsi, quali il gioco d’azzardo patologico, per le conseguenze economiche devastanti sulla famiglia, la piromania ed il disturbo esplosivo aggressivo intermittente, che si può indirizzare per futili motivi verso minori.
In riferimento alle vittime, invece, è evidente come queste portino con sé durante tutta la vita gli effetti dell’abuso.
Tra gli effetti più immediati rientrano dolori addominali, cefalea e vertigine, persistono, invece, nel lungo termine, disturbi della sessualità, difficoltà a stabilire relazioni sessuali durature, comportamenti altamente sessualizzati o, viceversa, repressione completa della sessualità, disturbi del comportamento alimentare, disturbo post traumatico da stress ed, in alcuni casi, tale quadro psicopatologico sfocia nel suicidio.
Un caso particolare di abuso è l’abuso sessuale collettivo (ASC), definito come “una forma di abuso in cui sono coinvolti al contempo più minori e che assume caratteristiche rituali” (Mazzoni, G., 2008).
Tali forme di abuso spesso avvengono all’interno di riti satanici ed assumono forme estremamente brutali e violente. Inoltre, nei casi di ASC, sono spesso i genitori che raccontano alle autorità ciò che i minori avrebbero detto, inficiando così in larga misura la veridicità dei ricordi. Un ulteriore aspetto che caratterizza tali casi è la similarità dei luoghi e dei personaggi, oltre che delle azioni e dei rituali. Nella maggior parte dei casi, infatti, sono coinvolte scuole materne o centri di ritrovo per bambini.
Il caso più eclatante avvenuto in Italia è stato nel 2000, in cui i bambini di un paese della piana modenese hanno raccontato agli operatori vicende cruente, in cui adulti mascherati da diavoli insegnavano loro a uccidere altri bambini, a tagliarne le teste e cosi via.
In generale, quindi, è evidente a tutti come tali episodi siano violenti, disgustosi e causino estrema sofferenza in chi ne è vittima. Come discusso in questa sede, gli effetti di tali eventi nono si limitano al momento dell’abuso, ma persistono durante l’intera vita del soggetto, inficiandone profondamente la sua qualità di vita e le sue relazioni sociali.
Bibliografia
- Caretti, V., Schimmenti, A. (2007) Il bambino maltrattato. Le radici della depressione nel trauma e nell’abuso infantile. Casa Editrice Estrolabio, Roma.
- Daher, L. M., – a cura di – (2006) Abuso sui minori. Strategie e Azioni. Bonanno Editore, Acireale – Roma.
- Mazzoni, G., (2008) Lo strano caso degli abusi sessuali collettivi. Quali strumenti possiede lo psicologo? Psicologia Contemporanea, Luglio-Agosto 2008, n° 208
- Mendorla, G., (2005) La violenza domestica al Test Proiettivo dell’abuso infantile. Giuseppe Maimone Editore, Catania.




















