Solitamente i bambini verso i due anni iniziano ad avere difficoltà ad addormentarsi.
Nonostante il bambino sia stanco, tenderà a protestare, a non volersi addormentare, cercano in tutti i modi di convincere i genitori a non portarlo a letto. Spesso chiedono ai genitori compagnia in camera, anche per molto tempo, cercando di allungare i tempi e di addormentarsi il più tardi possibile.
Dormire adesso non è solo una questione fisica per il bambino, ma, con il rafforzarsi dei suoi legami oggettuali e con la sua partecipazione agli avvenimenti esterni, diventa veramente difficile abbandonarsi al sonno. Il bambino prova un senso di angoscia all’idea di addormentarsi e quindi tende a lottare per poter stare più tempo possibile sveglio.
Sono varie le manifestazioni sintomatiche di questo stato, come chiamare la mamma dalla sua stanzetta per motivi futili, chiedere di lasciare la porta aperta, o che gli si porti l’acqua, insomma, ogni scusa sembra quella giusta per evitare di addormentarsi.
Ma quando scompaiono questi sintomi? Quando le relazioni oggettuali del bambino diventano più sicure e meno ambivalenti da permettergli di cedere al sonno.
I metodi usati spontaneamente dal bambino per facilitare il passaggio dalla veglia al sonno sono attività quali il dondolio del corpo, la suzione del pollice, l’uso di oggetti transizionali, come giocattoli o materiali soffici da abbracciare. Quando vengono abbandonate queste attività o viene abbandonato l’oggetto transizionale, ecco che le difficoltà ad addormentarsi potrebbero ricomparire. Ma subentrano altri tipi di attività, come il contare prima di addormentarsi, la lettura compulsiva….
Queste difficoltà, seppure intense, sono transitorie e vengono superate assieme alla fase evolutiva in cui si sono manifestate.





















1 Commento
Bell’articolo
Utilissimo per chi ha dei bambini!