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Siamo quello che immaginiamo

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Fantasie, desideri e bisogni nascosti escono allo scoperto grazie all’Analisi Immaginativa


Ogni immagine, come una fotografia scattata dalla mente, si trascina dietro un particolare stato emotivo. Analizzare l’immagine di un sogno, un ricordo, una fantasia o anche solo di un colore, significa guardare cosa vive dietro e dentro quell’immagine. Potremmo rimanere meravigliati scoprendo quanto un’immagine possa indagare nella nostra emotività… L’Analisi Immaginativa, che viene utilizzata come strumento di indagine durante la psicoterapia analitica-psicodinamica (in quanto deriva dai fondamenti della scuola freudiana), utilizza le fantasie e le immagini mentali come metodo per arrivare alla conoscenza di sé.

Uno strumento di terapia, dunque, che facilita il rilassamento e aiuta il processo di guarigione. Dietro un’immagine, infatti si nasconde una fantasia che a sua volta cela un desiderio e quindi un bisogno. Tale analisi fa emergere ciò che solitamente non diremmo mai e ciò che non avremmo mai il coraggio di guardare. Tramite il mondo immaginario, interpretato dallo stesso soggetto che ne è l’autore, sale a galla un mondo interiore arricchito di particolari ai quali viene poi attribuito un significato. Il linguaggio corporeo, quindi, dà significato all’immagine e diviene un rivelatore di emozioni. Durante l’utilizzo dell’analisi immaginativa il linguaggio del corpo assume una importanza fondamentale. L’immagine fa da sottile confine tra la mente e il corpo e allo stesso tempo li unisce. Questo significa che una volta verbalizzato il proprio mondo immaginativo, la fantasia che ne consegue scatena anche un linguaggio corporeo.

Come ben sappiamo le patologie mentali hanno nel corpo la loro espressione primaria e quindi dare attenzione e interpretazione a tale linguaggio significa scoprire una modalità di funzionamento della mente.

Ecco il trio-chiave del processo: Immagine-Corpo-Parola. Tale associazione si trasforma da evocativa a emozionale. Dopo l’ evocazione dell’immagine seguita dalla verbalizzazione, il corpo ci aiuta a scoprire l’emozione che soggiace analizzando tutte le manifestazioni somatiche susseguite a quell’immagine e a quella verbalizzazione.

Laddove quindi la parola tace è il corpo a parlare.

 

 

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