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Il tutto e’ piu’ della somma delle parti

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Oggi vorrei lasciare uno spunto di riflessione per i professionisti del settore. Nel suo libro “Psicologia analitica e arte poetica” (1922), Jung afferma che

“[…] L’esercizio dell’arte è un’attività psicologica, o un’attività umana dovuta a motivi psicologici, e come tale è e deve essere sottoposta all’analisi psicologica”

per poi proseguire con questa riflessione

“[…] Soltanto quella parte dell’arte che comprende i processi di formazione artistica può essere oggetto di studi di tal genere, ma non quella che rappresenta l’essenza medesima dell’arte. Questa seconda parte, che cerca di sapere in che cosa consista l’arte in se stessa, non può diventare oggetto di indagine psicologica, ma soltanto di un esame estetico-artistico.”


Questo concetto verrà ripreso e ampliato in un altro suo lavoro “Psicologia e Poesia” pubblicato nel 1930

“Essendo la psiche madre e matrice di tutte le scienze e arti, la psicologia dovrebbe essere in condizione di illuminare e di spiegare, da una parte la struttura psicologica dell’opera d’arte, dall’altra , il condizionamento psicologico dell’artista: due compiti di natura fondamentalmente diversa […]. Benché i due oggetti dell’indagine si trovino nel rapporto più intimo, legato come sono da un’interdipendenza indissolubile, pur tuttavia l’uno non può spiegare l’altro. […] Nel campo della religione siamo costretti a fare una distinzione analoga; giacché la psicologia può considerare solo il fenomeno emotivo e simbolico di una religione, il che non ha niente a che fare con l’essenza della religione stessa, essenza che è impossibile cogliere per via psicologica. Se ciò fosse possibile, non solo la religione, ma anche l’arte potrebbe essere considera come una sezione della psicologia. […] Non si esclude, con questo che tali .evidentemente che si potrebbe fare altrettanto per la psicologia e annientare il suo valore specifico e la proprie essenza, trattandola come una semplice attività cerebrale a fianco delle altre attività ghiandolari, in un capitolo secondario della fisiologia. Si sa peraltro che ciò è già stato fatto.”

 

Il mio desiderio, con queste citazioni, è di portare l’attenzione sul fatto che della singola persona, del singolo caso clinico che possiamo avere davanti a noi, possiamo spiegare in molti modi diversi i singoli comportamenti, sintomi o pensieri, ma immancabilmente, nell’osservarlo nel complesso, ci dovremmo rendere conto che “il tutto è più della somma delle parti” e che rimane un qualcosa che trascende le spiegazioni scientifiche e rende la singola persona, appunto, unica.

Proprio a questo aspetto, la figure professionali della psicologia, dovrebbero portare rispetto e interesse sincero, per evitare di ridurre il singolo a un semplice “sinonimo” di molti, e rischiare di connotare come “patologico” ogni comportamento, finendo paradossalmente per annullare il concetto di patologia.

Citando ancora Jung (1922)

“Se si spiega un’opera d’arte nello stesso modo con cui si spiega una nevrosi, si può concludere che l’opera d’arte stessa è una nevrosi, o la nevrosi un’opera d’arte”

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