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Giocarsi tutto: dipendenza dal gioco

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In Italia, circa il 17-20% della popolazione presenta un rapporto problematico con il gioco che rischia di trasformarsi in una vera e propria dipendenza; l’1-3% è coinvolto, invece, nella patologia di dipendenza, vera e propria.

I montepremi salgono e le file per giocare aumentano. Anche persone che non hanno mai giocato vengono attratte da notizie in tv o da pubblicità con l’uomo più alto del mondo o più leggero, che ti invita a giocare. Il richiamo è forte e tende a sottolineare la mancata vincita e di conseguenza la cifra che sale vertiginosamente, come a dire “adesso il premio aumenterà, non ti fa gola?”.

Questo è ciò che avviene da qualche anno a questa parte e, lasciando da parte i dubbi (leciti) che si possono sollevare riguardo le somme che, inevitabilmente, entrano tramite le giocate e, la mancanza di trasparenza che le modalità di estrazione possono sollevare, vorrei soffermarmi sull’effetto che questi continui richiami, anche se non espliciti, possono procurare sulle persone.

Nel luglio del 2009 il Codacons in un ricorso presentato al Tribunale di Roma, dichiara: “ I record raggiunti dal montepremi del Superenalotto, provocano una pericolosissima “febbre da gioco” in tutta Italia, con numerosi casi di cittadini che giocano tutti i propri risparmi, che si indebitano con gli usurai, che perdono proprietà immobiliari e che mandano in fallimento i bilanci familiari, nel tentativo di accaparrarsi il jackpot”.

Ma ricorsi o campagne di sensibilizzazione sono poca cosa rispetto a scritte che scorrono sui teleschermi durante i telegiornali, aggiornamenti sull’aumento delle cifre, servizi su come poter spendere una vittoria stratosferica, questo è più forte e attrae, sicuramente di più. Per non parlare dei nuovi giochi che vengono proposti continuamente, sia in ricevitoria che in internet.

Qual è il rischio di tutto ciò? Che il “vizio” e l’abitudine diventi dipendenza. Ciò potrebbe accadere soprattutto in soggetti psicologicamente più vulnerabili (personalità narcisistiche, dipendenti e impulsive). La dipendenza da gioco ha le stesse caratteristiche di una dipendenza da sostanze stupefacenti: la persona non riesce a smettere di giocare, ne sente la necessità. Inizialmente si ricerca l’eccitazione e le forti sensazioni, poi quando arriva qualche vincita (anche piccola) la rincorsa ad altre si fa sempre più frequente, diventando una vera ossessione. Il fatto di attribuire alle non-vincite la sfortuna, fa scattare un meccanismo di inseguimento, aumentando la puntata e il fattore di rischio. Si arriva a mettere in gioco tutto: la casa, gli affetti, la fiducia dei familiari e gli amici. Quando si perde tutto, poi, è ancora il gioco ad essere visto come l’unica via d’uscita, l’unica che, con un colpo di fortuna, può arrivare ad aggiustare tutto. Le situazioni da considerare e tenere d’occhio sono: quando il soggetto è assorbito molto dal gioco; quando ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori; quando è irrequieto o irritabile tentando di ridurre o interrompere “le giocate”; quando mente ai membri della propria famiglia, per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco; quando commette azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco; quando mette a repentaglio una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco.

Dunque, la dipendenza da gioco è una malattia e come tale va affrontata con un trattamento terapeutico appropriato. Prima bisogna raggiungere l’astinenza, dopo, quando si è “sobri”, effettuare il cambiamento di comportamento, l’atteggiamento da acquisire dovrà essere forte per evitare le ricadute. A volte è indispensabile un intervento farmacologico.

La tendenza di un dipendente è quella di negare o minimizzare il problema e credere che si può smettere da un giorno all’altro. La consapevolezza come primo passo porta alla stipula di un contratto terapeutico costituito da colloqui individuali, familiari e di gruppo.

La famiglia di un dipendente deve essere sostenuta e aiutata ad ogni fase del trattamento, essendo il nucleo che risente, inevitabilmente di tutte le scelte e le “perdite” del malato.

E’ allora fondamentale l’informazione, sapere che ci sono altre persone con lo stesso problema. Negli ultimi anni, purtroppo, casi di dipendenza da gioco sono in fortissimo aumento, l’età è il dato più preoccupante, giovani tra i 25 e 35 anni. Questo allarme dovrebbe mobilitare le risorse locali verso una circoscrizione del problema e agire su realtà avvicinabili. A scuola bisogna intervenire con l’informazione e quindi con la prevenzione ma che, possibilmente, non dovrebbe fermarsi alla semplice lezione frontale, accademica e distaccata delle quali i ragazzi sono oramai stufi e pieni fino al collo.

 

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