Il setting

In una stanza ci sono due persone. Una di loro ha bisogno di aiuto per risolvere un disagio personale, o almeno crede di sapere qual è il motivo del suo arrivo in quella stanza. L’altra persona è lì per accogliere questa richiesta e aiutare a focalizzare e risolvere il problema, con il solo utilizzo della relazione.

In ambito psicoterapeutico, il setting comprende tutte le caratteristiche entro le quali ha luogo il trattamento terapeutico. Il setting comprende sia elementi pratici e organizzativi, sia elementi astratti.

Gli elementi pratici e organizzativi riguardano la stanza del terapeuta dove avviene l’incontro, compreso l’arredamento, e la strutturazione della frequenza degli incontri, della possibilità di contattare il terapeuta al di fuori degli incontri stessi, della modalità di compenso per la prestazione ed ogni altro elemento riguardante il rapporto lavorativo fra le due parti.

Lo studio del terapeuta dovrebbe essere tale da garantire la privacy dei due soggetti senza interruzione fino alla fine del colloquio e, quando possibile, staccato dalla sala d’attesa di modo che i pazienti che arrivano non si incontrino con quelli che stanno andando via. Per quanto riguarda l’arredamento, questo cambia considerevolmente a seconda della formazione del terapeuta: si pensi al lettino dello psicoanalista classico, o al divano dove si accomoda la coppia che va in terapia. A seconda degli orientamenti, terapeuta e cliente possono di volta in volta trovarsi faccia a faccia, separati da un tavolo, o il primo rivolto verso le spalle del secondo.

In ognuno dei casi qui descritti, l’obiettivo e di mettere il paziente quanto più possibile a proprio agio e aiutarlo nella comunicazione e comprensione delle proprie difficoltà.

Tutti gli elementi del setting che vanno invece a costituire le caratteristiche dell’incontro tra un dato paziente e un dato terapeuta, vengono solitamente messi per iscritto su un contratto, il contratto terapeutico appunto, e potranno essere più o meno elastiche a discrezione del terapeuta.

Passando invece agli elementi astratti del setting, questi riguardano gli aspetti emotivi e relazionali. Utilizzando i dispositivi organizzativi di base, l’incontro terapeutico si può muovere all’interno di uno spazio definito e accogliente che permette lo sviluppo di nuovi pensieri e contenuti che possono essere valutati, organizzati e cesellati in uno spazio protetto prima di affrontare il mondo esterno. Allo stesso modo, questi nuovi accadimenti mentali, una volta portati nella vita quotidiana del paziente, possono essere nuovamente oggetto di studio nell’incontro successivo, fino a che il lavoro di riflessione e aggiustamento non porterà il paziente a farli propri ed a modificare in maniera adattiva i propri ragionamenti e il proprio comportamento, arrivando, dove possibile, a eliminare il motivo di disagio che aveva spinto all’iniziale richiesta di aiuto.

Il setting quindi è fondamentale per permettere la creazione dello spazio potenziale tanto caro a Winnicott dove una realtà nuova diventa pensabile grazie “all’essere soli in presenza di un altro”.

 

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1 Commento

  • 7 luglio 2011 | Permalink |

    Mi sa che hai dimenticato di mettere il titolo dell’articolo, il feed RSS mi dà “title unknown”. :P

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