Gestire situazioni difficili: la resilienza

Ci sono  delle situazioni in cui percepiamo di non avere molto controllo sulla nostra vita, in cui sembra che tutto segua un proprio percorso, e che il nostro contributo sia del tutto irrilevante. Tutto sembra andare “per il verso storto”, nei vari ambiti della nostra vita abbiamo difficoltà: a lavoro, nelle relazioni, in famiglia…


Capita a tutti di chiedersi: “ma come si fa ad affrontare tutto?”.

La risposta non è semplice, o, forse, neppure esiste.

Non c’è nessuna “ricetta magica” che ci dia delle soluzioni adeguate, sempre ed in ogni circostanza.

Ma di certo ci sono vari fattori che contribuiscono ad incrementare le nostre capacità di gestione delle situazioni difficili, cioè la nostra capacità di resilienza. Questo termine, che deriva dalle scienze meccaniche e che indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione, in psicologia si riferisce alle capacità che gli individui hanno di affrontare situazioni avverse, difficili, di riorganizzare posatamente la propria vita di fronte alla difficoltà.

È quindi un costrutto non stabile, ma mutevole, soprattutto in base alle varie esperienze di vita, ai vissuti, agli affetti.

Uno dei fattori estremamente importanti che influenza la nostra capacità di gestire situazioni difficili è il supporto sociale, quindi la possibilità di trovare sostegno in delle persone, che per noi sono significative.

Un altro costrutto importante fa riferimento alla nostra convinzione di autoefficacia. Tale costrutto teorico, messo a punto da Bandura, si riferisce alla “convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che incontreremo in modo da raggiungere i risultati prefissati. Le convinzioni di efficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano le motivazioni personali e agiscono”. In altre parole, è una valutazione delle proprie capacità, l’autoesame che ciascuno fa per verificare le proprie probabilità di riuscire in un compito.

L’autoefficacia, quindi, risponde alle riflessioni che tutti ci poniamo:

-        “Sono capace di…”

-         “Riuscirò a…”

L’autoefficacia non è un tratto generale della personalità ma è una variabile multidimensionale.

Infatti, così come precisato da Bandura, il senso di Autoefficacia è caratterizzato da:

Ø      Ampiezza: quanto ci si sente competenti in un ambito:

Ø      Forza: la capacità di risollevarsi dopo un insuccesso:

Ø      Generalizzabilità: in quanti ambiti ci si sente competenti.

E’ necessario sottolineare, inoltre, che nella stessa persona e nello stesso ambito di attività, il senso di autoefficacia varia a seconda della situazione e del momento e viene rivalutato di fronte a compiti nuovi o rischiosi.

Le Aspettative di Efficacia possono originare da quattro fonti principali:

1)      Le “esperienze personali”, che costituiscono la fonte più proficua per acquisire un forte senso di autoefficacia e rappresentano la memoria di situazioni passate affrontate con successo. Le esperienze passate vissute con successo consolidano le aspettative future, mentre esperienze negative producono l’effetto opposto. Un solido senso di efficacia richiede, invece, perseveranza e impegno nel superamento degli ostacoli;

2) L’“esperienza vicaria” è fornita dall’osservazione di modelli. Vedere persone simili a sé che raggiungono i propri obiettivi attraverso l’impegno e l’azione personale incrementa in noi la convinzione di possedere quelle stesse capacità. Allo stesso modo, vedere persone che falliscono, nonostante l’impegno, indebolisce il nostro senso di autoefficacia;

3) La “persuasione” consolida la nostra convinzione di essere in possesso di ciò che occorre per raggiungere i nostri obiettivi. La persuasione, però, incide sul nostro senso di autoefficacia in maniera meno significativa rispetto alle esperienze;

4) Gli “stati emotivi e fisiologici”: infatti, le situazioni di stress e di disagio vengono percepite come il presagio di una cattiva prestazione.

È quindi su queste fonti che si interviene per modificare il proprio senso di autoefficacia e, di conseguenza, sulle proprie capacità di resilienza.

In generale, quindi, è possibile affermare che esistono periodi della vita difficili, che sembrano non finire mai, in cui ci si sente inermi e “passivi”, ma durante tali periodi ci si deve soffermare sui risultati ottenuti in passato, sulle proprie abilità cognitive e metacognitive e sulla consapevolezza che abbiamo in noi gli strumenti per affrontare le varie sfide che la vita ci pone.

 

Bibliografia

 

-        Bandura, A., (1986) Autoefficacia. Edizioni Erickson, Trento

-        Caprara, G. V., (2001) La valutazione dell’Autoefficacia. Costrutti e strumenti. Edizioni Erickson, Trento

-        Di Nuovo, S., – a cura di – (2004) Orientamento e formazione. Progetti ed esperienze nella scuola e nell’università. Giunti Editore, Firenze

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