Vi siete mai chiesti perché ciascuno di noi tende a ricordare più facilmente eventi spiacevoli o situazioni durante le quali abbiamo avuto paura? Quale meccanismo ci induce a memorizzare maggiormente esperienze che invece vorremmo dimenticare?
La risposta ci viene fornita da uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Berkeley, che sarà a breve pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry ¹ (ma che è già stato anticipato on-line). La ricerca, effettuata su alcuni gruppi di topi, aveva l’obiettivo di verificare l’influenza esercitata dalla paura sulla nostra memoria, focalizzando l’attenzione su due parti fondamentali del nostro cervello l’amigdala e l’ippocampo.
L’ amigdala può essere considerata come il centro emotivo dei nostri ricordi, visto che gestisce le nostre emozioni (soprattutto quelle riguardanti lo stress, l’ansia e la paura) archiviando le esperienze ad esse connesse, e in particolar modo quelle in cui abbiamo esperito un alto livello di paura. La sua funzione è infatti quella di confrontare l’eseprienza presente con quelle passate in modo da predisporci efficacemente all’azione. L’attivazione di questa parte del cervello segna l’inizio di quella valutazione cognitiva nota come appraisal, che il nostro cervello esegue quando ci troviamo dinanzi ad uno stimolo potenzialmente pericoloso. In tal caso si fa riferimento all’ appraisal primario che anticipa sia la nostra attivazione fisiologica e sia la messa in atto delle eventuali azioni di coping.
In presenza di di stimoli valutati come potenzialmente nocivi, l’amigdala, oltre ad attivare il sistema cardiovascolare e i centri del movimento, agisce sul rilascio degli ormoni (adrenalina, dopamina, noradrenalina) che ci inducono ad affrontare il pericolo o a fuggire da esso . Ma per far ciò occorre anzitutto confrontare ogni informazione riferita alla situazione attuale con ricordi vincolati ad esperienze passate analoghe e che hanno suscitato la stessa emozione di paura.
Se l’amigdala influenza la parte emozionale della nostra memoria, connotando emotivamente le nostre esperienze, l’ippocampo è invece quella parte del nostro cervello (situata nella zona mediale del lobo temporale) implicata nella codifica delle informazioni da immgazzinare nella nostra memoria a lungo termine. L’ippocampo gestisce in particolar modo la codifica di informazioni ed esperienze riferite alla nostra memoria dichiarativa (a sua volta suddivisa in memoria semantica e episodica).
Dagli esperimenti effettuati durante questo studio è emerso che di fronte ad esperienze che suscitano paura, l’amigdala trasmette all’ippocampo l’ordine di produrre un numero maggiore di neuroni sui quali verrà successivamente impresso il ricordo legato a quella determinata esperienza traumatica.
Sarebbe questo il motivo per il quale tendiamo ricordare più facilmente e per molto tempo esperienze traumatiche e dolorose.
Come sostenuto dalla dottoressa Daniela Kaufer, membro della UC Berkeley Wills Neuroscience Institute (nonché autrice della ricerca), in presenza di determinate situazioni l’amigdala induce l’ippocampo a creare nuovi neuroni da una popolazione unica di cellule staminali neurali, fungendo quindi da input per l’immagazzinamento di determinate tipologie di ricordi. In questo modo cellule completamente nuove si attiverebbero in risposta agli input emotivi. E ciò avverrebbe in particolar modo quando ci troviamo di fronte a situazioni potenzialmente dannose per il nostro benessere psico-fisico, evidenziando la natura evolutiva di tale processo: è così che gli animali, ad esempio, ricordano la pericolosità di un predatore che ha già cercato di ucciderli.
Inoltre, appaiono evidenti le implicazioni che questa scoperta potrebbe avere per il trattamento del disturbo post traumatico da stress (DPTS) o dei disturbi legati all’ansia, visto che sarebbero proprio questi neuroni generati dall’ippocampo, su input dell’amigdala, a regolare la memoria emozionale di certe esperienze.
In funzione di quanto detto, emerge chiaramente la funzione adattiva della paura e dei ricordi ad essa associati. La maggior facilità con cui ricordiamo situazioni spiacevoli e drammatiche sembrerebbe essere, dunque, il prezzo che ciascuno di noi deve pagare per evitare eventualmente di commettere lo stesso errore o di vivere un’esperienza analogamente drammatica a quella ricordata.
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¹ http://www.nature.com/mp/journal/vaop/ncurrent/abs/mp201171a.html




















