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Psicosi: scontro tra mondo interiore e realta’

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Gli episodi psicotici colpiscono 3 giovani su 100 è una malattia questa, molto più comune di quanto si possa immaginare”


Psicosi: tematica generalmente poco trattata ma che spesso, però, incontriamo nel linguaggio quotidiano, a volte come spiegazione a fatti di cronaca, dopo un suicidio o una tragedia analoga dove viene fuori il “probabile” collegamento con una psicosi in atto.

Ma cos’è e cosa è opportuno fare? Inizialmente la definizione di psicosi è stata “malattia mentale, follia”, poi il termine è passato in rassegna molte volte, tant’è vero che ancora oggi definirlo in maniera univoca è difficile; indubbio, comunque, il collegamento della patologia con deliri e allucinazioni capaci di soffocare i contenuti collegati al senso di realtà. La fase iniziale della malattia è di difficile riconoscimento perché prevede la messa in atto di meccanismi di difesa molto primitivi (proiezione introiettiva, scissione e negazione). Il paziente psicotico manifesta una confusione delle funzioni mentali, false convinzioni, allucinazioni, cambiamenti emotivi e comportamentali, linguaggio disorganizzato e confuso e forte compromissione della capacità di esame della realtà. Questi sintomi spesso emergono negli individui vulnerabili come reazione a problemi e a tensioni emotive molto forti, nell’abuso di droghe, in seguito a cambiamenti sociali, lavorativi e familiari. La persona psicotica vive in un mondo tutto proprio, irreale e quando inevitabilmente viene a scontrasti con la realtà e si accorge che essa è diversa da ciò che immaginava reagisce con aggressività, autolesionismo, depressioni e minacce di suicidio, inoltre è convinto che la parte “malata e diversa” sta proprio nella realtà che non riconosce come tale, mentre il proprio mondo interiore è quello “giusto”. Predomina, dunque, l’alterazione tra il mondo interno e quello esterno che non viene visto come è realmente. E’ importante poter escludere durante la prima fase della malattia, problemi di carattere medico, quindi è necessario porre sempre il paziente ad una visita medica completa. Nel trattamento delle psicosi e soprattutto per i sintomi positivi, “formali” (come i deliri), gli psicofarmaci costituiscono uno strumento al momento indispensabile; bisogna però tenere presente che il soggetto psicotico coinvolge le persone care in periodi di angoscia, di sofferenza e di confusione e ciò potrebbe provocare l’abuso al ricorso degli psicofarmaci come facile e più “immediato” strumento di rimedio anziché di cura. L’obiettivo, invece, di chi prende in carico una persona psicotica è la costruzione di un clima salutare, curante, ricostruente e di contenimento; questa operazione implica il coinvolgimento e la compartecipazione delle risorse specialistiche della medicina e della psicoterapia (psicoterapia individuale, psicoterapia di gruppo, comunità terapeutiche…), ma anche delle risorse ambientali e sociali come la famiglia, i gruppi di auto-aiuto, i servizi socio-sanitari, la comunità tutta. La prognosi di tale patologia, infatti, oltre a variare in base alle caratteristiche del disturbo, varia notevolmente in base alle caratteristiche dell’ambiente nel quale la persona vive. Bisognerebbe allora informare e preparare sia i parenti dei pazienti ma anche i professionisti che per motivi di lavoro potrebbero incontrare, sulla loro strada, casi del genere. I familiari degli psicotici, tendono, inizialmente a considerare il proprio caro, solo come un po’ strano. Non comprendono, ed è difficile farlo, la gravità annunciata dai primi sintomi pre-psicotici: rigidità, fragilità, inadeguatezze molto marcate nella sfera affettiva, nelle relazioni familiari e sociali con conseguente vissuto di allarme, di rabbia, di odio e di isolamento. Quando queste realtà diventano incontrollabili e incontenibili si coagulano dando forma a modalità caratteriali percepite dagli altri come stranezze. Durante questa fase iniziale, priva di deliri e allucinazioni, si mette in atto una sorta di guerra durante la quale questi primi sintomi minacciano di invadere, in maniera ingombrante, la mente.

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