Quando si parla di adolescenza, affiorano subito nella nostra mente temi quali: costanti liti tra genitori e figli, richieste di autonomia, cambiamenti fisici e sviluppo degli organi sessuali primari e secondari, ecc…
Questo periodo della vita, che va dai 12 ai 22 anni di età circa, vede l’individuo impegnato ad affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo sviluppo fisiologico, morfologico, sessuale, cognitivo e sociale.
Troppo spesso, però, questo periodo della vita, e le modificazioni ad esso associate, è accompagnato anche da un eccessivo criticismo per il proprio corpo, che ne determina insoddisfazione e volontà di modificarlo. Ciò anche a causa del fatto che lo sviluppo fisico – corporeo- sessuale solo di rado avviene in forma lineare e costante, più spesso, invece, si assiste ad uno “spurt of growth”, cioè ad uno scatto repentino, che determina una modificazione di numerose parti del corpo, che causano momentanee disarmonie corporee.
Il corpo assume, infatti, in adolescenza, diverse connotazioni e viene investito di significati che mettono a dura prova l’intero impianto identitario dell’adolescente.
Se tale quadro e tale interesse ed insoddisfazione per il proprio corpo può essere ritenuto caratteristico di questa fase della vita, di certo diventa fonte di attenzione quando tali vissuti sfociano in dei veri e propri disturbi alimentari, che, di solito, vedono la loro insorgenza durante tale fase della vita.
All’interno della categoria diagnostica dei “Disturbi dell’Alimentazione” del DSM – IV-r rientrano l’Anoressia e la Bulimia Nervosa.
Questi sono caratterizzati da grossolane alterazioni del comportamento alimentare.
Caratteristico dell’anoressia nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale.
La bulimia nervosa è, invece, caratterizzata da ricorrenti episodi di “abbuffate”, seguiti dall’utilizzo di mezzi inappropriati per controllare il peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o diuretici, il digiuno o l’attività fisica praticata in maniera eccessiva.
Una delle caratteristiche che accomuna questi due disturbi è la presenza di una alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.
Nello specifico, uno dei criteri per diagnosticare l’ Anoressia fa riferimento all’inadeguata percezione che i soggetti hanno del proprio corpo. Secondo il DSM – IV, infatti, “la percezione ed il valore attribuiti all’aspetto fisico ed al peso corporeo risultano distorti in questi soggetti (Criterio C). Alcuni si sentono grassi in riferimento alla totalità del loro corpo, altri, pur ammettendo la propria magrezza, percepiscono come “troppo grasse” alcune parti del corpo, in genere l’addome, i glutei, le cosce. Possono adottare le tecniche più disparate per valutare dimensioni e peso corporei, come pesarsi di continuo, misurarsi ossessivamente con il metro, o controllare allo specchio le parti percepite come “grasse”.
Per quanto riguarda le differenze tra le alterazioni percettive nell’ anoressia e nella bulimia, si rileva come le persone con anoressia compiano errori di valutazione anche osservando altri oggetti o persone, a differenza di quanto non facciano le pazienti con bulimia, le quali invece sarebbero in grado di correggere gli errori di valutazione basandosi sull’evidenza fisica.
Una delle definizioni più spesso citate di “immagine corporea” fa riferimento ad un’ immagine del corpo che formiamo nella nostra mente, cioè il modo con cui il nostro corpo appare a noi stessi.
La nostra immagine corporea è dinamica e pertanto si evolve nel tempo, destrutturandosi e ristrutturandosi continuamente in rapporto sia allo sviluppo, sia alle esperienze personali e sociali dell’individuo, ma, in genere, è nell’età adulta che l’immagine del corpo perviene al più alto grado di stabilità.
Si deve tuttavia riconoscere la presenza di fattori capaci, direttamente o indirettamente, di produrre ulteriori trasformazioni. La malattia può essere uno di questi fattori.
Nell’anoressia, infatti, si crea una sfasatura tra l’immagine corporea reale e l’immagine corporea percepita: le anoressiche hanno la percezione illusoria di essere grasse, anche se non lo sono affatto.
Guardandosi allo specchio, l’immagine che le persone con anoressia vedono riflessa è quella di una giovane donna “troppo in carne”, con degli enormi fianchi, con un corpo troppo grasso, che nessuno apprezzerà mai.
Ciò non corrisponde assolutamente a verità: ciò che il resto delle persone vede, infatti, è l’immagine di una giovane donna “troppo magra”, che, magari, a stento, riesce a mantenersi in piedi, con un corpo quasi “trasparente”, che sta mettendo in serio pericolo la propria vita.
Di tutto questo la persona con anoressia non ne ha la minima idea, non “vede” assolutamente lo stato di emaciazione del proprio corpo. Al contrario, la perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista ed un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’incremento ponderale viene esperito come una inaccettabile perdita delle capacità di controllo.
È evidente come, in tale quadro, il livello di autostima dl soggetto sia del tutto influenzato dalla propria immagine corporea.
È possibile supporre, quindi, che l’adolescente sviluppi un’immagine ideale del proprio corpo e, di conseguenza, desideri avere uno sviluppo puberale che si conformi a questa immagine idealizzata.
Nello realtà, però, lo sviluppo puberale seguirà linee evolutive proprie e non controllabili dal soggetto che, in questo modo, potrebbe vivere sentimenti di frustrazione ed impotenza. È proprio questo scarto tra immagine ideale ed immagine reale che può facilmente generare un abbassamento dell’autostima del giovane.
Non è quindi il grado d’appeal ad essere in relazione con l’autostima, quanto quello percepito dall’individuo, specie nelle relazioni ed interazioni con gli altri.
Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista Neuron, ha messo in luce l’esistenza di disturbi nella percezione e nel riconoscimento delle caratteristiche morfologiche del corpo umano.
Se tale lavoro ha posto l’attenzione principalmente sui pazienti con lesioni cerebrali (nello specifico, nelle aree posteriori e frontali), non è escluso che i risultati di tale studio possano essere potenzialmente importanti per la comprensione dei meccanismi alla base dei disturbi della rappresentazione del corpo nei casi di anoressia nervosa.
Ciò che è essenziale è certamente cercare di comprendere e studiare la complessità psico-sociale in cui è inserito un soggetto portatore di un disagio psichico e non soffermarsi solo sul problema alimentare che colpisce il soggetto.
Bisogna interrogarsi allora sulle condizioni di vita dei soggetti con anoressia, sulla loro famiglia, sulla condizione socio-economica, sulle abitudini di vita, sulle amicizie, sulle reti sociali in cui le persone con anoressia sono inserite per un eventuale supporto e sui loro stili di vita in generale.
Bibliografia
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