“Il cambiamento del sesso è un fenomeno presente da sempre nella storia e nel mito di diverse culture”
Come non fare caso al bombardamento mediatico del termine “transessuale” al quale, in questo ultimo periodo, siamo sottoposti.
Ma sappiamo realmente chi è il transessuale? Sicuramente sappiamo ciò che indirettamente ci vogliono far sapere e cioè che è meglio non farsi mai riprendere da una telecamera o farsi fotografare in sua compagnia, a meno che non sia il protagonista di un reality show.
Ad ogni modo proviamo a chiarire cosa avviene, a livello psicologico durante le fasi di cambiamento al quale un transessuale è sottoposto. Innanzitutto il transessuale è colui che rifiuta il proprio sesso e si identifica in quello opposto fino ad assumerne le caratteristiche fisiologiche in seguito ad un intervento chirurgico. Non si tratta, dunque, di un rifiuto dell’identità di genere (costruzione culturale dell’identità sessuale), ma di un rifiuto di sesso (identità fisiologico-anatomico dell’individuo). L’identità di genere è una delle componenti essenziali del processo di costruzione dell’identità. Il termine si riferisce ad un vissuto di appartenenza ad un genere, maschile, femminile o entrambi, (gay, lesbica o bisessuale) tale appartenenza può manifestarsi con vissuti corrispondenti al sesso biologico o anche no.
Il transessuale, invece, vuole fortemente essere e non apparire, vuole agire e “operare” come gli individui del sesso opposto.
“Il mio modo di essere non corrispondeva al mio corpo”, “ mi sentivo diverso rispetto a ciò che il mio corpo inevitabilmente mostrava”, spesso sentiamo dire queste frasi da un transessuale, mentre racconta la sua vita, prima del cambiamento di sesso. Queste persone considerano le proprie parti genitali come delle mostruosità, qualcosa da rimuovere. Per Stoller, il maschio transessuale si è sempre sentito femmina e da sempre la propria mascolinità gli procura schifo. A livello psicologico e sociale ciò procura disagi clinicamente significativi, se pensiamo che la manifestazione avviene inevitabilmente durante il periodo della pubertà ci rendiamo conto della compromissione che ciò comporta dell’area sociale e familiare.
Il transessualismo viene classificato dal DSM-IV come un disturbo dell’identità di genere o disforia di genere e ha come criteri diagnostici per gli adulti e gli adolescenti: una forte e persistente identificazione nel sesso opposto, desiderio dichiarato di essere dell’altro sesso, persistente malessere riguardo il proprio sesso o senso di estraneità riguardo il proprio ruolo sessuale. Negli adolescenti e negli adulti ciò si manifesta con una forte preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie (parti genitali).
Non esiste alcuna certezza scientifica sulle cause di tale disturbo ma siamo lontani dal dimostrare una predisposizione neurobiologa.
L’iter per il cambiamento di sesso prevede: una iniziale terapia ormonale, trattamenti estetici chirurgici (a carico dell’interessato), richiesta al tribunale per gli interventi del cambio di sesso. L’eventuale approvazione arriva solo dopo vari accertamenti, tra i quali le consulenze psicologiche per valutare la solidità delle motivazione e le eventuali risorse per affrontare le conseguenze del cambiamento. Poi, si passa al rinnovo dello stato anagrafico (sempre presso il tribunale) e alla modifica dei documenti d’identità. Il cambiamento di sesso in Italia non è regolamentato in maniera adeguata e quindi alla fase finale dell’intervento si arriva in pochi casi e dopo un percorso lunghissimo ed estenuante sia per l’aspetto economico che psicologico.
A volte la discriminazione e l’ignoranza porta a pensare che alla base di tutto ci sia solo un “problema” di perversione sessuale, non c’è cosa più sbagliata. I transessuali vivono in un corpo sbagliato, e per loro diventa difficile sviluppare una propria sessualità. A volte non sono nemmeno attratti da nessun membro dei due sessi, perché il ruolo che dovrebbero rivestire in una relazione sessuale viene sentito come sbagliato. Lo stato mentale di disgusto che provano nei confronti dei propri organi sessuali li blocca. I transessuali spesso subiscono forti discriminazioni in ambito sociale e lavorativo, vengono etichettati, subendo così il fenomeno della transfobia e molto spesso, purtroppo vengono isolati. Conosciamo storie molto drammatiche di persone che hanno perso tutto e per questo costrette a “sopravvivere” a volte, vendendo quel corpo tanto odiato.




















