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Narrare di se’ aiuta a vivere meglio

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Dal “caro diario” a facebook…


E’ capitato a tutti di avere tra le mani un foglio e trovarlo dopo pochi minuti imbrattato di getti del proprio stato d’animo del momento: rabbia, tristezza, gioia, paura, tormento, tutte racchiuse lì in poche righe o in fiumi d’inchiostro che raccontano il perché e il come di quelle emozioni.

C’è chi inizia con il solito “caro diario..” o chi preferisce scrivere come in una favola “c’era una volta…”, e far rivivere il proprio vissuto a personaggi fantastici, oppure chi scrive di sé come in una autobiografia; ma, qualsiasi sia l’inizio, la storia raccontata è la propria vita o frammenti di essa.

Scrivere di sé fa bene e questo perché la scrittura lascia impressa, come un’orma, l’emozione del momento e la lascia così come è stata sentita, percepita e vissuta. Il primo effetto benefico è sicuramente quello derivante dallo sfogo, ma gli effetti secondari sono quelli più importanti e duraturi. Rileggendo e reinterpretando la storia a distanza di tempo, infatti, possiamo capire ciò che al momento della stesura nemmeno immaginavamo. Nel momento in cui si decide di scrivere di sé, la sensazione è quella di non avere niente da dire, poi una volta iniziato ci si accorge che ciò che stiamo mettendo su carta è davvero quanto riteniamo importante e quanto realmente ci fa stare bene o male. Questa prima selezione porta con sé un atto importante e curativo, il momentaneo estraniamento per concentrarsi solamente su di sé. Con il passaggio del proprio vissuto su carta avviene quindi una prima elaborazione. Tramite la scrittura possiamo sbarazzarci di pensieri che ci assillano e di emozioni negative ma tramite la scrittura possiamo anche recuperare i pensieri belli e le emozioni positive. Scrivere può aiutare nei momenti di repentini e ripetuti cambiamenti che caratterizzano molte fasi del ciclo vitale.

Gli adolescenti sono gli “scrittori” più assidui del “caro diario” questo perché in un periodo così contraddittorio, in cui le emozioni si scontrano con una crescita fisica e psichica invitabile, il diario è lo sfogo per eccellenza, l’amico che c’è e che non tradisce, il fidanzato di cui non avere vergogna e il genitore con il quale confidarsi: ecco perché toccare un diario ad un adolescente significa toccare l’ intimità più profonda.

Da qualche anno a questa parte anche l’adulto però si sente più invogliato ad utilizzare il metodo della scrittura per raccontare di sé per sentirsi meglio ed accettati; è da qualche anno a questa parte infatti che i nuovi mezzi di comunicazione come forum, blog, facebook danno il lasciapassare anche agli adulti per scrivere, spiare e leggere le storie proprie e quelle degli altri. Infatti, se la scrittura nasce come gesto solitario come mai oggi è diventato un mezzo per diffondere il proprio pensiero a quante più persone possibili? Pensiamo a facebook che ci invita a scrivere: “a cosa stai pensando?”. Sicuramente dietro l’esigenza di scrivere tramite blog, forum e chat si nasconde un bisogno di comunicare ciò che si pensa e si prova, ed in questo non ci trovo nulla di negativo, anzi; la scrittura serve proprio a questo, no? Se poi aggiungiamo che è possibile anche confrontarsi e scambiarsi pareri ed esperienze ricreando la stessa condivisione di un gruppo terapeutico stando tranquillamente seduti sulla poltrona di casa, allora ancora meglio. Un altro aspetto positivo è il coinvolgimento di un’utenza che, dopo il diario adolescenziale si è persa, quella degli adulti, che ha recuperato la voglia di scrivere e mettersi in discussione. Ciò che però mi preoccupa è l’immediatezza, l’urgenza e l’attesa di risposta che questo modo di comunicare si trascina dietro. Mi fa pensare che il bisogno è impellente e che, forse, la solitudine è tanta. Questo potrebbe far saltare quella fase di elaborazione e di rilettura che invece il “caro diario” permette, tramite un gesto solitario e di contrasto tra il bianco del foglio e il nero della penna.

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