L’adolescenza è una fase evolutiva della persona che comporta una serie di eventi articolati e complessi.
Il bambino che entra nell’adolescenza si trova, nel giro di poco tempo, di fronte ad un radicale cambiamento del proprio fisico, accompagnato da importanti modifiche di tipo cognitivo, sessuale e sociale.
Le nuove capacità di ragionamento acquisite lo influenzano non solo a livello delle capacità di apprendimento, ma anche sul modo in cui percepisce se stesso, le relazioni con gli altri e il mondo intorno a lui. Essendo ora capace di ragionare sulla sua situazione presente confrontandola da diversi punti di vista e allargandone la prospettiva temporale, l’adolescente inizia da un lato ad assumere comportamenti più consapevoli e dall’altro ad assumere posizioni piuttosto critiche nei confronti della realtà; in particolare di quella che è stata fino ad ora la sua personale realtà.
In particolare, le prime persone a notare e a dover gestire questi cambiamenti sono proprio i genitori dell’adolescente.
Gli equilibri presenti finora nel sistema familiare possono venire compromessi dalle trasformazioni psicofisiche dell’adolescenza. Un bambino finora educato, socievole ed interessato alla scuola può diventare aggressivo, insofferente, solitario, ecc. Il non riconoscere ed accettare più le regole che fino a poco tempo fa venivano seguite di buon grado può disorientare i genitori.
Anche per loro si apre la strada verso un percorso di crescita, devono infatti imparare a modificare il proprio investimento affettivo sul figlio, compresa la modalità di relazione e di comunicazione. Il rapporto, pur sempre all’interno della relazione specifica “genitore-figlio”, deve modificarsi da adulto-bambino ad adulto-adulto.
Spesso i genitori si trovano impreparati di fronte questo nuovo compito, provano inizialmente la strada del dialogo, per poi spesso passare alla strada dell’irrigidimento delle regole e imposizioni. Nel non vedere risultati, ma piuttosto continui scontri con il proprio figlio, i genitori sempre più spesso di rivolgono ai centri di ascolto della famiglia e ai consultori con domande tipo:
§ non riusciamo più a capire cosa vuole
§ non riusciamo più a farci ascoltare
§ cosa possiamo fare?
§ come dobbiamo comportarci?
§ come può aiutarci uno psicologo?
§ si può risolvere il problema?
§ dove abbiamo sbagliato?
§ perchè si rivolta così contro di noi?
§ perchè i miei figli sono così diversi tra loro quando ci siamo comportati con entrambi allo stesso modo?
§ riusciremo di nuovo ad aver un rapporto sereno con lui/lei?
§ la situazione si può aggravare?
§ come sarà da adulto?
Bisogna ricordare che per i figli il dialogo con i proprio genitori è sempre e costantemente importante e fonte di crescita personale. Se fin dall’infanzia i genitori hanno impostato il loro rapporto con il figlio all’insegna dell’ascolto e dell’attenzione verso i contenuti emozionali di quanto raccontato, hanno sicuramente creato una basa solida sulla quale lavorare per raggiungere insieme la maturità del proprio figlio ed un nuovo equilibrio familiare.
Allora, è importante utilizzare oltre al linguaggio verbale, anche quello non verbale per comprendere quello che sta succedendo al proprio figlio. Quasi sempre, l’aggressività rivolta verso il genitore è il primo mezzo che l’adolescente ha per iniziare a ritagliarsi un proprio ruolo autonomo, nonché il riflesso di preoccupazioni e difficoltà che il ragazzo vive all’esterno del sistema famiglia e che non riesce o non vuole affrontare insieme ai propri genitori.
Una certa tolleranza verso determinati atteggiamenti, l’essere più flessibili rispetto alle nuove esigenze del figlio adolescente, ed essere sempre pronti ed aperti al dialogo qualora si aprano degli sprazzi di accessibilità, sono le tecniche che i genitori possono effettuare per superare la burrasca dell’adolescenza tenendo ben a mente due punti specifici:
- Rispettare e seguire il proprio istinto genitoriale, soprattutto se questo aveva permesso finora di aver un rapporto sereno e profondo con il proprio figlio.
- Ricordarsi sempre di essere persone, con i propri limiti e i propri difetti, e di non rivestire solamente il ruolo di genitore, ma di avere una personalità complessa e composta da diversi altri impegni e interessi. Questo perché, se si continua ad essere sempre presenti al 100% per il proprio figlio, e sempre pronti ad annullarsi per le sue esigenze, si continuerà a trattarlo come un bambino. Se invece il ragazzo comincerà a confrontarsi con le esigenze di un altro adulto, inizierà indirettamente a sentirsi trattato come tale e pian piano la relazione raggiungerà un nuovo equilibrio.




















