L’intimità in macerie…elaborare il lutto

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Corpi che si intravedono tra le macerie di un paese distrutto da una forza incontrollabile.

Un’immagine questa che rimarrà impressa nella memoria di molte persone, un’immagine che, purtroppo, racconta distruzione fisica e psichica. Lo tsunami che ha inondato il Giappone, ci ha posto di fronte ad una realtà cruda ma soprattutto di fronte alla paura della perdita improvvisa, perdita di ciò che ci è più caro (parenti, amici) e più scontato (la casa, la piazza del paese), paura che, nel giro di pochi minuti tutto intorno possa diventare macerie. Vedere la propria casa distrutta coincide a vedere in frantumi la propria intimità.

Quando la morte entra a far parte della quotidianità costringendo a conviverci, perché si è scampati ad essa per miracolo, diventa vitale il recupero dello stato emotivo soffocato; è necessario metter in atto un’elaborazione del lutto. E’ un processo questo di difficile comprensione e anche se, se ne sente parlare, spesso si banalizza con concetti tipo: “Il dolore fa parte della vita e da questo c’è solo da imparare”.

Il dolore è dolore e basta e come tale è sempre brutto e fa sempre stare male. Diventano invece, formative e piene di significato le strade che si intraprendono per arrivare alla sua piena strutturazione. Perdere una persona cara, soprattutto se all’improvviso e per cause esterne, fa soffrire. E allora le belle parole vanno a “farsi benedire” e, poi resta solo l’eco di gente che, stringendoti la mano, ti dice: “Fatti forza, cerca di dimenticare”. Elaborare il lutto significa fare esattamente l’opposto.

Per poter avvenire, l’elaborazione, necessita della messa in pratica di alcuni meccanismi per rendere tollerabile il dolore, no per dimenticare. Ciò che si impara a fare è creare uno spazio mentale capace di contenere quel dolore e all’interno del quale si aiuta la persona a raggiungere una progressiva consapevolezza emotivo-cognitiva della perdita subita. Si lavora sulla ristrutturazione della percezione di sé, tenendo conto della perdita e, sull’accettazione della parte di se stesso quale persona sofferente.

L’elaborazione del lutto, attraverso il ricordo dell’evento traumatico e della perdita, permette al passato di andare via senza perdere l’integrazione di sé. E questo comporta, nel mondo interno, grandi trasformazioni delle immagini mentali sia di sé sia della persona perduta, la quale potrà venir conservata soltanto in quanto trasformata in ricordo.

Affrontare tale processo non è così semplice come raccontarlo, l’elaborazione può durare anche anni e passa attraverso momenti di sofferenza e lente rimarginazioni di ferite fino a raggiungere il risultato: collocare mentalmente nel passato ciò che nella realtà è passato e lasciarlo definitivamente.

Anche in questo caso particolare, così come spesso avviene nel processo della sofferenza, è importante che la persona colpita abbia voglia di uscirne e di sfruttare le proprie risorse personali; risorse che, inizialmente sembrano inesistenti ma poi emergono e, per “andare avanti” si riappropriano della capacità di riprogettare un futuro.

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Psicologa clinica e di comunità. Esperta in psicologia giuridica e perizia psicologica. Specializzanda in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso la Società Italiana di Psicoterapia Integrata di Casoria. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania N° 2679. Autrice del romanzo “mamma FOLLIA” (Il Filo editore).
Lavora come libera professionista.
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