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Giappone: psicologia dei sopravvissuti

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Ogni giorno, da quando la terribile disgrazia in Giappone è accaduta, la tv ci invia le immagini delle devastanti conseguenze del terremoto e dello tsunami. E’ sempre forte e doloroso guardare queste immagini, figuriamoci per chi vive in prima persona queste tragedie. Quali le conseguenze psicologiche?

Intere famiglie in Giappone sono state spazzate via dalla furia della natura. Il numero dei dispersi si trasforma velocemente nel bollettino dei morti, che cresce a dismisura. Chi sopravvive spesso ha perso tanti cari, o nella migliore delle ipotesi non ha più niente, dalla casa, al posto di lavoro, ai propri beni personali. Gli impianti nucleari disperdono radiazioni, continuando a danneggiare la salute e la vita di chi è scampato alla catastrofe. Lo shock e la pena dei sopravvissuti è inimmaginabile. Come può un essere umano reagire e sopportare tanto dolore e caos?

Nel 2010 l’Association of Psychological Science ha pubblicato un report dal titolo “Valutare i costi di un disastro: conseguenze, rischi e resilienza negli individui, nelle famiglie e nelle comunità.” Il Dr. George Bonanno, professore della Columbia University, psicologo clinico e esperto dei traumi e del loro impatto, è l’autore principale dello studio.

Il Dr. Bonanno ha affermato che molti di noi sottostimano la resilienza che i sopravvisuti sono capaci di mettere in atto quando si verifica un evento simile a quello giapponese. C’è da considerare poi che non tutti reagiscono allo stesso modo. Per alcuni, l’esperienza del trauma si trasforma in Disturbo Post-Traumatico da Stress, per altri no, ma molto dipende dalle capacità e dal vissuto dei singoli individui. La trasformazione dell’evento in patologia è legata, infatti, all’accumulazione di precedenti esperienze, dal supporto della famiglia e della comunità e dalla forza e resilienza individuale.

In Giappone, in particolare, dopo lo shock iniziale, le persone si stanno stringendo insieme nello sforzo di salvare gli altri, di procurare cibo e riparo, di trovare e seppellire i morti e di fornire quanto più supporto possibile a chi gli sta intorno. Come ha affermato Kazumi Saeki, corrispondente giapponese per il New York Times, non c’è tempo per il dolore. C’è troppo da fare per piangere. Non abbiamo intenzione di dipingere una catastrofe con il romanticismo e il buonismo. Non c’è niente da essere romantici in quello che è accaduto. Semplicemente vogliamo sottolineare che gli esseri umani hanno la capacità di adattarsi alle situazioni più terribili.

Il problema è che, come ogni tragedia, quando finisce l’emergenza e la luce dei media si spegne, lasciando soli i sopravvissuti, le persone che si sono date da fare con forza fino a quel momento dovranno fare i conti con tutto il dolore che hanno dovuto mettere da parte per aiutare. E quella sofferenza sarà terribile.

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