Home / Psicopatologie / Disagio Psicologico / A letto con il nemico

A letto con il nemico

/
/
/

Quando un amore da sogno si trasforma in incubo: la dipendenza affettiva


Lucia si è innamorata e così descrive il suo amore:

“ Lui è così bello, dolce e intelligente che sembra venuto da un altro pianeta, mi fa sentire bene e quando sono con lui so che andrà tutto per il meglio. Non posso stare senza di lui nemmeno per un attimo, mi sento soffocare”.

Lucia si trova a vivere la fase dell’innamoramento e, per quanto la sua descrizione, ci può risultare un po’ esagerata, è altrettanto vero che una delle caratteristiche predominanti dell’innamoramento è proprio l’idealizzazione del partner e una esultanza spropositata del proprio stato di benessere. Si vivono emozioni forti al solo sguardo dell’altro ed ogni allontanamento dell’amato viene vissuto come un dolore.

Questa, però, resta comunque una fase iniziale che lascia e, deve lasciare, il posto a successivi cambiamenti, evoluzioni che trasformano l’innamoramento in amore. C’è però un aspetto dell’amore che non permette la crescita e non crea movimento dei sentimenti, un aspetto che genera immobilità, un tipo di amore che potremmo definire “patologico”.

Vediamo come Marta descrive il suo amore “patologico”:

“Cosa starà facendo in questo momento? Con chi sarà? Perché non risponde al cellulare? E se sta con un’altra! Penso a lui tutto il giorno e se non so dov’è mi sento male fisicamente perché il mio desiderio è di stare sempre con lui. Quando torna a casa la sera lo martello ogni volta con le stesse domande. Mi ossessiona l’idea che lui possa abbracciare, accarezzare, baciare un’altra donna. Solo il pensiero mi fa rabbrividire, mi viene voglia di vomitare e la testa inizia a girare”.

Questa, più che di un amore, è la descrizione di un’ossessione, di un aspetto patologico che prende il nome di dipendenza affettiva.

La tranquillità emotiva e la serenità del dipendente risiedono unicamente nell’altro: si inizia con gelosie ingiustificate e ossessive, con pensieri verso l’altro che occupano la maggior parte della giornata e che fanno trascurare la quotidianità, gli interessi, compromettendo, a volte, anche il lavoro. La cosa più importante è che viene meno la fiducia in se stessi, in quanto, si vive esclusivamente del giudizio del partner. Il dipendente affettivo trova la propria realizzazione personale solo in coppia, sperimenta il senso di smarrimento e angoscia profonda quando è solo. Vive il proprio amore in maniera intensa e con l’ansia di non essere corrisposto. In verità l’”amore” che egli prova non potrà mai essere corrisposto in quanto non è un amore verso l’altro, ma è un amore teso a colmare i suoi bisogni e le sue carenze. In questo modo le paure si amplificano e diviene sempre più forte la tendenza ad offrirsi all’altro. Mentre con l’”amore sano” le maschere cadono e si vive il rapporto per quello che la coppia crea attraverso l’unione di due teste e due corpi, con la dipendenza affettiva, invece, l’amore assume la dimensione di una farsa, con un copione stabilito dai bisogni del dipendente. Nella maggioranza dei casi i dipendenti affettivi sono donne.  Queste donne sono state bambine cresciute con l’idea del sacrificio, ciò le ha rese capaci di sopportare qualsiasi comportamento scorretto del proprio partner, (purché non vada via); sono state cresciute con l’idea di dover occuparsi delle persone deboli della propria famiglia. Sono donne, quindi, cresciute troppo in fretta. Una volta adulte continuano ad avere l’esigenza di portare a termine la loro missione: “salvare” le persone care con il loro amore.

L’interesse per questo tipo di disagio psichico ha trovato da poco tempo un campo di studio ma, sicuramente, possiamo elencare dei campanelli d’allarme che inducono a capire quando arriva il momento di chiedere aiuto: la percezione di vuoto e angoscia, senso di perdita d’identità, emozioni intense quali rabbia e frustrazione nei confronti di chi si pensa non possa ricambiare con altrettanta intensità il proprio amore. La terapia è simile a quella degli altri tipi di dipendenza: il primo passo è la presa di coscienza del problema e poi sicuramente la condivisione dei propri vissuti e delle proprie esperienze con altri dipendenti.

Ognuno di noi, in un momento particolare della vita, può intraprendere dei percorsi di dipendenza affettiva, ciò non significa che tutti i rapporti d’amore saranno compromessi, lavorando e scoprendo i cambiamenti che il proprio sé può intraprendere e alimentando l’amore, non verso l’altro, ma quello verso se stessi, si può imparare a creare rapporti autentici di “amore sano”.

E allora ricordate sempre che l’amore troppo intenso non è compatibile con l’amore autentico.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

It is main inner container footer text