Home / Notizie / Cronaca / Luleki Sizwe contro gli stupri correttivi

Luleki Sizwe contro gli stupri correttivi

/
/
/

Con “stupro correttivo” si intende una pratica violenta di “rieducazione” attuata sempre più spesso nelle aree sud africane nei confronti di donne omosessuali.

In pratica, si tratta di una serie di stupri sessuali, spesso perpetuati per più giorni e da parte di più uomini. La vittima di queste violenze dovrebbe poi uscirne guarita dalla propria malattia, cioè l’omosessualità.


Questa brutale forma di coercizione è venuta ultimamente allo scoperto grazie ad una fondazione sud africana, “Luleki Sizwe”, che opera a città del capo per conto della LGBT, un’industria turistica rivolta a persone omosessuali, bisessuali e transessuali che desiderano viaggiare in destinazioni o strutture selezionate definite “gay-owned” (nel caso le stesse siano gestite da gay) o “gay-friendly” (con l’assicurazione cioè che non avverranno discriminazioni di sorta nei loro confronti).

La storia della nascita di questa fondazione è molto triste, e riguarda, come spesso succede, in prima persona una delle socie fondatrici. Infatti il nome Luleki Sizwe altro non è che l’unione dei nomi di due donne che sono morte a causa delle complicazioni mediche causate da uno stupro correttivo. Una di queste ragazze, era la fidanzata di una della fondatrici dell’istituzione.

Quando a questa fondazione si è presentata Millicent Gaika, l’ennesima vittima di uno stupro correttivo, la Luleki Sizwe ha deciso di passare all’azione inviando una petizione on-line per far sì che il governo sud africano riconosca lo stupro correttivo come un crimine.

La petizione ha riscosso un enorme successo, raccogliendo più di 100.000 firme. Ma questo non può bastare. In Sud Africa, uomini come Andile Ngoza, la persona che ha violentato Millicent, sono liberi di continuare la loro vita in libertà, convinti di aver fatto esattamente il proprio dovere.

Ma cosa porta un uomo a perpetuare una violenza così grande a discapito di una donna, con la convinzione di essere nel giusto?

Per di più in un paese come il Sud Africa, uno dei primi paesi al mondo a bandire la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e il primo paese in africa a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Secondo la Luleki Sizwe, ogni settimana, solo a Città del Capo verrebbero stuprate a fini “correttivi” quasi 10 donne.

Di fronte a numeri così inquietanti, da dove cominciare?

Forse, un primo passo potrebbe essere quello di dare una dignità alle donne del Sud Africa. Insegnare nelle scuole che le donne e gli uomini sono uguali, e far sì che i grandi diano il buon esempio ai piccoli, mostrando come nella vita di tutti i giorni le donne vengono rispettate come persone e non utilizzate in quanto oggetti.

E ovviamente, punire chi si macchia di un crimine tanto grande. Ma anche qui, alla violenza non si può rispondere con la violenza, ma piuttosto con la formazione di una nuova consapevolezza attraverso un percorso di cura; che riabiliti la persona nella sua interezza.
Con questo non intendo dire che chi ha sbagliato non debba affrontare una pena, ma che solo la pena non basta.

Ogni azione ha una sua causa profonda, una sua spiegazione che proviene dalla persona, dalla sua educazione, dal suo temperamento, dall’ambiente in cui cresce e dalle situazioni che vive. Delle cause così complesse non posso che richiedere un intervento complesso e articolato per ogni problema.

Nella speranza che se non sarà possibile aiutare il singolo, i frutti di quanto fondazioni come Luleki Sizwe stanno seminando, vengano raccolti dalle prossime generazioni.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

It is main inner container footer text