Come considera la psicologia, il fenomeno del credo religioso? E come cerca di comprendere ed intervenire in aiuto dei soggetti che cadono preda delle espressioni più estreme della pratica religiosa, fino ad identificarsi nelle sette?
Innanzitutto, bisogna precisare che l’oggetto d’indagine della psicologia non è la realtà religiosa, ma la realtà umana in cui compare la fede religiosa.
Attualmente, le diverse spiegazioni psicologiche dell’adesione e affiliazione ai gruppi religiosi sono riconducibili a quattro principali paradigmi.
- Paradigma della passività: tale paradigma considera chi aderisca ai movimenti religiosi come vittima di manipolazione, persuasione coercitiva oppure di ignoranza o anche di psicosi collettiva. Tra le interpretazioni orientate a questo polo, la più importante è quella di Galanter che propone una lettura psico-sociale del funzionamento dei gruppi carismatici attraverso la teoria dei sistemi, indicando i gruppi religiosi come un sistema intergrato caratterizzato da:
1)Trasformazione: paragona il gruppo religioso ad una fabbrica. La sua materia prima è il potenziale adepto, che grazie al proselitismo viene convertito nel prodotto finale, cioè l’adepto. Tale conversione è intesa come disgregazione dell’identità e della stabilità psicologica precedente.
2)Controllo: esercitato attraverso la verifica di tutte le attività all’interno del sistema che devono essere eseguite correttamente ed in maniera coordinata fra loro. Il controllo si ottiene tramite l’identificazione della recluta con il gruppo e attraverso la repressione dell’autonomia.
3)Retroazione: un modo in cui il sistema ottiene informazioni su come esegue il suo compito primario. Una parte della produzione viene reinvesta nel sistema e questo fornisce informazioni per progettare l’attività futura. Quindi eventuali retroazioni negative provenienti dall’esterno verranno accuratamente bloccate affinché non arrivino ai seguaci.
4)Controllo di confine: questa funzione protegge tutti i sistemi sociali, nei gruppo religiosi in particolare, indica il filtrare tutte le informazioni esterne controllando ed eliminando quelle potenzialmente pericolose. Questa ultima funzione può produrre negli adepti una vera e propria paura degli estranei (xenofobia) che può diventare paranoica.
- Paradigma dell’attività: enfatizza la figura del Religius Seeker, un soggetto che ricerca, nei movimenti religiosi risposte gratificanti ai propri bisogni:di identità, di ruolo, di appartenenza e di guida. Questo paradigma è bene evidenziato dalla Teoria dei Ruoli che mira a spiegare il comportamento individuale attraverso un’analisi delle condizioni sociali. Secondo Bromley principalmente il soggetto sente il bisogno di assumere un ruolo in un gruppo religioso; soddisfatta questa esigenza si rinsaldano gradualmente l’adesione alle credenze e la coesione di gruppo, finalizzate comunque al soddisfacimento del bisogno principale.
- Modello intermedio: Tale modello si rifà al costrutto dei fenomeni transizionali, elaborato da Winnicott. Esso fornisce una valutazione psicologica, lungo la linea della crescita dell’autonomia e della maturazione della persona, sulle specifiche ed individuali modalità di adesione e conversione ai gruppi religiosi di ciascuno soggetto, in funzione della sua storia relazionale. Oltre alla funzione maturativa, tale modello può essere applicato anche alla funzione perversa del gruppo religioso dove l’appartenenza diventa gregarismo e dipendenza; la fiducia nel leader degenera in ipocritica e la creatività personale, il gioco e la fantasia vengono mortificate in stereotipie e ripetività. Inoltre le caratteristiche proprie del credo religioso quali il simbolismo, il rito, la solidarietà e la coesione interna si cristallizzano in feticismo, rituale esoterico, chiusure e distacco dall’esterno; in questo modo il gruppo fagocita l’individuo decretandone la paura del mondo e l’impossibilità a crescere.
- Modello interdisciplinare: viene qui inserito un ulteriore elemento per comprendere il processo di affiliazione ai gruppi, spostando il focus sul diffuso relativismo che crea un clima predisponente le persone a cambiare religione. La scelta del gruppo religioso è condizionata da un lato dai bisogni spirituali del singolo, e dall’altro dall’ampia offerta del mercato religioso.




















