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Isabelle Caro:madre,figlia e un tragico destino

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Ho appreso con molta tristezza e rabbia della morte della nota modella francese Isabelle Caro, venuta a mancare  il 17 novembre scorso a causa del verme che le rodeva lo spirito: l’anoressia. E con altrettanti sentimenti ho sospirato alla notizia del suicidio di sua madre avvenuta la scorsa settimana. Come può essere accaduto tutto questo?

Diceva di sè di essere una bambina che non voleva crescere e così aveva intitolato il suolibro-confessione, in cui raccontava di un padre assente e di una madre depressa, che la chiudeva nella stanza coprendola di giocattoli e di attenzioni, per impedirle di diventare grande. Aveva solo 28 anni, Isabelle Caro, quando lo scorso novembre è morta in ospedale, vittima della malattia mentale di cui soffriva dall’età di 13 anni e che l’aveva resa simile ad uno scheletro. 31 chili per 1 metro e 65 erano le sue misure nel 2007, quando aveva posato per i controversi scatti di Oliviero Toscani, testimonial del brand “Nolita” contro i disturbi alimentari. Ma era arrivata anche a livelli peggiori: nel 2006 era andata in coma, pesando meno di 25 chili.

E poco dopo è stata la volta della madre, che si è tolta la vita per i sensi di colpa, secondo il marito. La cosa che mi sconcerta è che il padre di Isabelle attribuisce questi sensi di colpa al fatto che la madre avrebbe consentito il ricovero della ragazza contro la sua volontà, in seguito ad una grave disidratazione. La Caro recentemente aveva annunciato di voler guarire e di aver raggiunto il peso di 42 chili, un grande traguardo per lei. Tuttavia, il tentativo non era riuscito ed era stata inaspettatamente ricoverata presso l’ospedale Bichat. “In ospedale ci avevano detto che le avrebbero fatto della analisi, ma che c’era bisogno di sedarla – ha raccontato Christian Caro, padre della ragazza -, chiunque nelle condizioni di Isabelle non avrebbe dovuto essere sedato, ogni medico dovrebbe saperlo”. E’ così che ha deciso di sporgere denuncia per omicidio doloso nei confronti dei medici.

Non ho in questa sede intenzione di discutere sulla colpevolezza o meno dei medici, ma credo che tutti noi dobbiamo sentirci un pò colpevoli. E forse, perdonatemi la crudeltà postuma, se la madre di Isabelle poteva avere dei rimorsi, non dovevano certe essere legati al ricovero. Quello che mi ha sempre colpito, guardando e ascoltando Isabelle parlare di sè e della sua malattia in televisione e sui giornali è: perchè una persona nelle sue condizioni è in tv e non in una struttura psichiatrica specializzata a curarsi?

Perchè l’abbiamo guardata ostentare la sua scheletrica bruttezza e non ci siamo ribellati? Quale messaggio stava dando alle nuove generazioni? Io credo che in tv sia positivo ascoltare storie di persone che lottano, hanno lottato e che sono uscite da sofferenze terribili, soprattutto per fornire informazioni sui metodi e sulle strutture di cura. Ma che senso ha mostrare senza pietà le immagini di qualcuno che sta morendo giorno per giorno e che non intraprende un percorso di guarigione? Spero che le mie riflessioni siano smentite da qualcuno che mi racconterà di essersi convinto a curarsi dopo aver visto il livello di sofferenza a cui l’anoressia e la malattia mentale in generale può portare una persona. Ma, ahimè, finora non mi è ancora capitato.

Abbiamo fagocitato il dolore di questa donna, senza chiederci perchè, giorno dopo giorno, apparizione televisiva dopo apparizione, fosse sempre più magra. Non ci siamo domandati se stesse tentando di curarsi, ma eravamo solo curiosi di scrutare le sue nudità per vedere se fosse comparso qualche altro osso in vista.

1 Comments

  1. Capito per caso e dopo anni dai tragici fjatti su questo articolo. È la prima riflessione intelligente che leggo sul tragico caso Caro. Madre e figlia entrambe malate, legate alla malasorte una dal male di vivere, l’ altra da un’altra malattia ancor piu’ grave perché depressione e anoressia sono malattie mentali e poi fisiche entrambe gravi, dolorose, micidiali.Chi ha aiutato la madre? Chi ha veramente aiutato la figlia? Come sempre tutti a criticare, a sproloquiare opinioni e consigli demenziali perché queste malattie sono stigmatizzate dalla gente comune e forse sfruttate senza scrupoli dai guaritori sedicenti tali. L’ anoressia è complessa, sfuggente, terribile, inafferrabile, incomprensibile. Chi può giurare che non ci siano in ballo interessi? Infatti perché non si creano tutte le strutture occorrenti e con esse il personale altamente competente occorrente? Perché mandare al macello del servizio psichiatrico di diagnosi e cura generalista una creatura che sta morendo di anoressia, quando tutti vanno cianciando che per curare questa infermità servono specialisti con specifiche competenze e figure molteplici che svolgono attività interdisciplinare? Ma a chi mai sembra logico non allestire per le fasi più critiche e pericolose spazi clinici specifici dove tentare di salvare in modo congruo tante vite? Anche creando una legislazione ad hoc, perché no? Io sono stanca delle illogicità, degli sgangheri con cui la società gestisce le tragedie riversando quindi comodamente ogni responsabilità sui disgraziati che sono caduti nel buco nero della tragedia.
    Io non so se Isabel poteva salvarsi. Io non so se sua madre sia responsabile in qualche modo della sua morte. Io leggo che si è uccisa per aver perso la figlia. Finché Isabel è vissuta, la madre ha vissuto e se ha sopportato per tanti anni lo strazio di una figlia malata di tanto orrenda malattia ciò significa che voleva salvarla, che l’amava al punto da seguirla nella tomba. Io non posso sapere se quei medici dell’ ultimo atto hanno sbagliato o no. Considero solo che il padre non ha esitato a denunciare e tanto mi basta per credere che anche egli era attaccato a queste due donne. Non mi sembra per nulla la famiglia malefica che vien creata attorno all’ enigma dell’anoressia, probabilmente per trovare un ovvio e facile capro espiatorio alle generali e ben piu’ ampie incapacita’ di comprendere e di curare la malattia. Sì, è vero : per quanto riguarda Isabel ci si è morbosamente attaccati alla conta delle sue povere ossa; per quanto riguarda sua madre a ricercare errori fra tutte le pieghe della sua vita. Bisognava invece sottolineare che erano vittime di sé stesse e del loro male ed aiutarle così a cercare aiuti competenti. Forse oggi tutti noi potevamo usufruire di esempi rassicuranti ed incoraggianti. Invece stringiamo fra le mani un pugno di dolore, di morte, di sconfitta. E le sconfitte non aiutano ad andare avanti.

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