La famigerata pillola del giorno dopo è un’importante conquista per prevenire le gravidanze indesiderate in situazioni di emergenza, ma sempre più spesso le ragazze ne abusano, usandola talvolta quasi alla stregua di un anticoncezionale. I medici ne denunciano l’uso indiscriminato, specialmente tra le giovanissime.
Oggi i ragazzi sono più preparati, il livello di istruzione è più alto e l’accesso alle informazioni è facilitato dalla loro capacità di usare internet con grande efficacia. Eppure solo il 27% degli adolescenti usa il preservativo e il 18% la pillola antconcezionale, mentre il 22% ritiene il coito interrotto un sufficiente strumento di prevenzione delle nascite indesiderate. Il 27% degli adolescenti non usa alcun tipo di anticoncezionale e tra le ragazze la percentuale raggiunge il 35%. Si limitano piuttosto a correre ai ripari acquistando la pillola del giorno dopo quando ormai “la frittata” è fatta. Il 55% delle confezioni del farmaco viene venduto alle giovanissime minorenni, soprattutto nel weekend quando le ragazze si precipitano terrorizzate in ospedali e consultori per rimediare a “errori” che potrebbero costare cari.
Sono proprio i medici a denunciare il fenomeno, soprattutto in vista dell’aumento indiscriminato delle malattie sessuali tra i giovani. Questo stato delle cose fa emergere che la maggiore libertà sessuale e l’incremento delle possibilità di dialogo e di informazione sul tema, non coincidono con un’educazione sessuale più efficace. E il fenomeno non può che preoccuparci.
Emilio Arisi, fondatore dei primi consultori in Italia e consigliere della Sigo, (società italiana ginecologi), denunciando la mancanza di informazione e formazione sulla sessualità nelle scuole, racconta: “Di adolescenti impauriti, con idee confuse in materia di sesso e procreazione ne ha visti tanti andare a chiedere la pillola del giorno dopo. Ho conosciuto ragazzini convinti che la Coca Cola fosse un anticoncezionale, che se facevano l’amore in piedi non sarebbero rimaste incinta, che una lavanda al limone salvava da un rapporto non protetto”.
Secondo il professor Carlo Flamigni, autore di numerosi volumi sulla pillola e sugli anticoncezionali in generale, la responsabilità maggiore è dei genitori più che della scuola: “Il boom della pillola del giorno dopo è dovuta anche al fatto che molti genitori non sono in grado di parlare ai figli di anticoncezionali, di sesso, osteggiata dai medici cattolici pur non essendo un abortivo perché in Italia sappiamo fare solo la morale e non dare informazioni. Si arriva alla contraccezione di emergenza di massa in Italia perché non esiste educazione pubblica e perché la vecchia generazione non è che usi molto preservativi o pillola: le donne che prendono la pastiglia anticoncezionale da noi sono il 16% rispetto al 40% di alcuni paesi del nord Europa e il 32% è rimasta al coito interrotto. E il messaggio che passa alle giovani generazioni in famiglia finisce per essere che al pillola fa male, che ingrassa. Falsità”.
Nel sesso è centrale il senso di responsabilità, che spesso è carente nell’educazione delle giovani generazioni, come afferma la professoressa Alessandra Graziottin, direttore centro di ginecologia all’ospedale San Raffaele Resnati e collaboratrice e dei programmi Sigo. “Non abbiamo insegnato ai giovani il senso di responsabilità, anche nel sesso. Responsabilità nei confronti della propria salute e di quella della propria compagna, del proprio futuro. Insomma che se uno fa all’amore deve pensarci, a come non avere figli a non trasmettere malattie”.
Li giustifica invece lo psicologo Charmet: “Difficile per loro irruenti, immaturi per età, che non hanno casa né rapporti spesso stabili, programmare incontri e anticoncezionali. Comunque è vero che i giovani si sentono immuni da rischi, non hanno il senso delle conseguenze dei loro gesti. Finalmente liberi dal senso del peccato e dal timore di castighi legati al sesso”.




















