Dipendenze: la normativa va aggiornata?

LA NORMATIVA ITALIANA PER LE DIPENDENZE PATOLOGICHE HA BISOGNO DI ESSERE AGGIORNATA?


Gli interventi normativi riguardo l’uso di sostanze stupefacenti in Italia hanno inizio nel 1923 con legge n.396 del 18 febbraio, dove si prevedono una serie di sanzioni penali e amministrative, tese alla “repressione dell’abusivo commercio di sostanze velenose aventi azione stupefacente”. Per quanto riguarda l’abusatore, questa legge prevede sanzioni amministrative per “coloro che abbiano partecipato ai convegni, che sono oggetto delle disposizioni dell’articolo 8, per darsi all’uso delle sostanze tossiche stupefacenti [...]” , ma non prevede ulteriori interventi.

Da qui in avanti la legislazione prenderà sempre più uno stampo proibizionista, senza prevedere alcun tipo di intervento terapeutico per il tossicodipendente né l’eventuale progettazione di strutture adibite alla riabilitazione dello stesso.

Sostanzialmente, la tossicodipendenza continuerà ad essere considerata come un vizio da punire e bloccare fino agli anni settanta.

Sono questi gli anni in cui l’uso di sostanze aumenta e aumentano anche i tossicodipendenti. La droga principalmente usata è l’eroina, capace di dare grande astinenza fisica e assuefazione e quindi un bisogno sempre più urgente e quantitativamente maggiore. Il dilagare di questa problematica fa sì che la tossicodipendenza inizi ad essere considerata come un problema da risolvere e non solo come un vizio da reprimere e punire.

Viene varata così nel 1975 la legge 685 con la quale si istituiscono i Centri Medici di Assistenza Sociale (CMAS), aventi compito di fornire assistenza alle strutture sanitarie, gestire la richiesta di aiuto dei tossicodipendenti ideando strategie terapeutiche e provvedere ad un successivo reinserimento sociale degli stessi, prevedendo quando possibile il coinvolgimento della famiglia degli assistiti.

Per conseguire tali obiettivi, la legge prevedeva, all’interno di ogni centro, un’équipe multidisciplinare, formata da un medico, un assistente sociale, uno psicologo e altri operatori assunti dalle Regioni a seconda delle mansioni specifiche da svolgere.

Da qui in poi si assisterà ad un ventennio di studi e di sviluppo di nuove proposte di intervento, grazie anche alla collaborazione dei CMAS con le Comunità di recupero private costituite in gran parte, almeno inizialmente, da enti di stampo cattolico.

Negli anni ’80 anche il mondo della psichiatria inizia ad interessarsi alla piaga sempre più diffusa delle dipendenze patologiche, creando nel DSM III una classificazione ad hoc: “disturbo della personalità con effetto recidivante, con difficoltà di contenimento e risoluzione”.

Da questo produttivo dibattito nasceranno una serie di emendamenti alla legge 685 successivamente accorpati nel Testo Unico del 1990, con il quale assistiamo ad una inversione di tendenza, da un progetto teso primariamente a proteggere il tossicodipendente, si ritorna ad un’impronta proibizionista, e la proposta di cura diventa più che altro un obbligo alla cura.

Vengono istituiti i Ser.t, i Servizi per le Tossicodipendenze, al posto dei CMAS, ma fondamentalmente l’impianto è lo stesso, sia per quanto riguarda la composizione dell’équipe, sia per le gerarchie di comando e gestione. In questi centri, sotto la tutela dell’anonimato, si organizzano programmi terapeutici e riabilitativi. Inoltre, con la collaborazione di associazioni senza scopo di lucro, si organizzano corsi di formazione e altre attività tese a un rapido e completo reinserimento dell’assistito nel tessuto sociale.

Una novità importante, è l’abolizione del principio di non punibilità in caso di detenzione di una quantità di sostanza stupefacente considerata “dose media giornaliera”. Per definire la “dose media giornaliera”, con l’artico n. 78 del T.U. si incarica l’Istituto superiore di Sanità di individuare le dosi di sostanze stupefacenti che possano corrispondere al fabbisogno giornaliero di un tossicodipendente e di tenerle costantemente aggiornate.

Dall’entrata in vigore del Testo Unico, al quale seguì il referendum del 1993 con il quale viene depenalizzata la detenzione di droghe leggere ad uso personale, la normativa di riferimento attuale per tutto ciò che riguarda sostanze stupefacenti e tossicodipendenza è costituita dalla legge n. 49 del 2006, inizialmente disegno di legge del Ministro Fini e successivamente modificato e proposto per l’approvazione dal successivo Ministro Giovanardi.

Più che un disegno di legge vero e proprio, la legge n. 49 apporta delle modifiche al testo unico del 1990.

Se il referendum del 1993 aveva posto la depenalizzazione per la detenzione ad uso personale delle droghe definite leggere, con la nuova legge vengono eliminate le differenze tra droghe leggere e droghe pesanti, si inaspriscono le sanzioni amministrative per i consumatori e aumentano anche le sanzioni per chi è accusato di spaccio. La repressione è sempre vista come il metodo migliore per combattere il commercio illecito di sostanze stupefacenti e favorire l’accesso dei tossicodipendenti ai Servizi.

Per quanto riguarda i Servizi Riabilitativi, anche le strutture private possono ora essere convenzionate e proporre quindi programmi terapeutici.

Infine, per alcuni reati viene previsto come alternativa al carcere, l’ingresso in una comunità terapeutica per seguire un percorso di cura.

Quindi, dal testo unico del 1990 ad oggi, non c’è ancora stato un nuovo progetto completo e complesso di legge in ambito delle tossicodipendenze. Parallelamente in questi ultimi vent’anni la letteratura scientifica a riguardo ha sviscerato molto approfonditamente la tematica, e le esperienze sul campo degli operatori del settore hanno apportato preziose conoscenze. Inoltre, è importante considerare come l’eterogeneo bacino d’utenza sia in continuo cambiamento, come anche le motivazioni che spingono all’uso e all’abuso, e la percezione sociale di questo fenomeno.

Concludendo, ciò che intendo affermare qui, è l’esigenza di un nuovo disegno di legge che si adegui alle modificazioni che inevitabilmente sono avvenute in questi venti anni in un fenomeno complesso e mutevole come è la tossicodipendenza e il relativo traffico di stupefacenti.

Miano G. (2007) “Breve digressione legislativa in materia di tossicodipendenze in Italia” dalla legge del 1923 alle ultime modifiche della legge n. 49 del 21/02/2006, tratto da “Salute & Prevenzione: rassegna italiana delle tossicodipendenze”, Ed. Scientifiche Di.Te., n. 46

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