Le emozioni sono una delle realtà più belle ed importanti della vita, esse determinano il nostro modo di sentire, di percepire e di conoscere a livello empatico le altre persone, l’ambiente esterno, le situazioni, ed è uno dei mezzi di comunicazione e di contatto più antichi. Tanti secoli fa infatti la modalità principale di comunicazione tra gli esseri umani avveniva attraverso le emozioni, manifestate ed esternate attraverso l’espressione del viso, i movimenti del corpo, il suono della voce, lo sguardo o il contatto fisico, ma con l’avvento dell’era moderna e delle regole sociali molte emozioni vengono regolate, controllate, evitate soprattutto in determinate situazioni di vita.
Esse però non hanno perso la loro importanza perchè attraverso le emozioni noi contattiamo e comunichiamo con la parte più profonda delle persone, con ciò che sentono dentro, le emozioni rappresentano il nostro vissuto interiore ed ogni persona sente e si emoziona in modo uguale e diverso dagli altri, in quanto le emozioni di base sono le stesse per tutte le persone, come ad esempio la passione, l’amore, l’affetto, la rabbia, la serenità ed altro, ma allo stesso tempo ognuno di noi sente queste emozioni in modo unico rispetto agli altri, ed in modo diverso al presentarsi di una determinata situazione.
Ogni emozione, ogni vissuto personale, ogni sensazione, ogni percezione interiore deve trovare un canale di uscita attraverso il quale esprimersi, manifestarsi e rendere partecipe altre persone, altrimenti dentro di noi rimarrà un vuoto, una mancata scarica di energia, una “gestalt aperta” e la frustrazione di un desiderio non soddisfatto.
Se un’emozione non viene manifestata, se non viene espressa fino in fondo genera un disagio, un blocco, un’insoddisfazione ed a volte un dolore così forte che può trasformarsi in malattia.
Ad esempio quando si vuole rivelare un sentimento ad una persona cara senza riuscirvi, oppure quando una persona sente il bisogno di piangere ma non ci riesce, o quando non si ha il coraggio di ribellarsi a qualcuno attraverso l’espressione del proprio pensiero, quando non si riesce a dire un semplice “si” o un “no” ai genitori, ai propri figli, al datore di lavoro, al proprio insegnante, quando una persona non riesce a dire “ti voglio bene” alla propria mamma o al proprio papà, ai propri figli, se abbiamo dei rimpianti per ciò che non siamo riusciti a fare o a dire in passato a qualcuno in un particolare periodo della nostra vita, ecco in queste ed in altre infinite situazioni di vita, la mancata espressione e scarica delle emozioni diventa come un peso, o un veleno che ci fà stare male ed a poco a poco ci logora dentro, e se questo sentimento non riesce a trovare un altro canale di espressione, di sfogo, d’uscita, di scarica a livello energetico, questo veleno interiore ci può far ammalare fisicamente o psicologicamente (come accade nelle malattie psicosomatiche), può farci cadere in depressione, può far vacillare la nostra forza di volontà, può reprimerci se non la si combatte fino in fondo oppure può raggiungere dei livelli di tensione e sofferenza che possono generare azioni incontrollate a volte anche deleterie, violente verso noi stessi o verso gli altri.
Ma quali sono le modalità di scarica e di espressione delle emozioni? Quali sono i modi di manifestare e scaricare questa energia vitale?
Intanto ricordiamo che quando un emozione non viene espressa fino in fondo, cercherà un altro canale attraverso il quale uscire, o internamente o esternamente alla persona che la vive.
Facciamo qualche esempio pratico per vedere quali sono i vari canali alternativi di espressione delle emozioni:
1- Le malattie psicosomatiche. Le malattie psicosomatiche rappresentano vere e proprie patologie le cui cause hanno una importante componente psicogena. Tra le principali, vi sono l’insufficienza coronarica, l’ipertensione arteriosa, l’asma, l’ulcera gastrica, la colopatia funzionale (o colite) e varie forme di eczema. Il trattamento terapeutico di queste patologie è, in primo luogo, sintomatico, cioè finalizzato a limitare le manifestazioni più gravi della malattia. Se i farmaci non risultano efficaci, l’indagine medica prende in esame aspetti più profondi del paziente, che riguardano la sua sfera emotiva e psichica; in tal caso, solitamente la terapia si avvale dell’aiuto di uno psicologo o di uno psichiatra, e può eventualmente prevedere trattamenti di psicoterapia.
Ad esempio se una persona in un particolare periodo della sua vita si trova in grande difficoltà in famiglia (separazioni, divorzi, figli tossicodipendenti) o nel luogo di lavoro (non và d’accordo con i colleghi, non gli piace il lavoro che ha) o vive una travagliata situazione sentimentale, oppure ha subito un trauma da piccolo o di recente come la perdita di una persona cara, il licenziamento dal posto di lavoro, ed altro, tutte queste situazioni ed esperienze negative, se non vengono analizzate ed elaborate, continueranno a generare una insoddisfazione ed un dolore continuo nella persona che la vive, così la frustrazione subìta ed il dolore possono trovare sfogo in una malattia psicosomatica che si può manifestare in una parte specifica del corpo o nel corpo intero.
2- Reprimere sé stessi. Il continuare la propria vita insoddisfacente sempre allo stesso modo senza provare a cambiare qualcosa, senza lottare per riuscire in quello che si vuole, senza cercare di realizzare i propri desideri, i propri sogni, aumenterà le proprie difficoltà, le insoddisfazioni di vita, il disagio ed il dolore interiore, di solito le persone che hanno queste difficoltà a cambiare la propria vita sono persone con una mentalità ottusa, chiusa, oppure hanno una bassa stima di sé.
3- I comportamenti distruttivi verso sé stessi
Alcune persone possono trovare un canale di uscita delle proprie emozioni represse in modo negativo attraverso quei comportamenti che possono distruggere la propria esistenza, come il gioco d’azzardo, l’alcol, la tossicodipendenza, le azioni violente verso sé stessi (tendenze suicidiarie)
4- L’aggressività verso l’esterno.
Anche l’aggressività, i comportamenti distruttivi verso l’esterno e nei casi gravi le azioni violente possono essere dei modi sostitutivi per scaricare in qualche modo quelle emozioni represse che non si riesce ad esprimere nella vita quotidiana, ad esempio quando una persona “si tiene sempre tutto dentro”, questa energia accumulata e compressa, può diventare una forza devastante che come una bomba tenderà ad esplodere attraverso i comportamenti distruttivi, aggressivi o violenti.
5- La nevrosi e le insoddisfazioni di vita.
In altri casi la mancata manifestazione delle proprie emozioni verso qualcuno, può generare dei conflitti interiori (tra il desiderio di trasmettere qualcosa agli altri, e la difficoltà di riuscire a farlo) oppure un disagio o uno stress che col tempo non si riesce a contenere, questo dolore a livello interiore può tradursi in una insoddisfazione della propria vita, che è uno dei motivi per cui le persone, non riuscendo più a reggere queste difficoltà si rivolgono ad uno psicologo per chiedere finalmente aiuto.
Come possiamo vedere le espressioni di ciò che sentiamo dentro di noi sono molto importanti nella nostra vita, e le persone che non riescono in questo, e sono tante, possono a poco a poco crearsi delle difficoltà nella propria vita, reprimendo sé stessi, ammalandosi, distorcendo le relazioni con i propri cari e con gli altri, questo perché uno degli equilibri importanti nella vita è rappresentato dal riuscire ad esprimere le proprie emozioni agli altri e dal riuscire ad accettare le emozioni ricevute dagli altri, è importante quindi riuscire a dire ciò che si sente dentro di sé, bisogna imparare a superare la paura o il disagio che accompagna questo desiderio di voler dire, di voler fare qualcosa, di esprimere anche quelle emozioni più semplici ma importanti che sono l’amore verso qualcuno, l’affetto, la passione, la stima e l’ammirazione, oppure viceversa è importante anche riuscire ad opporsi a qualcuno, cioè imparare a dire un “no” ai propri genitori, ai propri insegnanti, ai datori di lavoro, ecc.
Naturalmente è giusto controllare quelle emozioni violente, dannose, che ci spingono a fare del male ad una persona, l’autocontrollo è positivo.
Ma sono le emozioni semplici, positive che non fanno del male a nessuno, ma che sono utili anche per comprendere e farsi comprendere dalle persone a noi care o da altri che devono esprimersi.
I modi di comportarsi dovrebbero essere naturali, liberi, spontanei, ad iniziare dalla famiglia, per proseguire poi nell’ambiente scolastico e nella società, invece spesso possiamo vedere quanti genitori hanno difficoltà a dire “ti voglio bene” ai propri figli, o viceversa i figli ai genitori, quanti genitori viziano i figli ed hanno difficoltà a dire “no” cioè a negare loro qualcosa, oppure quanti figli si trovano in soggezione verso il proprio papà e/o la propria mamma e non riescono a trasmettergli un’emozione che vorrebbero manifestare loro, oppure quando non riescono ad opporsi alla loro severità o alla loro durezza.
Se non si educano i propri figli in questo modo sin da piccoli, cioè stimolandoli al dialogo, alla comunicazione, alla libera espressione del loro pensiero e delle loro emozioni, i ragazzi in futuro avranno sempre più difficoltà a riuscire in questo, e potranno sfogare le loro difficoltà in modi sbagliati e distruttivi.
I genitori dunque dovrebbero stimolare i figli al dialogo, a guardarsi negli occhi, a dirsi la verità, a dirsi semplicemente: “Ti Voglio Bene” ma nello stesso tempo dovrebbero imparare ad ascoltare i propri figli, a capire i loro problemi, le loro esigenze, senza dare un giudizio a priori, attraverso l’ascolto dei propri figli, un genitore:
- dà importanza ai propri figli aumentando la loro stima di sé
- impara a comprendere le loro esigenze e i loro desideri
- impara a rispettare le loro idee anche quando sono diverse dalle
proprie
- può capire bene il loro vissuto personale e quindi aiutarli meglio
Facciamo ora degli esempi pratici di cosa può succedere se non si riesce ad esprimere una sensazione o un’emozione sincera e sana agli altri.
- Se un ragazzo viene bloccato dal comportamento troppo severo dei genitori ed ha paura di loro, vorrebbe spesso rispondere loro, dirgli delle cose, ribellarsi, ma non ce la fà, in questo modo potrà covare in lui una rabbia che aumenterà col passare del tempo e potrà trasformarsi negli anni in aggressività continua verso quelle persone che inconsciamente, col proprio comportamento, gli ricordano il proprio genitore frustrante, ad esempio amici più grandi, insegnanti, colleghi o datori di lavoro, ecc.
- La timidezza spesso blocca tanti ragazzi e ragazze che di conseguenza si trovano in difficoltà a rivelare i propri sentimenti l’uno verso l’altra. Questo è perfettamente normale e comprensibile da ragazzi, da adolescenti, ma diventa problematico se col tempo non si riesce a superare questa difficoltà ad esprimere i propri sentimenti in quanto potrà pregiudicare i rapporti sentimentali futuri.
- Un atteggiamento iperprotettivo verso i figli può bloccare le loro scelte, i loro desideri e la loro libera espressione in ogni campo, può far nascere dei sensi di inferiorità al bambino, oppure potrà aumentare in loro la rabbia, ed il senso di oppressione generato dai comportamenti iperprotettivi, potrà esprimersi negli anni a venire in malattie psicosomatiche, oppure nella difficoltà di contatto con gli altri.
- Una ragazza che ha represso la propria libertà sessuale, a causa di un’educazione rigida e bigotta, vissuta in famiglia o in un istituto, da grande potrà negare e reprimere la propria sessualità a sé stessa ed agli altri, con grandi ripercussioni fisiche, psicologiche e difficoltà relazionali verso le persone dalle quali si sentirà attratta. Oppure ribellandosi a questa sua situazione potrà al contrario esprimere la propria sessualità in modo sfrenato ed eccessivo, potrà sentire il bisogno di fare sesso con più persone, potrà desiderare di avere esperienze con più partner, e questo suo modo alternativo di comportamento sarà una forma di compensazione rispetto alla repressione sessuale che aveva subìto da ragazza.
L’educazione verso i propri figli dunque dovrebbe avere in sé un equilibrio, in cui da una parte si dovrebbe stimolare la libertà di espressione dei pensieri e delle emozioni dei propri figli, mentre dall’altra si dovrebbe aiutarli a controllare e veicolare bene le emozioni forti come la rabbia, la passione, l’aggressività.
I modi per esprimere le emozioni agli altri sono molteplici, ogni persona ha una modalità preferita per esprimere quello che sente dentro di sè: gioia, tristezza, calore, affetto, rabbia, insoddisfazione.
Ogni forma di espressione è anche un modo personale, individuale, unico di comunicare qualcosa agli altri.
Ma qual è il nostro canale di espressione preferito?
Intanto esaminiamo quali sono questi canali di manifestazione ed espressione.
continua………




















