Internet fa bene!

Al Cervello, alla Ricerca ed alla Divulgazione Scientifica.

Il così tanto demonizzato Internet ha innegabilmente diversi aspetti positivi, Il sito della BBC ha pubblicato un articolo che non lascia dubbi: Internet use “good for the brain”.

L’articolo è stato tratto dall’ American Journal of Geriatric Psychiatry.

L’uso di internet dunque fa bene al cervello.

Secondo il team di ricercatori della University of California con sede a Los Angeles, che ha condotto la ricerca, navigare sul web stimolerebbe aree del cervello coinvolte nei processi di decisione e ragionamenti complessi. Ma non solo, secondo gli scienziati potrebbero verificarsi cambiamenti fisiologici nella mente che porterebbero ad un rallentamento dell’invecchiamento della stessa.

Il professor Gary Small afferma che “un compito semplice, come la ricerca sul web potrebbe potenziare i circuiti cerebrali nelle persone anziane”.

Confrontato con la lettura, un’ attività che stimola comunque il cervello, l’uso di internet comporterebbe stimoli maggiori, dal momento che implica una partecipazione attiva, organizzare le proprie ricerche sui motori, decidere quali link cliccare e quali scartare, capire se le pagine trovate sono utili ed in caso contrario organizzare una nuova ricerca per ottenere ulteriori informazioni.

L’indagine ha coinvolto un campione formato da persone tra i 55 e i 76 anni composto per metà da navigatori Web e per l’altra da neofiti assoluti della Rete. Lo studio, che ha previsto test basati su sensori applicati sul cranio per rilevare l’attività elettrica del cervello, ha evidenziato come le persone abituate a navigare su Internet abbiano dei riflessi mentali più veloci rispetto a quelli dimostrati dagli utenti alle prime armi.

Attività cerebrale mentre si legge

Attività cerebrale mentre si naviga online

Un ulteriore effetto positivo della diffusione di internet è la democratizzazione della conoscenza. A quanto pare, ciò vale anche per la ricerca scientifica: la possibilità di diffondere i risultati della ricerca via internet contribuisce alla diffusione delle idee nuove e limita gli effetti del conservatorismo della ricerca tradizionale. Questo è quanto risulta da uno studio di Marco Novarese, dell’Università del Piemonte Orientale, e Christian Zimmermann, dell’Università del Connecticut (Heterodox Economics and Dissemination of Research through the Internet: the Experience of RePEc and NEP, maggio 2008. Gli autori prendono in esame REPEC, il più importante database di working papers di economia. Gli studi classificabili come eterodossi sono mediamente scaricati più di quelli tradizionali, il che sta ad indicare l’esistenza di un interesse per i nuovi filoni di ricerca non adeguatamente raccolto dalle riviste tradizionali. In questo senza falsa modestia ci piace pensare che anche noi dell’OPT stiamo dando il nostro contributo, del resto come suol dirsi anche la goccia pian piano scava la roccia.

Fonte: http://www.bbc.co.uk/news/

Forse ti interessa anche:

Aggiungi qui il tuo commento, o trackback dal tuo sito. Puoi anche leggere questi commenti via RSS.

Non diffonderemo mai la tua email. I campi obbligatori sono contrassegnati con *