La tricotillomania, cioè la tendenza a strappare e tormentare capelli e peli in generale, è un sintomo importante che non va sottovalutato. Un disturbo analogo, anche se solitamente di gravità inferiore è l’onicofagia, che ne condivide spesso principi e meccanismi di funzionamento. Un occhio su questi problemi degni di attenzione clinica.
Sia la tricotillomania che l’onicofagia, non possono essere considerati disturbi a sé, ma sintomi di un disagio sotteso che varia da individuo a individuo, secondo la sua struttura di personalità, il periodo della propria vita, la propria storia, la propria visione del mondo. In quanto sintomi, questi fenomeni vanno sempre dunque considerati per il significato soggettivo che essi hanno per i singoli individui. Solitamente questi disturbi colpiscono maggiormente i bambini, ma possono perpetrarsi fino all’età adulta, o sparire e ricomparire in momenti cruciali della vita dell’individuo. Nei bambini, per periodi limitati nel tempo, possono essere manifestazioni normali di tensione passeggera, mentre negli adulti sono solitamente più preoccupanti.
Secondo il DSM IV entrambi possono essere clinicamente inquadrati come sintomi ossessivi, o come disturbi del controllo degli impulsi. Le troviamo spesso associate ai Disturbi dell’Umore come la depressione, ai Disturbi d’ansia, in particolare il disturbo ossessivo-compulsivo, ai disturbi dell’alimentazione, ad alcuni disturbi di personalità e al ritardo mentale, come forme di stereotipia. Entrambi condividono una sensazione di tensione crescente a cui l’individuo trova sollievo solo dando sfogo all’impulso irrefrenabile di strapparsi i capelli o di mordere unghie e pellicine. Nella tricotillomania solitamente il paziente riferisce di non provare dolore e cerca di occultare i segni dello strappamento, ad esempio coprendo le chiazze vuote con i capelli o con un cappello. Nell’onicofagia, invece, il dolore sembra essere centrale, come espiazione di una qualche colpa o come unico modo per sentirsi vivi.
Le possibili cause
Secondo la letteratura classica, entrambe le manifestazioni sottendono spesso emozioni di rabbia o di preoccupazione, la prima più associata alla tricotillomania, la seconda più all’onicofagia. In particolare, la tricotillomania si verificherebbe in presenza di rabbia verso i genitori, a cui il bambino non è in grado di dare espressione verbalmente. L’onicofagia sarebbe invece più frequentemente associata a situazioni di conflittualità in famiglia che si esprime con continui e violenti litigi. Questo clima crea nel bambino molta ansia e preoccupazione per l’unità della famiglia di cui si sente responsabile e che lo porta a mettere in atto il comportamento autolesionistico. La tricotillomania, rispetto all’onicofagia tende ad essere maggiormente negata e consumata in momenti di solitudine, fuori dall’osservazione degli altri. Difficilmente una persona che ne soffre lo ammetterà, anche di fronte a segni evidenti. Ovviamente, si tratta di un’estrema generalizzazione, è necessario sempre considerare i singoli casi nelle loro implicazioni peculiari.
Quando e come si deve intervenire?
Per stabilire se questi fenomeni siano nella norma, o escano dal normale processo di crescita, bisogna valutarne la frequenza e l’intensità. E’ normale che il bambino giochi con i capelli o possa mordere unghie e pellicine quando è nervoso, o in momenti di particolare stress o di intensa concentrazione. In questi casi, non bisogna preoccuparsi eccessivamente, rischiando di amplificare un piccolo espediente che il bambino usa per rassicurarsi. Certo, se il fenomeno è troppo frequente o dannoso, ad esempio con la formazione di chiazze prive di capelli nelle aree tormentate dal bambino, o con infezioni alle unghie e alle dita, allora forse è il caso di chiedere consiglio ad uno specialista.
Per un bambino i genitori devono essere una presenza costante, calda e rassicurante, in grado di riconoscere il suo stato emotivo e di aiutarlo ad esprimerlo. Il problema è che molto spesso i genitori tendono a negare o a rifiutare di vedere che il proprio bambino possa avere dei problemi, per non sentirsi responsabili del suo disagio. Il primo passo dunque è rendersi conto che il proprio figlio si trova in una situazione di disagio, non amplificarla, né sminuirla e creare un clima in cui il malessere possa venire fuori. I genitori devono serenamente chiedere aiuto al proprio medico di famiglia, che saprà sicuramente suggerire loro il da farsi ed indirizzarli verso uno psicologo.
Come rapportarsi con un bambino che ha questo problema?
Poiché spesso i bambini tendono a negare di avere questo problema, spesso sono i genitori ad accorgersene. I segnali fisici sono piuttosto facili da individuare, ad esempio le chiazze di alopecia, o la consunzione delle unghie. Rispetto ai segnali psicologici, non esistono degli indicatori specifici della tricotillomania e dell’onicofagia, ma sicuramente delle manifestazioni di disagio che sono comuni a più disturbi, come la tendenza alla chiusura e a trascorrere molte ore da soli, il calo del rendimento scolastico, uno stato di preoccupazione, l’alterazione del sonno e dell’alimentazione. Questi fenomeni sono il campanello d’allarme che segnala un disagio, a cui i genitori devono prestare attenzione.
E’ poco utile imporre al bambino di non farlo o sgridarlo, perché tenderà a cercare spazi e momenti adatti per continuare indisturbato, piuttosto che ridurre tale abitudine. E’ più opportuno invece che i genitori si sforzino di comprendere quali possono essere le emozioni del bambino mentre si tormenta i capelli o le unghie: che sia paura, rabbia, o tristezza, i genitori devono spingerlo delicatamente a prendere consapevolezza del suo stato emotivo e ad esprimere a parole il suo disagio piuttosto che con il sintomo. Per essere in grado di farlo devono creare un clima di dialogo e di incontro con il bambino, senza mostrare eccessiva preoccupazione o colpevolizzarlo. Solo così gradualmente, il figlio potrà esprimere quello che prova e trovare delle soluzioni insieme ai genitori. Quando i motivi del disagio scompaiono, anche il sintomo tende a ridursi o ad estinguersi completamente.





















