Bambini esclusi

Colpisce sempre notare quanto i bambini possano essere crudeli, rifiutando istintivamente compagni “diversi”, con problemi, o lontani dai canoni di accettabilità sociale. Da cosa nasce il rifiuto istintivo dei bambini verso la diversità?

Vedere un bambino isolato da un gruppetto che gioca, da la sensazione di avere a che fare con un lato oscuro della natura umana. Dove nasce questo aspetto e perchè? Un interessante studio cross – culturale ha esaminato lo sviluppo del rifiuto sociale nei bambini e negli adolescenti, rivelando un alto livello di complessità. Lo studio è stato condotto da Yoonjung Park e Melanie Killen su 333 bambini americani e 397 sudcoreani, con un’età compresa tra i 10 e i 13 anni.

I ricercatori hanno presentato ai partecipanti dei brevi filmati con immagini di rifiuto o di vittimizzazione di un bambino da parte dei coetanei in diversi contesti (rifiuto di gruppo, o in una coppia) e per diverse motivazioni (per un comportamento aggressivo o timido, per la nazionalità, per il genere sessuale). Ai bambini veniva poi chiesto di valutare quanto il rifiuto fosse accettabile e di motivare la propria risposta.

I risultati hanno mostrato che tale valutazione dipende dal contesto. I bambini di entrambi i paesi, consideravano il rifuto bastato sulla nazionalità o sul genere sessuale più moralmente riprovevole rispetto a quello basato sul comportamento o sui tratti di personalità. In qualche modo i bambini riconoscono a qualche livello che le persone possono modificare il proprio comportamento, mentre non possono fare altrettanto rispetto al genere o alla nazionalità.

Rispetto alla ragioni apportate, i bambini tendevano a citare motivazioni di natura morale per spiegare la loro condanna rispetto alla discriminazione di un compagno per nazionalità o genere (ad es. “potrebbe ferirlo e farlo dispiacere”), mentre il rifiuto di un compagno sulla base di un tratto caratteriale (timidezza o aggressività) era giustificato o condannato adducendo convenzioni sociali o scelte personali. Ad esempio, uno dei bambini ha affermato che “se il bambino non vuole essere amico di quell’altro, fa bene ad escluderlo, è una sua scelta”; altri spiegavano che l’ingresso di una persona aggressiva in un gruppo poteva creare confusione. I bambini più grandi percepivano il rifiuto dei compagni come più accettabile rispetto ai più piccoli, forse perchè i concetti di autonomia e scelta personale si sviluppano in un’età più avanzata. Questo fenomeno dipende comunque dal contesto: ad esempio, il rifiuto fondato sulla nazionalità era meno accettato dai bambini più grandi.

Rispetto alle differenze culturali, lo studio non ha evidenziato molte discordanze tra i bambini dei due paesi coinvolti, fatta eccezione per qualche particolare. Ad esempio, i bambini americani erano più predisposti ad accettare il rifiuto dei compagni aggressivi, forse perchè la violenza è più diffusa negli USA in età precoce. I bambini coreani, invece, erano più tolleranti verso il rifiuto basato sulla nazionalità.

L’obiettivo di questo studio è di creare programmi scolastici per limitare il fenomeno dell’esclusione, in modo da ridurne le conseguenze a lungo termine, che possono condurre alla devianza sociale. Lo scopo è dunque quello di stimolare nei bambini i sentimenti di tolleranza e di inclusione sociale nei diversi contesti e culture.

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Park, Y., and Killen, M. (2010). When is peer rejection justifiable? Children’s understanding across two cultures. Cognitive Development, 25 (3), 290-301 DOI: 10.1016/j.cogdev.2009.10.004

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