Sogni: siamo vicini a registrarli

Se pensiamo alla possibilità di registrare i sogni di un essere umano, ci vengono subito in mente decine di film più o meno fantascientifici, che ripropongono in diverse salse la più grande curiosità dell’essere umano: quella di conoscere e comprendere se stesso. Oggi la tecnologia ci avvicina un pizzico a questo desiderio: sembra che registrare i sogni possa diventare possibile.

Sulla nota rivista Nature, un team di ricercatori statunitensi sotto la guida del Dr Moran Cerf, sostiene di aver sviluppato un modo per registrare l’attività cerebrale tipica del sogno e in qualche modo di poterla interpretare. Lo scopo, secondo il Dr Cerf non è quello di interferire con i sogni, ma di poter estendere la comprensione di come e perchè si sogna.

La dimensione del sogno ha sempre affascinato l’essere umano, dalle interpretazioni divine degli Egizi fino alla psicoanalisi che ne ha fatto il suo baluardo per la conoscenza della natura più profonda dell’uomo. Tuttavia, finora, l’unico modo per conoscerli è chiederne il resoconto al sognatore al suo risveglio. Lo scopo della scoperta del Dr Cerf è quello di sviluppare un sistema che possa consentire agli psicologi di corroborare la ricostruzione che il pazienti fa del suo sogno, attraverso la visualizzazione della sua attività cerebrale.

Il sensazionale annuncio del Dr Cerf parte da uno studio iniziale, i cui risultati hanno mostrato come l’attività di singole cellule neronali sia associata con oggetti o concetti specifici. Lo studio ad esempio, aveva riscontrato che quando un volontario pensava a Marilyn Monroe, un neurone particolare si attivava. Mostrando ai volontari una serie di immagini, i ricercatori sono riusciti ad identificare i neuroni attivati da un ampio range di oggetti e concetti, con cui hanno costruito un database per ogni soggetto (ad es. Bill e Hilary Clinton, la Torre Eiffel, una serie di personaggi famosi, ecc.). In questo modo, osservando quale cellula cerebrale si attivava, il Dr Cerf era in grado di “leggere la mente della persona“.

Questa scoperta è certo ancora molto lontana dalla possibilità di creare un dispositivo capace di registrare i sogni, ma i ricercatori ritengono che possa essere un bon punto di partenza e sono intenzionati a proseguire per vedere dove possono arrivare. Il prossimo passo sarà quello di monitorare l’attività dei volontari durante il sonno. Ovviamente gli studiosi potranno identificare solo immagini o concetti analoghi a quelli raccolti nel database, che dovrebbe essere ampliato a dismisura per ciascun individuo per arrivare a coglierne i sogni sulla base delle attivazioni neuronali.

Una criticità di questa tecnica è che l’altissima risoluzione necessaria per monitorare l’attività di singoli neuroni, richiederebbe la presenza di elettrodi impiantati chirurgicamente in profondità nel cervello. Nello studio, infatti, i ricercatori hanno utilizzato come soggetti sperimentali, pazienti che per svariati motivi avevano ricevuto l’impianto di elettrodi cerebrali.

Eppure il Dr Cerf non demorde, sicuro che lo sviluppo della tecnologia ridurrà la necessità dell’impianto di elettrodi in profondità. Se questo fosse possibile, si aprirebbero molte strade alla ricerca. “Sarebbe bellissimo poter leggere la mente delle persone che non possono comunicare, ad esempio quelle in coma, svelando molti misteri di questo stato d’incoscienza.” - ha affermato lo studioso.

Molti sono stati i tentativi di costruire strumenti capaci di trasformare i pensieri in istruzioni in grado di controllare computers o macchinari, specialmente per aiutare le persone diversamente abili ad essere più autonome nella gestione della propria vita. Tutti, però, riguardavano le aree del cervello deputate al controllo dei movimenti. Il sistema del Dr Cerf, invece, ha lo scopo i identificare i concetti astratti.  “Potremmo fare cose incredibili se potessimo avere accesso ai pensieri di una persona” - continua Cerf - “Per esempio potremmo pensare ad una mail piuttosto che scriverla ed inviarla, o pensare ad un flusso di informazioni che verrebbero tradotte immediatamente in un testo scritto dal computer.”

Il Dr Roderick Oner, psicologo clinico esperto di sogni, dissente con i sensazionalismi legati a questa scoperta, affermando che essa può avere solo un interesse di natura accademica, perchè l’interpretazione e il lavoro sui sogni che si svolgono in terapia necessitano della complessa narrativa del sogno per avere un senso, non sono sufficienti singole immagini. Anche il Professor Colin Blakemore, neuroscienziato della Oxford University è critico: il piccolo risultato ottenuto non giustifica l’azzardo di ritenersi in grado di registrare i sogni.

Che sia solo uno specchio per le allodole, o che si affermi davvero come sensazionale scoperta, questa ricerca ci ricorda quanto siano importanti i sogni nella nostra vita: una via privilegiata verso la nostra soggettività, che se percorsa può permetterci di scoprire parti di noi che nemmeno immaginiamo.

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