Violenza familiare e tacite complicita’

Bambini violenza

E’ di questi giorni l’ennesima sconvolgente notizia di una ragazzina abusata sessualmente dallo zio e poi uccisa. E la domanda resta sempre la stessa: come è possibile che un “mostro” si nasconda in casa senza che nessuno se ne accorga?

La risposta potrebbe essere semplice: “Con la tacita complicità degli altri”! Il alcuni contesti ambientali la pratica dell’abuso viene tramandata tacitamente da generazione a generazione, come se fosse qualcosa di “non giusto” ma in qualche misura “condiviso” e dunque “tollerabile”.
Stando alle ricerche, la maggior parte delle violenze sui minori avviene in famiglia, il che significa che il più delle volte l’autore di questo reato è il padre o il nonno o lo zio, o… peggio ancora tutti loro insieme!

E’ difficile immaginare che nessuno si accorga di niente, anche perchè la prima cosa che i bambini vittime di abuso tendono a fare è quello di cercare di comunicarlo a qualcuno, anche quando sono minacciati. L’angoscia scatenata dal trauma è così potente che la vittima, quasi sempre, sviluppa uno stato di grave disagio psicologico con ansia, fobie, incubi od anche somatizzazioni. Il cambiamento d’umore è repentino ed il comportamento diventa d’improvviso scontroso ed evitante. Anche quando le pratiche di abuso vengono subite in età molto piccola, si può tracciare un quadro sintomatologico sia sul piano organico che su quello psicologico.

Il vero problema, però, non è a livello diagnostico, quanto piuttosto a livello di intervento. Spesso, infatti, alla diagnosi non ci si arriva nemmeno perchè coloro che dovrebbero difendere e tutelare la vittima, preferiscono “coprire”.  I pedofili, generalmente, non fanno discriminazioni rispetto al genere delle loro vittime, il che significa che quando un genitore abusa sessualmente dei propri figli, non fa differenza tra maschi e femmine, e spesso non risparmia nessuno. La tragica conseguenza sarà che tutti i piccoli della stessa famiglia cresceranno in un ambiente malsano con lo stesso drammatico e “con-diviso” destino!

La cosa si complica se pensiamo a quando questi figli saranno grandi ed avranno a loro volta dei figli. Esiste una naturale tendenza a tramandare alla prole ciò che si è appreso dal proprio genitore, il che non significa necessariamente che essi abuseranno dei loro piccoli, tuttavia, il pericolo di una coazione a ripetere appare statisticamente più alto che in altri contesti.

Anche la forza di “tollerare” sarà maggiore in questi contesti, perchè denunciare l’aggressore significherà non soltanto sconvolgere l’intero sistema familiare, ma anche ammettere a sé stessi che colui per il quale si è provato un affetto filiale potentissimo è lo stesso che si è perversamente “divertito” a giocare non solo con il proprio corpo ma anche con la propria anima!

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Dott.Sandro Sigillò, Psicologo iscritto all'Ordine della Regione Lazio, Psicoterapeuta Specialista in Psicologia Clinica e in Psicoterapia Psicoanalitica.
Studio: Albano Laziale (Roma)
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