Numerosi studi hanno sottolineato la partecipazione dei figli alla sofferenza che sconvolge la famiglia per la malattia del genitore. L’entità dei problemi nei figli è correlata a situazioni di lunga durata, a scarso adattamento del genitore alla diagnosi e alla terapia, alla carenza di informazioni che il figlio ha ricevuto.
Un terzo dei figli di un genitore malato di cancro presenta problematiche emotive che si evidenziano soprattutto con disturbi comportamentali (problemi scolastici, disturbi del sonno e dell’alimentazione, difficoltà di relazione con i coetanei, atteggiamento aggressivi).
Di fondamentale importanza è la fase di sviluppo psicologico del figlio, in gran parte correlata con l’età, in parte legata alla personalità e al precedente rapporto col genitore:
- Nei bambini tra i 3 e i 10 anni sono stati registrati sentimenti di solitudine, ansia e depressione, separazione e perdita associati a idee di colpa legate alla percezione di aver fatto ammalare il proprio genitore;
- in fase pre-adolescenziale sono stati evidenziati tentativi di auto-responsabilizzazione per tamponare le angosce legate alla percezione di fragilità e di insicurezza della famiglia, mista a sentimenti di rabbia per la perdita del sostegno familiare, necessario, a quell’età, per la propria sicurezza;
- in età adolescenziale emergono sentimenti di ambivalenza legati al conflitto tra i propri bisogni di autonomia, indipendenza e separazione da un lato, e i sentimenti di colpa determinati dalla consapevolezza di dover rinunciare alla libertà per sostenere il gruppo familiare in crisi, dall’altro.
Il cancro può essere quindi definito una “malattia familiare” alla quale ogni membro del sistema si deve adattare sviluppando nuove risorse atte a permettere l’integrazione dei vissuti di malattia all’interno della vita quotidiana e delle proprie esperienze. In questa ottica, un’ottica sistemico relazionale, ci si trova di fronte alla duplice visione della famiglia: una famiglia curante ma al tempo stesso una famiglia paziente. E’ stato dimostrato che ciò implica un effettivo miglioramento in termini di benessere psicologico e della qualità della vita.
Il funzionamento familiare e le caratteristiche intrinseche legate alla malattia sono variabili e possono influenzare il livello di ansia e di depressione della famiglia. Le famiglie capaci di agire apertamente, di esprimere direttamente i sentimenti ed orientate alla risoluzione pratica dei problemi hanno livelli più bassi di depressione. Famiglie in grado di comunicare tra loro direttamente hanno un livello d’ansia moderato.
Il sistema naturale di supporto è costituito dai membri della famiglia, (coloro con cui si convive e verso/dai quali si ha il maggior investimento affettivo) e le persone intime, (rappresentate dal gruppo amicale stretto). Il sistema non-naturale di supporto invece è costituito da staff medico e paramedico, medici di famiglia, psicologo.
Per una relazione supportiva è importante tener presente la qualità dei rapporti. La malattia, infatti costituisce un evento molto stressante per l’intero nucleo familiare.
Nella relazione di coppia, solo un atteggiamento positivo del coniuge, capace di calore affettivo e partecipazione può portare verso un maggior adattamento della coppia e della famiglia alla malattia. In un ottica circolare, il supporto che la persona ammalata di cancro riesce a fornire al coniuge attiva la capacità di quest’ ultimo di fornire sostegno.
Il supporto sociale è inteso come la capacità di determinare nel paziente la sensazione di sentirsi curato, amato, stimato, considerato e accettato, di dare dunque al soggetto un senso di appartenenza. L’ipotesi di base è che l’esistenza di interazioni sociali “supportive” sia utile per una mobilitazione delle risorse psicologiche individuali, rendendo l’individuo più capace di fronteggiare il carico della sua sofferenza.



(3 voti, media: 9,00 su 10)















