Spesso i bambini, quando non vogliono andare a scuola, lamentano mal di testa, di stomaco o simulano la tosse, allo scopo di convincere i genitori a lasciarli a casa. Dal loro canto, mamma e papà, nel dubbio, preferiscono non rischiare e assecondano il desiderio del loro bambino, col rischio che il fenomeno si ripeta sempre più spesso. Come comportarsi quando i bambini rifiutano di andare a scuola?
Il Dr. Perri Klass recentemente ha scritto in poposito un interessante articolo comparso nella sezione scientifica del New York Times e intitolato “Quando un certificato medico non aiuta lo studente”. Perri sottolinea come, quando si manifestano questi fenomeni, sia opportuno che i genitori indaghino sulle reali motivazioni dei presunti malesseri: potrebbe trattarsi anche di forme ansiose o depressive.
Sicuramente il primo passo è quello di accertarsi che il bambino sia in buona salute. Ma se i malesseri fisici continuano a riproporsi senza una causa organica che possa giustificarli, forse è il caso di interrogarsi su quale sia il reale problema. A questo punto è opportuno verificare se ci sia un problema all’esterno che non deve essere necessariamente qualcosa di catastrofico, ma anche un evento per noi banale che può aver toccato la sensibilità del bambino: il trasferimento di una maestra amata, un compagno che ha cambiato classe, una compagna che lo rif
iuta, un professore dai modi spiccioli che lo mette in difficoltà, una materia con cui proprio non riesce a fare i conti. In questi casi è opportuno aiutare il proprio bambino a mettere parole rispetto al malessere che prova, spingendolo delicatamente a parlare delle sue emozioni, facendo attenzione a non minimizzare o ad esagerare la gravità dell’evento.
Quali sono i più comuni eventi che possono determinare il rifiuto della scuola in un bambino?
1. Un problema di apprendimento non diagnosticato (ad es. dislessia, discalculia, disgrafia, ecc.), che fa sentire il bambino incapace di svolgere le normali attività che i suoi compagni sembrano in grado di compiere senza troppa fatica. In questo caso è opportuno informarsi sui possibili trattamenti del problema, anche con l’aiuto di un insegnante di sostegno.
2. Il bambino riceve violenze e intimidazione da bulli. Può essere utile parlarne con nostro figlio, insegnargli a difendersi (non con la violenza ovviamente) e allertare gli insegnanti sulla situazione.
3. Molti bambini sono terrorizzati dai compiti in classe e dalle interrogazioni e fanno di tutto per evitarli. Vanno dunque indagati i motivi di tale ansia (è l’insegnante che è intimidatoria, è il bambino che è perfezionista, è il genitore che esercita un’eccessiva pressione sui risultati scolastici, …?).
4. Il rapporto con gli altri bambini può essere vissuto da nostro figlio come troppo difficile e fonte di ansia per l’eccessiva timidezza, per l’atteggiamento di alcuni compagni, o per scarse esperienze di socializzazione. In questi casi può essere utile creare per il bambino delle ulteriori esperienze di interazione con i coetanei aldilà della scuola (far venire degli amichetti a casa, iscriverlo ad un corso di calcetto, ecc.).
5. Rimanere a casa può risultare troppo piacevole, perchè i genitori possono avere un atteggiamento troppo permissivo: se a casa non ci sono regole, come può un bambino tollerare gli impegni e i divieti scolastici? In questo caso i genitori devono interrogarsi sui propri metodi educativi.
6. In alcuni casi, un bambino può desiderare di rimanere a casa per la difficoltà ad allontanarsi dai genitori o per la paura di essere abbandonati da loro. Questo fenomeno, che prende il nome di “angoscia di separazione” va indagato e trattato.
7. Se il bambino è stato ammalato per un lungo periodo rimanendo a casa, o se i genitori gli consentono spesso di assentarsi anche per futili motivi, può essere più difficile tornare a scuola e abituarsi ad un’assidua frequenza scolastica. Il bambino rimane indietro con i compiti e i programmi scolastici e può sentirsi escluso dai compagni che nel frattempo hanno fatto gruppo. E’ opportuno ripristinare tempestivamente la frequenza scolastica e aiutare il bambino a recuperare le lacune accumulate, magari con l’iuto di un compagno di studi che ne favorisca anche la socializzazione all’interno della classe.
Se ci rendiamo conto che nessun fattore esterno è in grado di giustificare il disagio del bambino, forse dobbiamo interrogarci sulla possibilità di un malessere più profondo, che può andare dall’ansia alla depressione. Anche se queste problematiche possono sembrarci esclusive del mondo adulto, le statistiche hanno dimostrato quanto invece questi malesseri possano impossessarsi di un bambino. In questi casi è opportuno rivolgersi ad uno specialista che possa seguirlo, anche e soprattutto in collaborazione con la famiglia.




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