Lo aveva già spiegato lo psicoanalista John Bowlby come l’essere umano, ugualmente agli altri mammiferi, abbia una istintiva tendenza a cercare la vicinanza affettiva e la protezione della propria mamma, già dalla nascita e per almeno un certo periodo critico della sua vita, fino a quando non impara ad essere autonomo.
Secondo la teoria dell’attaccamento, quindi il bambino ha già pronto questo programma comportamentale nel suo repertorio biologico, in attesa che il genitore lo inneschi e lo renda operativo. A seconda di come il piccolo sarà accudito, si verranno a formare nella sua mente, già dal primo anno di vita, delle rappresentazioni interne di “sé in relazione all’altro”, che lo condizioneranno per tutta la vita.
Potrà accadere, dunque, che un genitore che sottovaluti, o addirittura ignori, le richieste di cura del figlio, porti il bambino a sviluppare uno stile di attaccamento “evitante”, con apparente disinteresse per il contatto fisico e chiusura in sé stesso.
Oppure, un genitore incostante e incoerente nell’adempiere alle cure, determini nel bambino un atteggiamento “resistente”, con conflitti interni ed emozioni contrastanti di amore ed odio, ricerca e rifiuto.
O ancora, un genitore ansioso o sempre arrabbiato che scarichi sul figlio i propri dolori o e proprie frustrazioni, può portare il piccolo a strutturare uno stile di attaccamento di tipo “disorganizzato”, con irrequietezza comportamentale, compulsività e disagio mentale.
Perchè un bambino possa crescere “sicuro” di sé e sereno nel legarsi emotivamente agli altri, il genitore deve sapere sempre o almeno il più possibile, rispondere in maniera positiva e coerente alle richieste affettive e di accudimento del proprio bambino, permettendogli, così, di interiorizzare “un’immagine dell’altro” come affidabile, benevolo e disponibile.
Come già aveva intuito lo psicoanalista Jung, lo stile relazionale che il bambino svilupperà nella relazione con i propri genitori, lo condizionerà per sempre, anche da adulto quando andrà a scegliere un partner con il quale condividere le proprie emozioni.





















