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I genitori e la paura di Facebook

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Molti genitori sono preoccupati per l’assiduità con cui i loro figli, anche piccolissimi, frequentano i social netwoks. Alcuni li spiano spudoratamente, altri si rifugiano dietro la loro incompetenza rispetto alle nuove tecnologie per lasciarli fare. Come difendere i ragazzi dalle insidie di Facebook, senza diventare spioni tecnologici?

Visti gli ultimi preoccupanti fatti di cronaca, i genitori sono sempre più spaventati da Facebook, un mondo che conoscono poco. La loro preoccupazione dipende sia dai potenziali incontri pericolosi che i loro figli potrebbero fare in rete, sia dal fatto che trascorrendo molto tempo al pc i ragazzi riducono quello dedicato allo studio e agli amici in carne ed ossa. Il regolamento di Facebook prevede che non ci si possa iscrivere prima dei 13 anni, ma chi lo usa sa che non è difficile creare un falso account e aggirare così i divieti. E i genitori si chiedono se i figli sapranno proteggere la loro privacy in un luogo così esposto alla pubblica curiosità, se sapranno tenere per sè le cose più intime, o se giocheranno a fare i grandi più di quanto non siano. Di fronte a questi timori molti papà e mamme si lasciano andare alla tentazione di spiarli rubandone la password, o addirittura di inventare a loro volta falsi accounts, fingendosi coetanei in cerca di amicizia.

Eppure i social networks non sono solo un posto malsano, ma se usati bene possono stimolare la creatività e la socialità dei nostri ragazzi, permettendo loro di farsi conoscere ed esprimere i propri interessi e preferenze. Come evitare di soffocare questa spinta creativa, ma garantire la sicurezza degli adolescenti in crescita? L’allarme è stato raccolto dalla comunità scientifica, non solo negli USA con i primi corsi e con il libro Facebook for parents, ma anche in Italia, dove ad esempio l’ospedale Bambino Gesù di Roma ha stilato le prime linee guida.

“Facebook non è la cameretta privata del nostro ragazzo: è una cameretta in cui entrano centinaia di persone” – sostiene Linda Fogg Philipps, psicologa e madre di 8 figli dai 26 ai 13 anni, nonchè autrice (con il fratello B.J. Fogg) di Facebook for parents“Insegniamo ai ragazzi che debbono proteggere le informazioni sensibili – indirizzo di casa, di scuola, numero di telefono – e spieghiamo loro come farlo. Convinciamoli che quello che mettono sul web, foto comprese, è incancellabile e che condividere le informazioni private con gli “amici degli amici” – invece di scegliere l’opzione “solo amici” – è come darle a chiunque.”

“Vigilare però non vuol dire giudicare e tanto meno spiare, anche perché una volta persa la fiducia di un ragazzo, spiandolo, è molto difficile recuperarla” – continua Stefano Vicari, direttore di neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù. – “Diamo ai nostri figli informazioni corrette. Andiamo, almeno le prime volte, in rete insieme a loro e parliamo anche dei molti aspetti positivi di Facebook, altrimenti perderemo credibilità. E se temiamo che cedano all’esibizionismo, o si inventino personalità del tutto fittizie, convinciamoli che “valgono” per quel che sono”.

Accompagnarli in questo viaggio nei meandri del web non è così semplice, anche perchè non sempre i figli gradiscono l’ingerenza dei genitori in un mondo che considerano tutto loro. Se vogliamo avere accesso al loro mondo dobbiamo fare attenzione a non metterli in imbarazzo, imparando “il galateo del web” e le regole non scritte dei social networks. Conoscere Facebook, le sue regole e le abitudini dei suoi “abitanti” è il primo modo per stare vicino ai nostri figli. Ad esempio, se i genitori hanno a loro volta un account Facebook, devono evitare di comparire troppe volte sulla loro bacheca, rimproverandoli pubblicamente per le cose che non approvano o chiamandoli con nomignoli che possono metterli in imbarazzo.

E soprattutto i figli devono sapere che noi siamo pronti ad ascoltarli e ad aiutarli anche rispetto a cose che non approviamo, senza per questo ovviamente consentire loro tutto. “Magari – aggiunge Silvano Bertelloni, presidente della Società italiana di medicina dell’adolescenza – proponiamo loro di farci entrare su Facebook come amici di “serie B”, che hanno diritto ad accedere solo a un certo livello di informazioni”. “Ci sono i genitori invadenti, – sottolinea Piero Barone, docente di psicologia dell’adolescenza e pedagogia della devianza alla Bicocca di Milano – ma anche quelli che danno ai figli una fiducia illimitata con la scusa “ne sanno più di noi”.

E’ necessaria dunque una via di mezzo tra persecuzione e disinteresse. Non bisogna demonizzare il web e i social network, ma dare regole chiare ai ragazzi sull’uso che ne possono fare, rendendolo costruttivo, dovertente e creativo.

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