Gravidanze imposte

Il vecchio stereotipo della cacciatrice di mariti che si fa mettere incinta per incastrare il malcapitato di turno, lascia oggi il passo ad una forma invertita di violenza, che ha per vittima le donne: si chiama coercizione riproduttiva.

Con l’incremento del tasso di occupazione delle donne, che diventano sempre meno dipendenti dagli uomini, il problema delle gravidanze imposte cambia sesso. I ricercatori che lavorano all’analisi della formazione delle famiglie e della violenza domestica sostengono che oggi sono le donne ad essere minacciate con la gravidanza dai loro partners.

La coercizione riproduttiva assume diverse forme. I partners possono minacciare verbalmente o fisicamente le donne impedendo loro di usare sistemi per il controllo delle nascite o di praticare un aborto, oppure possono rimuovere il preservativo duante il rapporto. Di solito questo accade in relazioni che si configurano già come abusanti, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Un altro modo, secondo quanto afferma Elizabeth Miller, professoressa associata di pediatria presso la U.C. Davis School of Medicine, è la finzione di avere grosse risorse finanziarie (che in tempi di crisi possono creare false aspettative) o la promessa di rimanere per sempre con loro. Uno studio che la Miller ha pubblicato nel mese di gennaio e che ha coinvolto circa 1300 donne californiane tra i 16 e i 29 anni, segnala che circa un terzo delle persone che affermano di essere in una relazione violenta, hanno subito qualche forma di coercizione riproduttiva. Il problema sembra essere più acuto tra le giovanissime, ma non solo. Ben il 75% delle donne tra i 18 e i 49 anni, che hanno vissuto una relazione abusante, riportano forme di coercizione riproduttiva.

Nel suo ultimo studio, condotto in collaborazione con Jay Silverman della Harvard School of Public Health, la Miller afferma che esiste un metodo semplice ed efficace per aiutare le donne che sono state spinte con la forza alla gravidanza. Quando le donne visitano i consultori o le cliniche, bisogna chiedere loro se la gravidanza è stata desiderata o se il loro partner ha cercato in qualche modo di forzarle, fornendo informazioni su come affrontare questo problema,  su come uscire da relazioni abusanti, o su quali misure prendere per tutelarsi.

Lo studio pilota pubblicato sulla rivista online Contraception, ha coinvolto 900 pazienti, per lo più sotto i 24 anni, che avevano frequentato 4 consultori familiari nel Nord-Carolina, tra il Maggio 2008 e l’Ottobre 2009. Il personale era stato istruito a porre domande alle donne sulla coercizione riproduttiva (Il tuo partner ha mai cercato di metterti incinta senza il tuo consenso? Il tuo partner protesta rispetto al tuo metodo contraccettivo? Il tuo partner rifiuta di usare il preservativo se glielo chiedi?). Alle donne che rispondevano di sì venivano offerti consigli su metodi contraccettivi non manipolabili, o fornendo contraccettivi d’emergenza.

Questo metodo ha ridotto la coercizione alla gravidanza del 70% ed ha inoltre spinto le donne a riflettere sulla natura della loro relazione, vissuta come abusante e spesso a desiderare di troncarla. Alle donne è stata anche consegnata una brochure con le caratteristiche che una relazione sana dovrebbe avere, suggerendo loro di farla leggere anche ai partners.

Aldilà del fenomeno interessante e curioso, sarebbe proprio importante  creare delle campagne di educazione affettiva: tantissime persone mi scrivono perchè non riescono ad uscire da relazioni disfunzionali. A tutte do una risposta simile: il primo passo è cercare di capire quale sia il bisogno che le spinge a rimanere con una persona così problematica. Sembra una domanda semplice? La risposta è difficilissima.

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