Le origini del bullismo.
Non ho mai avuto particolare piacere nel sentir raccontare, fin da bambino, la storia di Pinocchio e delle sue disavventure. Né mi sono ricreduto, da grande, rileggendo la sua fiaba.
Credo che Collodi, nell’intento di dare un messaggio educativo (secondo la pedagogia di allora!) abbia cercato di dimostrare come un bambino – “testa di legno” per sua natura! – finisca inevitabilmente per cacciarsi nei guai ogni qual volta si mostri disubbidiente ai consigli del genitore.
Il presupposto teorico di partenza è, dunque, che il bambino sia – per propria indole – bugiardo, discolo, incosciente e soprattutto irrispettoso nei confronti dell’autorità degli adulti. In altre parole, secondo una visione organicistica, un essere indomito che non ne vuol sentire di fare il bravo ragazzo.
A leggere Alice Miller (Il dramma del bambino dotato) ed a ben vedere, ci si potrebbe, però, facilmente rendere conto di come, in realtà, il “bravo bambino” sia colui che annienta la propria personalità per “con-formarsi” alla volontà dei genitori, con il dramma che ne consegue.
Ma torniamo a Pinocchio!
In che ambiente familiare è cresciuto? Il compare Geppetto, soprannominato Polandina, era un uomo facilmente irascibile, come lo stesso autore descrive alle prime pagine, pronto alle mani ogni qualvolta che qualcuno gli avesse mancato di rispetto. La prima volta che incrocia lo sguardo del proprio piccolo dice risentito: “occhiacci di legno, perché mi guardate?”. Non certo un caldo saluto di benvenuto al neonato! Quando lo prende per la collottola (e non per la mano), dopo averlo rincorso per la strada, la prima cosa che d’istinto gli dice, tentennando minacciosamente il capo è: “ Andiamo a casa. Quando saremo a casa, non dubitare che faremo i conti!”. Pinocchio si dimena, si butta per terra e si rifiuta di camminare, mentre la gente intorno pensa che Geppetto sia un “tiranno con i ragazzi” e i Carabinieri decidono addirittura di arrestarlo!
Lo so, raccontata così, sembra un’altra storia! Ma la verità è che di fronte ai comportamenti di maltrattamento dei genitori, diventiamo tutti ciechi. Il bambino che è in ognuno di noi, ci porta a sminuire la gravità di certe malversazioni ed a reagire con senso di colpa tale da attribuire alla “vittima” la responsabilità spettante al carnefice. Si chiama “minimizzazione” ed è un meccanismo di difesa che induce ognuno di noi a “salvare” il proprio genitore, per non fare i conti con l’angoscia dell’abbandono.





















2 Commenti
Egregio sig. Direttore,
sono una Suora Dorotea dell’Istituto Farina di Vicenza.
In congregazione mi occupo anche del bollettino “Nella Luce di Santa Bertilla”
e nel prossimo numero pubblichiamo un articolo dal titolo”La coscienza”
Mi piacerebbe accompagnarl0 con una immaginie di Pinocchio che ho individuato nel vostro sito. E’ una rivista no-profit, viene inviata alle nostre comunità e ai devoti
della nostra santa sorella.
Questa mia e-mai è per chiedervi l’autorizzazione a utilizzare quella foto
pubblicata nel vostro sito, citando il sito stesso, bene inteso.
Se avete la cortesia di rispondermi, ve ne sono molto grata e vi manderò una copia del bollettino; se non ricevo risposta dopo alcuni giorni, mi ritengo comunque autorizzata.
Vi ammiro e vi ringrazio per le attività che svolgete.
Cordialmente
suor Maria Teresa Thiella
Istituto Farina – via IV Novembre, 36
36100 VICENZA – Tel. 0444-513561
Cara sorella,
la autorizziamo volentieri.
Un caro saluto e complimenti per la vostra iniziativa editoriale.