Accudimento: donna e’ meglio?

Nessuno sa veramente come o quando abbia avuto inizio, ma uno dei miti più diffusi e resistenti sull’allevamento dei bambini è quello che assegna soltanto alle donne, in quanto dotate di istinto materno, la capacità di prendersi cura dei piccoli. Gli uomini sarebbero, per natura, incompetenti e del tutto inadatti ad occuparsene. I fatti, però, raccontano una storia differente.

Numerose ricerche, ma anche semplici osservazioni di vita quotidiana, dimostrano che anche gli uomini possono prendersi cura dei piccoli, rispondendo alle loro necessità.

Il pianto di un neonato, ad esempio, riesce ad attivare in egual misura sia una donna che un uomo. Un bambino di quattro mesi si trova a suo agio nel marsupio sia che questo venga indossato dalla mamma che dal papà. Se poi a dargli il biberon è papà, il piccolo succhia ugualmente. Certo i modi di un uomo non sono identici a quelli di una donna, ma ciò non significa che siano meno efficaci.

Il fatto che per secoli le donne siano state considerate migliori degli uomini in fatto di allevamento della prole, dipende, da un lato, da un loro maggiore coinvolgimento mentale e ormonale durante la gravidanza e l’allattamento, e dall’altro, dalla maggiore esperienza che hanno sempre avuto in fatto di bambini. Esperienza che viene trasmessa di madre in figlia nel corso dei secoli, mentre gli uomini erano impiegati nelle guerre o in altre mansioni che richiedevano forza e resistenza fisica.

Oggi molte donne svolgono attività lavorative che prima erano considerate prettamente maschili, e molti uomini dedicano più tempo alla sfera del privato. Sempre più si sta scoprendo che il fattore determinante, per quanto riguarda le cure parentali e la formazione di un legame con i figli, è la pratica attiva in famiglia ed il coinvolgimento emotivo.
Certamente alcuni uomini continueranno a sentirsi inadatti ad interagire con un bimbo piccolo, anche oggi che le condizioni di vita sono cambiate rispetto al passato, ma vi è un numero crescente di padri che avverte l’esigenza di impegnarsi ed esprimersi emotivamente in famiglia.

E’ importante che sin dall’inizio un neonato percepisca un contatto fisico con il papà, visto che questa è la via di comunicazione predominante nelle prime settimane e mesi di vita. Il piccolo avverte che il papà ha un odore diverso dalla mamma, lo tiene tra le braccia in modo differente, ha una voce dai toni più gravi, mani più grandi, una presa diversa nell’afferrarlo e nel sostenerlo.

Un padre è colui che con la sua presenza, il suo modo maschile di muoversi, afferrare e giocare, offre al bambino la possibilità di sentire la differenza.
L’inserimento del differente nella diade madre – bambino aiuta il piccolo a diversificare le sensazioni, i sentimenti, le immagini e le voci. Crescendo, il piccolo si abitua ad aspettarsi cose differenti da persone differenti.

Per il padre occuparsi dei figli fin dall’inizio non significa trasformarsi in un “mammo”, nè tanto meno femminilizzarsi, significa semplicemente realizzare un incontro con il piccolo sul piano fisico, che influirà sul rapporto con lui negli anni successivi.

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