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Ictus: la top ten dei fattori di rischio

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Per senso comune, tutti conosciamo i fattori principali responsabili dei problemi vascolari e in particolare dell’ictus. Cerchiamo però di essere più precisi, con la top ten ufficiale delle problematiche a cui fare attenzione se si vuole vivere bene e a lungo.

La triste classifica, pubblicata sulla rivista Lancet, viene da uno studio condotto da Martin O’Donnell e Salim Yusuf dell’università di Hamilton, in Canada, nell’ambito del progetto Interstroke. I 10 fattori individuati dagli studiosi sono alla base del 90% di tutti i casi di ictus.

La ricerca ha utilizzato un campione di 3mila pazienti colpiti da ictus e 3000 pazienti sani provenienti da 22 diversi paesi del mondo. Ciascun partecipante è stato sottoposto ad una visita, agli esami del sangue e delle urine e ad un questionario sulle proprie abitudini di vita.

La classifica:

  1. l’ipertensione,
  2. il fumo,
  3. l’obesità addominale
  4. una dieta inadeguata,
  5. l’attività fisica insufficiente,
  6. i grassi nel sangue,
  7. il diabete,
  8. il consumo di alcol,
  9. lo stress e la depressione,
  10. le malattie cardiache.

Questi dieci fattori sembrano essere responsabili, o quantomeno correlati al 90% degli ictus ischemici (causati dall’ostruzione di un vaso cerebrale ad opera di un coagulo). Per gli ictus emorragici (causati dalla rottura di un vaso cerebrale), invece, i fattori principali sono pressione alta, fumo, obesità, alimentazione e alcol, ma non il rapporto tra grassi buoni e cattivi nel sangue.

La principale imputata nell’ictus dunque è la pressione alta, associata a un terzo dei casi e in grado di determinare un rischio più alto di due volte e mezzo. Le sigarette, al secondo posto, raddoppiano il pericolo di ictus (un paziente su 5 è fumatore).

“Sapevamo che l’ipertensione è il maggior fattore di rischio per l’ictus nei Paesi ricchi, questi dati confermano che lo stesso vale per i Paesi in via di sviluppo” – afferma Jack Tu, del Sunnybrook Schulich Heart Centre di Toronto, in un editoriale che accompagna lo studio -. “Significa che le politiche sanitarie devono, anche in quei Paesi, cercare di fare screening della pressione nella popolazione, offrire terapie adeguate a chi soffre di ipertensione, ridurre il contenuto di sale negli alimenti sul mercato”. “È la prima volta che viene condotto uno studio così ampio che coinvolge anche i Paesi poveri, dove gli ictus sono purtroppo molto frequenti” – spiegano gli autori -. “I primi 5 fattori di rischio della “classifica” sono associati all’80 per cento dei casi di ictus; ne abbiamo aggiunti altri 5 arrivando a coprire il 90 per cento dei casi. È importante notare che nove di questi dieci fattori di rischio (unico escluso, le malattie cardiache) sono anche nella “classifica” dei fattori di rischio per l’infarto stilata attraverso il progetto Interheart: cambia solo l’importanza relativa, perché appunto per l’ictus risulta più determinante l’ipertensione, mentre nel caso dell’infarto il “colpevole” numero uno è un’elevata quantità di grassi nel sangue”.

Il progetto Interstroke continua per valutare le differenze territoriali e l’eventuale incidenza di fattori genetici. Nel frattempo è il caso di correre ai ripari con uno stile di vita più sano.

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