Metadone: e’ davvero l’unica soluzione?

tossicodipendenza_Eroina

Uno dei trattamenti più usati per il recupero delle persone tossicodipendenti è l’utilizzo di farmaci sotituivi, come il noto metadone e la buprenorfina. Lo scopo di questi farmaci è quello di ridurre la dipendenza fisica dalla sostanza per favorire il processo di disintossicazione. Eppure si tratta di metodi rischiosi che andrebbero forse rivisitati.

La polemica parte da un brutto fatto di cronaca. Un tossicodipendente romano ha ceduto il metadone ricevuto dal Sert ad un quindicenne, che purtroppo ha perso la vita per overdose. Ecco che un metodo di disintossicazione è diventato una forma di smercio di una sostanza che in dosi massicce è letale quanto l’eroina.

“E’ necessario porre molta piu’ attenzione nell’affidamento dei farmaci sostitutivi (metadone e buprenorfina) alle persone tossicodipendenti in trattamento. Bisogna rispettare i criteri piu’ rigidi al fine di evitare la cessione impropria ad altre persone di tali farmaci” - questa la posizione del Dipartimento per le politiche antidroga sulla vicenda che si esprime in una nota-  “A questo proposito il DPA sta studiando, di concerto con il Ministero della Salute, soluzioni più idonee soprattutto per la tutela dei minori e dei bambini che a volte vivono con persone tossicodipendenti in trattamento farmacologico ai quali viene affidato il metadone a domicilio. E’ necessario quindi che i servizi applichino una modalità di affidamento di questi farmaci in modo più scrupoloso ed attento tenendo conto soprattutto dei criteri che si basino su un preciso piano di reinserimento e riabilitazione del soggetto. Prevedendo quindi l’affidamento per quelle persone che svolgono un’attività lavorativa e che presentano malattie tali da non poter consentire l’accesso quotidiano ai servizi. Il metadone una volta affidato non può essere ceduto per nessun motivo.”

C’è da interrogarsi con forza dunque sui metodi tradizionali che il sistema sanitario utilizza per la riabilitazione dei tossicodipendenti. Spesso, infatti, per la carenza di personale e l’enorme afflusso delle persone ai servizi territoriali, l’affidamento di farmaci sostitutivi resta l’unica politica per il trattamento dei molti individui distrutti dalla dipendenza.

Ben altre dovrebbero essere le misure per affrontare questa terribile pratica che falcia molte vite, fondati sul reinserimento lavorativo, sul lavoro psicologico e sociale e sulla sensibilizzazione della popolazione.

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Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110