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Senso di colpa

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Il senso di colpa è lo stato emotivo negativo che deriva dalla consapevolezza di aver mancato all’adempimento di un “dovere”. In altre parole la sensazione sgradevole che ci si ritrova addosso ogni qual volta si ha l’idea di aver fatto qualcosa che “non si doveva fare.

Si può provare senso di colpa, per esempio, dopo avere risposto male ai propri genitori, oppure, dopo aver fatto qualcosa che essi avevano proibito.
Dunque, il senso di colpa è determinato dall’implicita aspettativa di una punizione: “hai fatto ciò che non avresti dovuto fare? E allora …”! Ne consegue una forte angoscia ed uno stato generale di malessere che spinge ad agire comportamenti “riparatori”, del tipo: chiedere scusa, pentirsi od auto-punirsi.

Racconta Virgilio nell’Eneide, che Nettuno, il dio del mare, rimprovera i Venti che avevano osato sconvolgere le acque, ammonendoli: “Perché io vi…”! E sospende la frase lasciando presagire il peggio!
I rimproveri impartiti dai genitori ai figli, durante l’ infanzia, rimangono tremendamente impressi nella loro mente e finiscono per condizionare il loro agire anche in età adulta. In special modo se sono stati intimidatori al punto da creare l’aspettativa di una punizione ignota lasciata in sospeso e pronta ad arrivare da un momento all’altro quando meno la si aspetta.

Ecco il senso di colpa! L’angoscia derivante dall’attesa di questa promessa punizione. Ed ecco, i responsabili! Coloro che hanno determinato nei propri figli uno stato di allarme generalizzato che li accompagnerà per tutta la vita.
Una condanna ad avere timore di esprimere il proprio dissenso perché “non è giusto”. Una mannaia sulla testa del “trasgressore”, pronta a calare spietata ad ogni azione che contravvenga alle regole. Questa forma palese di maltrattamento infantile è, da secoli, tramandata da generazione a generazione sotto il nome di “educazione”, ed ancora oggi continua, in maniera automatica e incosciente, a mietere innumerevoli vittime lungo il suo cammino.

Il nostro Codice Penale cita come reati, agli artt. 571 e 572, il mal-trattamento verso i fanciulli e l’abuso dei mezzi di disciplina, ma, ancora oggi, risultano essere numerosi i genitori che dimostrano, con il loro agire, di avere in dispregio queste disposizioni.

Quanto ancora ci vorrà per renderci conto che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani? E quanto impiegheremo a “mettere in crisi” gli insegnamenti dei nostri genitori?

Il giorno in cui l’uomo smetterà di fare ai propri figli ciò che è stato fatto a se stesso, forse, si darà origine ad una nuova specie, e forse, all’alba della nuova era, già si sentirà nell’aria il respiro leggero della libertà!

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